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Imprese dopo il Covid, Istat: 'Gioco, fatturato in calo nel 58,1% dei casi'

  • Scritto da Redazione

Fatturato in calo e prestiti per la riconversione interessano molte attività di gioco protagoniste del report dell'Istat sulla situazione delle imprese nel post Covid-19.

Un fatturato in calo – nel 58,1 percento dei casi - e la necessità di chiedere prestiti per la riconversione dell’attività, per il 47,5 percento.

Sono due delle caratteristiche che interessano alcune attività di gioco secondo la rilevazione speciale “Situazione e prospettive delle imprese dopo l’emergenza sanitaria Covid-19” condotta dall'Istat, per misurare comportamenti e strategie delle imprese a quasi due anni dall’inizio della pandemia.

La rilevazione ha interessato un campione di 90.461 imprese con tre e più addetti attive nell’industria, nel commercio e nei servizi, rappresentative di un universo di circa 970mila unità: corrispondono al 22,2 percento delle imprese italiane ma producono il 93,2 percento del valore aggiunto nazionale e impiegano il 75,2 percento degli addetti (13,1 milioni) e il 95,5 percento dei dipendenti. È quindi un segmento fondamentale del nostro sistema produttivo.

 

Nella rilevazione, il 90,9 percento delle imprese ha dichiarato di essere in piena attività e il 5,9 percento di essere parzialmente aperto, svolgendo l’attività in condizioni limitate in termini di spazi, orari e accesso della clientela. Il 3,1 percento ha invece dichiarato di essere chiuso: si tratta di circa 30 mila imprese, che pesano per il 2,1 percento dell’occupazione. Di queste, 18mila prevedono di riaprire mentre 12mila (pari all’1,2 percento delle imprese e all’1 percento degli occupati) non prevedono una riapertura.
Il dato è decisamente più contenuto rispetto a quello rilevato nella precedente edizione dell’indagine, quando le imprese chiuse erano più di 70mila (il 7,1 percento del totale). Le quote di imprese chiuse restano molto elevate nei servizi di alloggio (6mila, il 29,8 percento del settore) e in quelli sportivi, ricreativi e di divertimento (2mila, pari al 26,6 percento). L’incidenza è significativa anche nel trasporto marittimo (9,9 percento ) e nella ristorazione (8,5 percento ). Nel complesso le micro-imprese (3,7 percento ) e le unità che operano nel Nord-est (4 percento) e nel Mezzogiorno (3,6 percento ) presentano una incidenza di imprese chiuse superiore agli altri segmenti dimensionali e territoriali.
 
SITUAZIONE E PROSPETTIVE DOPO LA PANDEMIA - L'orizzonte però dovrebbe migliorare, secondo quanto attesta la statistica. Oltre l’80 percento delle imprese, che rappresentano più del 90 percento del valore aggiunto, prevedono di trovarsi in una situazione di completa (41,3 percento) o parziale (39,5 percento) solidità entro la prima metà del 2022. Poco più del 3 percento si giudica invece gravemente a rischio.
Il 9,4 percento delle imprese ha aumentato il personale nella seconda metà del 2021 mentre un altro 12,1 percento sta assumendo. Ma tra queste quasi i due terzi segnalano difficoltà a reperire le competenze necessarie. Per quasi un quarto delle imprese i fattori di rischio per la crescita sono l’indebolimento della domanda e gli ostacoli nell’acquisire gli input produttivi.
Inoltre, il 60,6 percento delle imprese vuole privilegiare gli investimenti in capitale umano e il 49,2 percento intende investire sulla sostenibilità ambientale. È pari al 17,5 percento la quota di fatturato realizzato nel 2021 tramite diversi canali digitali, mentre il 49,8 percento delle imprese non hanno avuto bisogno di attivare strumenti di finanziamento (era il 29,8 percento un anno prima).
 
IL RECUPERO DI FATTURATO - Nel valutare l’andamento del fatturato registrato tra giugno e ottobre 2021 rispetto agli stessi mesi del 2020 le imprese si dividono in tre gruppi quasi equivalenti per numerosità: il 34,2 percento dichiara una riduzione delle vendite, il 33,7 percento un andamento stabile e il 32,1 percento un aumento. Quest’ultimo gruppo rappresenta però in termini occupazionali il segmento più ampio (45,1 percento rispetto al 26,6 percento di imprese in perdita e al 28,4 percento con fatturato stabile) e contribuisce a produrre la metà del valore aggiunto nazionale (49,8 percento contro il 22,8 percento delle imprese con fatturato in contrazione e il 27,4 percento di quelle con risultati stabili). L’industria in senso stretto e le costruzioni presentano una ripresa più diffusa: le imprese con un fatturato in aumento sono rispettivamente il 41,2 percento e il 37,3 percento mentre scendono al 30,1 percento nel commercio e al 28,1 percento negli altri servizi. In questi due segmenti del terziario sono anche più frequenti i casi di riduzione del fatturato, 37,4 percento e 36,5 percento a fronte del 29,8 percento dell’industria in senso stretto e al 25,2 percento delle costruzioni. Nei servizi una maggiore incidenza di imprese con fatturato in calo si rileva nei settori delle trasmissioni radiofoniche e televisive (60,8 percento), case da gioco (58,1 percento), trasporto areo (55 percento), riparazione di computer e altri beni personali (49,8 percento), servizi postali e di corriere (46,7 percento), finanziari e assicurativi (46,1 percento) e nel comparto della ristorazione (44,2 percento). Si confermano inoltre le criticità riscontrate nei primi periodi della pandemia per le agenzie di viaggio (39,3 percento), le attività sportive e di divertimento (38,9 percento), le attività artistiche (36,9 percento), il settore pubblicitario (36,6 percento), cinematografico e musicale (35,5 percento).
 
