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La cultura del sospetto, la speranza di un (vero) cambiamento

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il gioco pubblico continua ad essere protagonista, nel bene e nel male, nei dibattiti parlamentari: tra i tanti strali emergono realtà confortanti, anche se ignorate.

Dovrebbe far riflettere l'intervento alla Camera dei Deputati del sottosegretario Alessio Mattia Villarosa il quale, rispondendo a un'interpellanza presentata dall'onorevole pentastellato Francesco Silvestri sulle presunte possibili “falle” nei sistemi informatici Sogei nel controllo del gioco illegale, ha evidenziato lo stato dell'arte della gestione statale del comparto.

Facendo cadere, almeno in teoria, le varie accuse mosse nei confronti dell'intero sistema, in virtù delle quali si sarebbero potuti palesare potenziali rischi.
 
Pure particolarmente gravi, se dimostrati. Ma la pratica, lo sappiamo bene, si rivela spesso ben distante dalla teoria, e purtroppo anche dalla verità: e di fronte a roboanti accuse, come quelle sollevate nei confronti del gioco pubblico, apparso come un settore fuori controllo e in preda alla più totale deregulation, le rassicurazioni provenienti dal Ministero e descritte dal governo che raccontano, al contrario, di un sistema particolarmente efficace ed efficiente, passano praticamente inosservato agli occhi dell'opinione pubblica.
 
E, purtroppo, anche a quelli della politica che, al solito, avrà dedicato scarsa attenzione a quella risposta del sottosegretario. Peccato, perché ascoltando quelle parole, in molti avrebbero scoperto la realtà di un sistema come quello del gioco pubblico che rappresenta un autentico baluardo della legalità e uno strumento di contrasto alle frodi.
 
Come è emerso chiaramente (si fa per dire) nell'operazione “Galassia”, realizzata qualche settimana fa dalle forze dell'ordine, con cui si è fatta luce su un'organizzazione transnazionale dedita alla raccolta illecita delle scommesse online, come osservato dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, tale operazione non ha svelato alcuna falla nei sistemi informatici di Sogei.
 
Al contrario, ha evidenziato come la raccolta illegale avveniva tramite siti internet con estensione '.com' illegali, non autorizzati dall'Agenzia e, quindi, non collegati, in alcun modo, al totalizzatore nazionale gestito da Sogei. Il fatto che la raccolta avvenisse anche tramite punti di vendita autorizzati che esponevano il logo dei Monopoli di Stato non implica, infatti, la manipolazione dei sistemi della rete legale, in quanto erano i gestori di tali punti vendita a dirottare la raccolta del gioco sulla rete parallela illecita, cambiando frequentemente i siti '.com' utilizzati, oggetto, peraltro, dell'attività quotidiana di oscuramento dei siti illegali effettuata dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli in collaborazione con Sogei.
 
Tradotto in termini ancora più elementari, tanto per fare ulteriore chiarezza, sarebbe come accusare un produttore di automobili o il Ministero dei trasporti di inadeguatezza, nel caso in cui vengano fermati dei soggetti che circolano a bordo di automobili con motori rettificati. Praticamente, un non senso. O, peggio ancora, uno scenario apparente (cioè quello ipotizzato nell’interpellanza) che si rivela del tutto opposto rispetto a quello reale.
 
Anche se l’accusa fa molto più notizia (e scena) rispetto alla realtà. Principio su cui si basano e prolificano le fake news, tra le quali potremmo quindi annoverare anche quella delle falle in Sogei e tra i Monopoli.
 
Come spiegato dal sottosegretario, la black list dei siti di gioco oscurati viene, infatti, periodicamente aggiornata, “grazie all'attività di ricerca dei tecnici della Sogei che si affianca all'attività di controllo svolta sul territorio dai funzionari dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli insieme alle forze dell'ordine a cui spetta il compito di scoprire l'esistenza di esercizi non autorizzati alla raccolta e di smascherare, come nel caso dell'operazione Galassia, la condotta fraudolenta di chi, pur presentandosi al pubblico come punto di vendita legale, opera in realtà illegalmente. Non a caso, infatti, nel comunicato ufficiale della Direzione nazionale antimafia si afferma che le indagini sono state condotte anche con il contributo dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli e il comandante dello Scico della Guardia di finanza ha sottolineato che per le indagini è stata fondamentale la collaborazione dei Monopoli di Stato”. Alcuni dei nominativi oggetto di misure cautelari e alcune delle società coinvolte nell'inchiesta erano stati, peraltro, segnalati autonomamente dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli ai competenti organi di polizia.
 
Per quanto riguarda il paventato rischio che i dati degli utenti siano oggetto di commercializzazione a vantaggio di società di marketing dei casinò sul web, inoltre, dovrebbe essere evidente che detto pericolo non riguarda le movimentazioni effettuate sui siti legali e controllati dall'Agenzia e da Sogei, ma semmai le movimentazioni sui siti paralleli illegali, volontariamente poste in essere dai giocatori che scelgono di giocare nel mercato illegale, integrando, peraltro, una fattispecie penalmente rilevante.
 
