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Riforma gioco pubblico: se non ora, quando?

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il governo Draghi entro nella fase decisiva, caratterizzata dalla stagione delle riforme: con l'avvio dei lavori su delega fiscale e legge di bilancio che interessano anche i giochi.

Sono venti di entusiasmo e positività quelli che soffiano da Cernobbio, dove è appena andato in scena il 47° Forum Ambrosetti, affidando le conclusioni di rito al ministro dell'Economia Daniele Franco, il quale ha però chiesto di allargare lo sguardo oltre alla congiuntura positiva. Nonostante il Pil del 2021 potrebbe addirittura crescere “più del 5,8 percento” indicato dagli ultimi calcoli dell'Ufficio parlamentare di bilancio - in attesa dei nuovi dati Istat – con la conseguenza che “deficit e debito saranno un po' migliori delle previsioni” di aprile (che per quest'anno fissavano le due grandezze all'11,8 percento e al 159,8 percento del Pil), per l'Italia che è giunta a fare i conti con il Covid dopo una stagnazione ventennale, la sfida è diventata subito quella di “instradare l'economia su un sentiero di crescita strutturalmente più ampio del passato”. Un obiettivo che si raggiunge solo se si consolida il rimbalzo degli investimenti e si guarda all'impatto delle misure “sul 2025-30 e sul 2050”. Ciò significa, dunque, che oltre ai buoni propositi dell'industria e in aggiunta ai denari provenienti dall'Europa, serviranno gli strumenti normativi e le condizioni generali per poter consentire e assecondare questa ripresa. Il che vuole dire, fare riforme. E' quindi evidente che più che parlare agli imprenditori in platea, il ministro dell'economia sembrava rivolgersi anche ai partner di governo. Sì, perché mentre si giunge alla fase di stedura della manovra, per il titolare del Tesoro appare doveroso andare a spegnere gli entusiasmi facili della politica che si trova di fronte a una crescita inedita per l'Italia, in virtù della quale potrebbero scaturire vari “appetiti”, generando richieste di spesa superiore al previsto. Ma per il governo Draghi – e ancor più per il Mef – il ritorno ai livelli di produzione pre-Covid, cioò quelli dell'Italia del 2019, non può affatto rappresentare l'obiettivo a cui tendere, anzi. Visto che la congiuntura positiva segue il crollo record del Pil nel 2020, con un quadro strutturale tutto da ricostruire, come evidenziato dallo stesso Franco snocciolando le cifre chiave della lunga crisi italiana. Secondo il ministro, inoltre, “il Pnrr è fondamentale ma non basta, e dobbiamo pensare fin da ora pensare a quello che succederà dopo il Piano”, chiedendo uno “sforzo corale del Paese” che deve andare oltre all'orizzonte delle misure di politica economica. E anche se il nostro debito – come ricordato dal titolare di Via Venti Settembre, “è sostenibile”, e destinato a scendere ancora nei prossimi anni secondo le proiezioni Mef, “superata la crisi andrà progressivamente ridotto, con una politica di bilancio prudente che torni gradualmente agli avanzi primari”. Da qui la necessità di attuare riforme precise e di carattere strutturale.
Per il comparto del gioco pubblico, la logica da applicare è la stessa e, forse, anche più accentuata rispetto ad altri settori e al discorso più generale. Sì, perché il ritorno al 2019, per il comparto, sarebbe davvero un mezzo obiettivo, visto che anche senza la pandemia il settore è già avviato verso la crisi, a causa dei ripetuti interventi legislativi decisamente scomposti attuati dal Legislatore (attraverso inasprimenti della tassazione e divieti, come quello di pubblicità) e dagli enti locali. Rendendo necessaria, indispensabile, imprescindibile una riforma generale dell'intero comparto, anche alla luce della necessità di emanare le gare per il rinnovo delle concessioni ormai tutte in via di scadenza.
Ma se l'obiettivo di un riordino generale – per quanto più volte nominato e promesso dai precedenti governi – è sempre apparso come qualcosa di estremamente fumoso e vago, questa volta le condizioni per attuarlo davvero sembrano esserci tutte. A partire da quelle politiche, in un certo senzo, visto che mai prima d'ora si era potuto contare su una maggioranza rappresentativa praticamente di ogni partito, con l'unico schieramento all'opposizione – ovvero Fratelli d'Italia – che addirittura sembra schierarsi in difesa delle imprese e dei lavoratori del gioco per il bene della legalità e in nome della tutela dei consumatori. In un momento storico, per giunta, caratterizzato anche dall'ormai palese presa di coscienza delle Regioni, che hanno deposto le armi contro il gioco, una volta compreso (sulla pelle delle aziende di ogni singolo territorio) che la soluzione contro gli eccessi non può proprio essere la scomparsa del gioco legale. Tutto questo mentre le entrate provenienti dai giochi, anche in fase di ripartenza, viaggiano col freno tirato, alla luce delle restrizioni introdotte nei locali a causa del virus che pongono nuovi e ulteriori ostacoli all'offerta legale. Per un'altra questione di cui occuparsi, prima che sia troppo tardi.
Nei prossimi giorni, dunque, si inizieranno a vedere le prime mosse dell'esecutivo nel primo approccio verso la manovra, con Mario Draghi che sta già definendo il rapporto tra il proprio governo e i partiti in un modo che potrebbe far pensare a un rimodellamento delle gerarchie istituzionali. In una scissione soltanto apparente tra premier e maggioranza che lo sostiene, che dipende dalle condizioni eccezionali che hanno portato alla formazione di una coalizione vicina all’idea di unità nazionale. Anzi, ne è sempre stata la ragione d'esstere. E questo sforzo del premier dovrebbe servire soprattutto a tracciare sfere di competenza e di influenza distinte tra i vari protagonisti, dopo la confusione degli ultimi anni e i vari sforamenti di campo.
Draghi assume quindi (anche) il ruolo garante di questa riscrittura delle regole e degli ambiti di competenza, riflettendo la visione delle istituzioni tipica del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Confermandosi un presidente del Consiglio trasformativo senza precedenti, che rappresenta un’occasione di rinnovamento per l'intero paese, ma anche per le stesse forze che lo sostengono. A patto che lo riescano a comprendere. Soprattuto ora le sorti del premier e dei partiti torneranno a incrociarsi a breve, in occasione delle elezioni al Quirinale, e non solo. Ma nonostante le varie contraddizioni emerse da più parti negli ultimi mesi, c'è da dire che il patto di maggioranza ha retto sostanzialmente, con un senso di responsabilità diffuso, che potrebbe promettere stabilità.
Per tutte queste ragioni l'Italia sembra trovarsi, forse per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, in una fase che potrebbe rappresentare una vera svolta, proprio grazie all’esperienza di Draghi, ai suoi collegamenti internazionali, e alla sua forte credibilità nei confronti della'Europea e del resto del mondo, che potrebbero accompagnare il paese verso la ricerca di un'insperato equilibrio, fino ad oggi sconosciuto e forse neppure auspicabile. All'interno del quale, c'è da augurarsi, potrebbe ricavarne un futuro sostenibile anche il gioco pubblico. E c'è davvero da augurarselo: non soltanto per gli addetti ai lavori, ma per il bene di tutti, ora che tutti iniziano a capire che difendere il gioco pubblico significa difendere la legalità, la sicurezza e l'occupazione.

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