Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

Gioco pubblico: il governo azzarda e rilancia

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Anche stavolta nella manovra si parla di nuove tasse sui giochi ma con la promessa di un Riordino, che diventa una barzelletta.

C’era una volta il governo che prometteva di sterilizzare le entrate dello Stato dai proventi del gioco d’azzardo. Accadeva con i precedenti Esecutivi a guida Pd, per poi ripetersi - e in maniera anche più prepotente - con l’ultimo governo a maggioranza 5 Stelle. Ma lo stesso si è già sentito dire dall’attuale governo dove gli due schieramenti politici si ritrovano all’interno della stessa maggioranza. Come già accaduto nei due casi precedenti, tuttavia, anche stavolta quella promessa sta per essere tradita se, come si va materializzando in queste ore, l’Esecutivo “giallorosso”, prevederà un nuovo e ulteriore aumento delle tasse sul gioco pubblico per far quadrare i conti nella prossima Legge di Bilancio. Rendendo quindi, di fatto, sempre più dipendenti le casse dello Stato dalle entrare prodotti dai giochi visto che quelle maggiori entrate vengono anche messe a garanzia di fronte alla Commissione europea per scongiurare l’aumento dell’Iva, e non solo. In direzione esattamente contraria rispetto a quella proclamata, come del resto già accaduto nei casi precedenti. Anche se continueranno a raccontarci che tali inasprimenti sono da ritenere delle misure mirate a disincentivare la propensione al gioco degli italiani, in realtà, così facendo, non si fa altro che puntare sempre più sulle giocate degli italiani per far quadrare i conti.

Guai, anzi, se gli italiani dovessero smettere di giocare! O anche solo diminuire la loro spesa attuale: allora sì che sarebbero dolori per il nostro governo e, soprattutto, per la nostra economia. Invece, come che sanno benissimo dalle parti di via Venti Settembre, la realtà è che nulla cambia (o quasi) per il giocatore se si aumenta il prelievo erariale o il costo dei nulla osta per l’attivazione delle slot machine (come sembra voler fare, di nuovo, il governo): mentre cambia tutto per gli operatori, già strangolati da un’incredibile serie di aumenti negli ultimi anni che hanno ridotto ai minimi termini le marginalità dell’intera filiera e, in particolare, dei gestori, cioè la piccola e media impresa. Per questa regione un ulteriore aumento sugli apparecchi, stavolta, sembra rivelarsi del tutto insostenibile: ricordando peraltro che è già in programma un altro rincaro a partire dal primo gennaio 2020 e tenendo anche conto che stavolta non sarebbe percorribile neanche un’ulteriore riduzione de payout con gli operatori che non hanno ancora completato la sostituzione delle slot con quelle riprogrammate all'attuale percentuale di vincita (68 percento) introdotta dall’ultima manovra.
Ecco quindi che anche questo governo sembra proporsi all’insegna della più totale continuità con i precedenti, almeno per quanto riguarda i giochi. Continuando a giocare letteralmente d’azzardo – lui sì - ma sulla pelle di un’intera industria e delle migliaia di aziende che la compongono. Rilanciando pure, attraverso il riordino. Ereditando quindi anche un’altra tradizione dai precedenti esecutivi: cioè quella di promettere la riforma generar del comparto, salvo poi non attuarla. Rimandandola ai futuri governi. Con la speranza, naturalmente, di essere smentiti dai fatti. Che in questo caso vorrebbe dire assistere al compimento di riforme strutturali e degne di tale nome, in grado di rimettere in sesto un’industria che continua ad essere strategica per il paese e (addirittura) indispensabile per l’economia, risolvendo i tanti problemi in cerca di soluzione e creando condizioni stabili. Magari anche attraverso la pubblicazione di un Testo unico che diventa ogni giorno più necessario per arginare l’attuale stratificazione e dispersione normativa. Ma chissà perché, ad oggi, tutto questo sembra pura fantascienza: qualcosa di assurdo e irrealizzabile per il nostro paese. Come se parlare di riforme e di sostenibilità fosse qualcosa di alieno e non di politica.
 
Share

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.