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Bolletta lievitata da 4mila a 14mila €, l'appello di un operatore di gioco

  • Scritto da Francesca Mancosu

Jordi Calvet Torrents (Sapar Umbria) racconta la sua odissea, comune ai tanti operatori del gioco, già provati dai lunghi mesi di pandemia, investimenti anti-Covid e calo della clientela.

 Alzi la mano chi, in queste ultime settimane, aprendo le buste delle bollette non ha pensato di avere le traveggole guardando la riga dell'importo da pagare.

Cifre amaramente in continua crescita, contro la quale sembrano avere poco impatto - almeno finora - le misure predisposte dal Governo, come il bonus da 200 euro a favore di lavoratori, titolari di trattamenti pensionistici o di disoccupazione per contrastare l'inflazione che ormai galoppa intorno all'8 percento, o il decreto approvato lo scorso 30 giugno scorso, che prevede lo stanziamento di ulteriori tre miliardi di euro per la proroga di alcune misure di contenimento ai costi di energia elettrica e gas.
Il tutto mentre la guerra in Ucraina continua ad imperversare - con tutte le sue inevitabili conseguenze a medio e lungo termine - sull'approvigionamento di vari prodotti, fra cui il gas naturale, andando ad appensantire la crisi iniziata lo scorso autunno a causa della forte crescita delle quotazioni internazionali delle materie prime energetiche e del prezzo della CO2.


Insomma, un quadro davvero fosco, che impatta anche sulle imprese del gioco, già provate dai tanti mesi di lockdown fra il 2020 e il 2021, nonché dagli effetti "secondari" della pandemia, come gli investimenti sostenuti per mettere in sicurezza i locali e quindi il calo dei clienti delle sale slot e Vlt registrato dopo le riaperture dell'estate scorsa e non ancora superato.
A fornire un drammatico esempio della situazione in cui gli operatori del settore si dibattono è Jordi Calvet Torrents, consigliere dell'associazione Sapar e delegato per l'Umbria, nonché titolare di alcuni esercizi di gioco, che racconta la sua esperienza a GiocoNews.
 
"Stamattina mi è arrivata la bolletta dell'energia elettrica e al posto dei 'consueti' 4mila euro l'importo è di 14mila. Per un solo mese.
Certo, mi aspettavo dei rincari, ma così non era prevedibile.
Prima della pandemia avevo tre sale, ora solo due più il magazzino, poiché ho preferito non riaprire la terza.
Dei 15 dipendenti che avevo 'prima' ora ne sono rimasti sette. Gli altri, a fronte di una chiusura di 16 mesi, si sono licenziati e sono andati a lavorare altrove, quindi ho dovuto pagare anche il loro Tfr, per complessivi 90mila euro. Un altro scoglio da superare, che si unisce al fatto che non si lavora come prima.
E adesso, di colpo, arriva una bolletta del genere", sottolinea Jordi Calvet Torrents.
"Cosa dovrei fare? La rateizzo? E se ne arriva un'altra come questa il mese prossimo come faccio?
Per la presenza di apparecchi siamo indubbiamente delle aziende energivore, accendiamo i condizionatori per contrastare il caldo generato dalla loro messa in funzione già a marzo-aprile, quindi ci sta che le bollette siano alte. Ma non così. Così è una follia".
 
Rendere pubblica questa situazione ha l'obiettivo di portare l'attenzione dell'opinione pubblica e della politica sul settore, che aggiunge alla sua collezione di problemi anche questo, come se non fosse già abbastanza il resto, o l'annosa difficoltà di rapporti con le banche, che molto spesso chiudono i conti delle imprese o non gli concedono di aprirne uno, in quanto attività considerata "non etica", sebbene legale e svolta per conto dello Stato.
 
Senza dimenticare che non sono previsti bonus anti-inflazione per le aziende, e che le imprese del gioco sono state già discriminate anche nella concessione di fondi per il post pandemia.
"Abbiamo ricevuto i ristori del Governo, ma sono stati davvero irrisori, e siamo stati quasi sempre esclusi dai contributi erogati da Comuni e Regioni.
Quindi, cosa dovremmo fare per resistere a tutto questo?
Se non paghiamo il Preu ci bloccano gli apparecchi, e ovviamente non possiamo non pagare i dipendenti o le bollette".
 
L'ardua sentenza sta ora alla politica.
 

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