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Un paese appeso al Colle, insieme a tante riforme

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Una settimana decisiva per il Quirinale e per l’intero paese, con tanti nodi che si potranno sciogliere (o meno) soltanto all’indomani delle elezioni: tra cui la riforma dei giochi.

 

 

Un intero paese rimasto sospeso, in attesa delle elezioni che porteranno al tredicesimo Presidente della Repubblica. Ma anche tante riforme e iniziative legislative che risultano in bilico e che potranno conoscere il proprio destino soltanto dopo la nomina del nuovo inquilino del Quirinale. Sì, perché dal nome del nuovo Capo dello Stato dipende – sia pure indirettamente - anche quello del prossimo premier con la possibilità o meno di poter vedere terminata l’attuale Legislatura con un ritorno anticipato alle elezioni. Un gioco di incastri, estremo, complicato, come forse non era accaduto mai prima d’ora nella storia d’Italia, che tiene col fiato sospeso non soltanto i partiti e la varie forze politiche, coinvolte direttamente, a livello parlamentare, nel processo di elezione del nuovo presidente, ma anche l’intero paese: perché in base a quello che accadrà in questi giorni attorno al Quirinale, dipenderà il futuro di tanti settori. Tra questi, manco a dirlo, c’è anche quello del gioco pubblico: abituato (si fa per dire..) a una serie di rinvii a data da destinarsi delle (presunte) riforme ad esso dedicate.

Basti pensare al famigerato Riordino: introdotto – verbalmente – dal governo di Matteo Renzi nel 2017 e successivamente ripreso (ma ancora, soltanto a parole) anche dai successivi due governi di Giuseppe Conte, per poi rimbalzare – addirittura – anche nel governo di Mario Draghi, dove è riuscito a trovare addirittura nuovo slancio, e non solo una nuova promessa. Sì, perché dopo gli impegni presi dal primo sottosegretario delegato ai giochi, Claudio Durigon, in merito alla sua attuazione, anche con il passaggio del testimone al successore Federico Freni il riordino è riuscito a ritrovare spazio e, forse, anche un nuovo scopo. Riuscendo addirittura ad essere abbozzato in una proposta di delega da presentare al Parlamento. Pur rimanendo, ad oggi, ancora incompiuta. Ma questa volta la colpa - appunto – è tutta (o quasi) delle elezioni per il Presidente della Repubblica, che hanno cannibalizzato il resto. Con il rischio – peggio ancora – di veder cancellati tanti processi legislativi e parlamentari, nel caso in cui l’attuale Legislatura dovesse volgere al termine, come potrebbe accadere, in base al verdetto sul Quirinale. Anche se nessuna, tra le forze politiche, sembra intenzionata ad andare alle elezioni anticipate, tenendo anche conto del momento storico più che delicato che sta attraversando il paese, ancora alle prese con un’emergenza sanitaria tutta da superare e con il Pnrr da mettere ancora a terra, per poter ricevere la seconda, nutritissima, dote di finanziamenti proveniente dall’Europa, attraverso la quale poter ricostruire l’intera nazione.
Ecco perché, in queste ore, i riflettori sono tutti puntati sul Quirinale: prima e dopo le elezioni. Una volta scoperto il nome del 13esimo presidente, infatti, bisognerà subito vedere il contraccolpo che questa nomina avrà a livello politico. Nella speranza generale che, comunque vada, l’esperienza di questi giorni – e, soprattutto, quella di questi mesi, alle prese con la pandemia – possa portare consiglio alla politica, invitandola a rimboccarsi definitivamente le maniche, per mettere a terra tutte quelle riforme in attesa di attuazione. E tra queste, perché no, anche quella dei giochi: che certo nessuno – fuori dal comparto – ritiene urgente e forse neppure meritevole di attenzione, ma attorno alla quale gravitano invece interessi di rilevanza costituzionale che non dovrebbero invece sfuggire a nessuno: e in particolare proprio a quei politici che in questi ultimi giorni non hanno fatto altro che ripetere fino alla noia tante parti della nostra Carta, invocando un presidente di unità nazionale. Ma la Costituzione, si sa, viene ormai scomodata solo quando conviene. E in questo scenario di isteria politica ormai conclamata, il comparto del gioco non può che attendere la politica, e i suoi giochi. Auspicando una continuità nel governo e, soprattutto, una rapida risposta già nei giorni successivi alle elezioni: perché tra queste votazioni e quelle per il nuovo esecutivo, nel 2023, il passo è fin troppo breve e la campagna elettorale praticamente già alle porte.

 

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