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La settimana della verità, tra zone bianche, rosse e rosa

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Settimana decisiva per il gioco pubblico in cui si decide la possibile riapertura dei locali, tra moti di piazza "in rosa", verdetti del tribunale e il possibile rimpasto di governo.

Di quanto sia difficile essere donna, al giorno d'oggi, ne sentiamo parlare spesso. Con particolare riferimento alle donne “in carriera”, o comunque alle lavoratrici. Figuriamoci, dunque, quanto possa essere difficile, almeno nel nostro paese, essere donna e lavorare in un comparto “scomodo” come quello del gioco. E' una condizione straordinaria, probabilmente unica, quella che si trovano a vivere quotidianamente le donne che lavorano nell'industria del gaming: un comparto già in sé vittima di un'evidente discriminazione, del tutto generale, senza bisogno di distinguere tra i sessi degli addetti ai lavori, che si traduce quindi in una “discriminazione al quadrato” per le sue lavoratrici. 

Appare quindi del tutto comprensibile se le donne che lavorano nel settore – guidate dall'associazione Emi Rebus e supportate dall'intera filiera – hanno deciso di scendere in piazza per una manifestazione "in rosa" in difesa del gioco pubblico. Per attirare l'attenzione della politica sul comparto, prima di tutto, sempre più penalizzato da nuove tasse ma anche dai provvedimenti governativi per il contenimento del Covid, e per sottolineare l'ulteriore difficoltà che si trovano a vivere le donne del settore: doppiamente nel buio, rispetto a qualunque altro lavoratore italiano.

Una protesta che arriva in un momento tutt'altro che causale – al punto che potrebbe non essere l'unica manifestazione di questo mese, da parte dei lavoratori del gioco, e di certo non l'ultima – che si colloca in una settimana particolarmente intensa, per il comparto e per l'intero paese. Governo compreso. Sì, perché oltre al dramma vissuto dagli addetti ai lavori, che hanno già totalizzato oltre 180 giorni di chiusura totale delle attività e con il pericolo che possano protrarsi ulteriormente, in questi giorni si decide anche il futuro prossimo dell'industria che scaturirà dall'ennesimo vertice con le Regioni per discriminare tra colorazioni territoriali, aperture di attività e restrizioni orarie, da applicare a partire dal 16 gennaio. Mentre lo stato di emergenza nazionale verrà prorogato almeno per l'intera metà dell'anno, con tutte le conseguenze del caso e lo spauracchio di un parallelo prolungamento anche di tante altre restrizioni: scenario che nessuno vorrebbe mai immaginare.

Intanto però in questa stessa settimana si attende anche il verdetto del Tribunale amministrativo del Lazio che aveva fissato al 13 gennaio l'udienza di merito relativa ai tanti ricorsi pervenuti dagli addetti ai lavori del comparto proprio alla luce della lamentata discriminazione del settore rispetto alle altre attività. Con i giudici che avevano chiesto all'esecutivo di svelare le carte scambiate con il Comitato tecnico e scientifico che avevano portato all'adozione di misure così fortemente restrittive per il settore. Sempre ammesso che esistano rilevazioni di questo tipo e non – come suppongono molti, nel comparto – che si sia provveduto a chiudere tutto senza nessun approfondimento di sorta. Uno scenario, di nuovo, potenzialmente critico e destinato ad assumere un ruolo significativo sul tema delle riaperture, non tanto per il verdetto in sé che scaturirà dal Tribunale (il quale difficilmente andrà a smentire Palazzo Chigi), quanto piuttosto per via delle ripercussioni politiche che potrebbe avere, magari invitando a una riflessione più approfondita delle peculiarità di questo settore. Proprio come sperano di ottenere le donne del settore (e non solo) dalla manifestazione di Montecitorio.
Tutto questo, però, arriva in un contesto ancor più complicato: drammatico dal punto di vista sanitario ma anche per le ripercussioni socio-economiche, a livello generale, all'interno del quale si alimenta pure una crisi di governo. Con Italia Viva di Matteo Renzi che sembra sul punto di lasciare la maggioranza e il premier Giuseppe Conte che sembra aver rinunciato a trovare adeguati sostituti, al punto da rendere sempre più probabile un rimpasto di ministri, pur senza escludere una caduta dell’esecutivo. Mentre si è arrivati alla stesura di una bozza di Recovery plan da approvare in un Consiglio dei ministri che sarà convocato sempre in questi giorni.

E' per queste ragioni che la settimana corrente si delinea particolarmente decisiva per il futuro: del settore, del governo e dell'intero paese. E che riguarda, quindi, tutti noi: uomini e donne, e di qualunque categoria.

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