Al contrario: “Tutti i dati che affluiscono nella rete legale sono tutelati con le più avanzate tecnologie, adeguate alle più recenti disposizioni in materia di privacy e antiriciclaggio”. E come precisando dalL'Agenzia “sinora non si è mai avuto notizia di episodi di commercializzazione dei dati medesimi né del fatto che, come invece affermato dagli onorevoli, la rete legale sia mai stata violata o manipolata”.
 
Sottolineando che l'operazione Galassia, come detto, ha rilevato un giro di scommesse online illecite, in quanto canalizzate su reti illegali parallele a quelle dello Stato, mentre non si hanno notizie circa la presenza di illeciti commessi tramite slot machine, come invece emerge nell'interrogazione in oggetto.
 
Infine, relativamente ai soggetti coinvolti dagli atti delle indagini condotte a Catania, Reggio Calabria e Bari, risulta che si tratta di tutte società che agivano senza concessione dello Stato.
 
Infine, è opportuno rilevare che l'azione della Guardia di finanza a tutela del monopolio è costantemente preordinata alla prevenzione e repressione dei fenomeni di abusivismo e di illegalità che interessano il mercato legale dei giochi e delle scommesse, al fine di impedire ogni tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata e condotte di riciclaggio di danaro di provenienza illecita. “Detta azione si articola attraverso l'esecuzione di indagini di polizia giudiziaria per la scoperta delle condotte fraudolente più gravi e complesse, grazie all'utilizzo degli incisivi strumenti investigativi previsti dal codice di procedura penale, nonché in una costante attività di monitoraggio del web condotta dal nucleo speciale frodi tecnologiche, volta all'individuazione dei siti Internet e di gioco non autorizzati e propedeutica all'emissione di un provvedimento di inibizione da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli”.
 
Tanto basta, dunque, a smontare ogni accusa e a placare ogni sospetto. Ma purtroppo, non sarà così. Come del resto non lo è mai stato in precedenza, trovandoci di fronte all’ennesimo dejà-vu. Sì, perché le stesse considerazioni - seppure con toni assai più pacati rispetto a quelli attuali - erano stati fatti in occasione della maxi indagine sul calcio scommesse dalla quale era emersa una vastissima rete criminale che era in grado di alterare gli esiti delle partite di calcio (e non solo) per poter scommettere sugli eventi e ricavare movimentazioni di milioni di sito.
 
Un malaffare che aveva condotto, in qualche caso, al sillogismo che vedeva tale situazione come conseguenza del mercato delle scommesse. Quando, al contrario, era piuttosto chiaro - ameno per chi si preoccupava di approfondire un minimo la materia - che questo sistema criminale era basato esclusivamente su una rete di bookmaker illegali, per lo più asiatici e comunque fuori dall’Italia, proprio perché nel sistema delle scommesse legali tutto questo non può essere possibile perché il minimo flusso di scommesse ritenuto sospetto su un risultato o un evento viene subito rilevato dalla rete e segnalato alle autorità grazie alla task force messa in piedi tra Monopoli, bookmaker, lega calcio e forze dell’ordine.
 
Ragioni per cui, in maniera diametralmente opposta, se non esistesse il mercato legale delle scommesse e, quindi, il sistema del gioco pubblico, le scommesse illecite sarebbero ancora più diffuse e praticate anche nel nostro Paese, con tutti gli episodi di matchfixing ad esse collegate.
 
Come pure non sarebbe stato possibile, probabilmente, rilevare le attività rinvenute nell’operazione Galassia, se non ci fosse quel sistema di controlli garantito dal gioco pubblico italiano.
 
E chissà in quanti avranno fatto questo ragionamento, in Parlamento. L’auspicio è che almeno il Governo, preparando la risposta all’interpellanza, abbia potuto riflettere su certe dinamiche che certo sfuggivano anche ai suoi attuali complementi. In questo senso, infatti, è da ritenere un’opportunità per fare chiarezza quell’interpellanza, come ogni richiesta di chiarimento e trasparenza, che certo non guastano mai. È anche a questi aspetti che serve il Parlamento e un sano confronto democratico al suo interno.
 
Di certo questa risposta rappresenta già de materiale di lavoro per la Commissione Antimafia che, notizia delle ultime ore, ha istituito nuovamente in Comitato sul gioco.
 
Ricordando anche le parole contenuto nella relazione conclusiva sull'attività della precedente commissione Antimafia che auspicava “una riforma complessiva e organica di questo settore in crescita costante, con l’emanazione di un testo unico, che ponga le premesse per un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardante il gioco d'azzardo e l’infiltrazione criminale nel gioco legale".
 
Quelle stesse raccomandazioni, cioè, riprese in qualche modo dall’attuale esecutivo nel Decreto Dignità, promettendo un provvedimento di riordino generale del comparto, di cui si attendono notizie.
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