RICHIESTE DI PRESTITI PER FINANZIARE L’ATTIVITÀ - Ha fatto ricorso a prestiti in forma di credito bancario o di strumenti di finanziamento ad esso alternativi il 21,9 percento delle unità con almeno tre addetti, con incidenze comprese tra il 18,5 percento per le grandi imprese e il 25,6 percento per le medie. Tali quote crescono all’aumentare del grado di rischio percepito dall’impresa: da circa un quinto per chi ritiene che, su un orizzonte semestrale, la propria attività sia sostanzialmente solida a circa il 30 percento per coloro che la ritengono tendenzialmente a rischio.
Come nella precedente indagine, anche nella fase attuale i prestiti vengono richiesti in primo luogo per finanziare l’attività corrente: per oltre l’87 percento delle imprese tale finalità è “importante” o “molto importante” (sostanzialmente in linea con la precedente rilevazione). Per il resto, il 62,2 percento delle imprese ha chiesto prestiti per coprire costi fissi non comprimibili come i canoni di locazione, il 58,2 percento per ripagare i debiti, il 54,6 percento per costituire scorte di liquidità e un terzo per finanziare la riconversione della attività. La finalità appare correlata al grado di solidità percepito dall’impresa. Da un lato le unità che ritengono la propria attività almeno parzialmente solida tendono a chiedere prestiti per costituire un cuscinetto precauzionale di liquidità con una frequenza pari al 56,2 percento, poco maggiore di quella (49,9 percento) delle imprese che si dichiarano almeno parzialmente a rischio. Diversa è la distribuzione per tutte le altre finalità considerate, con divari evidenti soprattutto per la copertura dei costi fissi incomprimibili (80,9 percento per le seconde a fronte di 55,6 percento per le prime) e il rimborso dei debiti (77 percento e 51,6 percento). Coerentemente con quanto sin qui visto, ricorrono con maggiore frequenza ai prestiti le imprese di minore dimensione. Se si esclude la finalità di supporto dell’attività corrente (indicata comunque da quasi l’80 percento delle grandi imprese), la componente dimensionale di tale scelta emerge soprattutto per la copertura dei costi fissi ‒ rilevante per quasi due terzi delle micro-imprese, oltre la metà delle piccole e per poco più di un terzo delle grandi ‒ e per ripagare i debiti (62,1 percento delle micro e 34,8 percento delle grandi).
Le differenze settoriali nell’utilizzo di prestiti per finanziare l’attività corrente non sono molto ampie, in quasi tutti i settori questa finalità è rilevante per almeno tre quarti delle imprese. Al contrario, l’esigenza di coprire costi incomprimibili viene richiamata con maggiore frequenza in alcune attività del terziario, in particolare agenzie di viaggio (86,1 percento), istruzione (81,6 percento), alloggio e ristorazione (81 percento), attività artistiche e di intrattenimento (74,2 percento). Il comparto dei servizi si distingue inoltre per una maggiore incidenza dell’utilizzo di prestiti per il rimborso dei debiti accumulati; è il caso, ad esempio, dell’alloggio e ristorazione (71 percento) e degli altri servizi alla persona (63,3 percento). La necessità di costituire scorte di liquidità rappresenta invece una motivazione rilevante per i servizi di mercato, come quelli di somministrazione di personale (85,4 percento), attività postali e di corriere (84,5 percento), attività editoriali (71,6 percento) e professionali (in misura prossima al 60 percento). Nell’industria questa finalità è importante per quasi tre quarti delle unità del settore dei computer e beni elettronici e da quasi due terzi di quelle della farmaceutica. Infine, a chiedere prestiti per la riconversione dell’attività sono in prevalenza le imprese attive nei settori di gestione dei rifiuti e rete fognaria (oltre il 40 percento), ristorazione (43 percento), lotterie e case da gioco (47,5 percento).
 
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