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eSports nuova opportunità di mercato per operatori sale gioco

  • Scritto da l’Avv. Andrea Strata (direttore dell’Osservatorio Giochi, Legalità e Patologie dell’Eurispes)

Nuove opportunità di mercato per gli operatori del gaming: la possibilità di riconvertire le sale da gioco in sale Lan per gli eSports.

 

Nell’attuale contesto storico in cui gli operatori del settore del gioco pubblico ed i possibili investitori internazionali sono in attesa di una normativa organica che racchiuda in un testo unico tutte le disposizioni che governano l’intero comparto, l’industria deve fare i conti con le normative attuali che minano fortemente la sostenibilità delle proprie imprese. Mi riferisco, ovviamente, agli strumenti adottati dalla politica (distanziometro, limitazioni orarie e divieto di pubblicità) per contrastare il disturbo da gioco d’azzardo.

 

In questa sede non voglio entrare nel merito dell’efficacia (o meno) delle misure anzidette per il contrasto della dipendenza da gioco. Sul punto, mi limito a richiamare le ricerche effettuate dall’Osservatorio giochi, legalità e patologie dell’Eurispes, evidenziando che l’Istituto di ricerca si è già espresso pubblicamente sull’inefficacia del distanziometro e delle limitazioni orarie per arrivare alla riduzione dei fenomeni patologici legati al gioco (che è il giusto obiettivo che si prefiggono le normative nazionali e locali).
 
La logica che accompagna i fautori di tali strumenti, basata sullo slogan “meglio che niente” è, in realtà, totalmente illogica laddove si è dimostrato che essi non servono a contrastare, nemmeno in minima parte, il disturbo da gioco d’azzardo, perché la domanda di gioco, invero insita nella natura umana (panem et circenses ci raccontava Giovenale nell’antica Roma), non diminuisce in alcun modo: l’effetto di tali misure, purtroppo, è quello di spostare la domanda dal canale pubblico - autorizzato e controllato -, a quello illegale.
 
Nell’attesa della riforma del settore che elimini qualsivoglia incertezza su “cosa si può fare e cosa invece è vietato”, le imprese si trovano costrette a valutare sin d’ora nuove opportunità di mercato che consentono di mantenere aperte le proprie sale ed i livelli occupazionali che tali esercizi impiegano.
In tal senso, un’opportunità viene dagli eSports, fenomeno ancora poco conosciuto dal grande pubblico, ma in grandissima ascesa fra i principali stakeholders mondiali (banche, assicurazioni, media, social network, moda, automotive, industria dello sport, ecc.).
Le ragioni di tale attenzione sono facilmente comprensibili se si analizzano alcuni fra i dati generati dagli eSports: gli accordi di sponsorizzazione valgono circa 350 milioni di euro, la pubblicità 180 milioni, il mercato a fine 2018 valeva 1 milione di euro, con un trend di crescita che porterà a raddoppiare tale valore per il 2022, la finale di League of Legends (tra i principali titoli videoludici sul mercato) è stata seguita da un pubblico di 36 milioni di spettatori.
 
I principali club di calcio a livello mondiale stanno investendo in tale ambito, creando infrastrutture per le competizioni ed ingaggiando i pro players per competere con i propri colori sociali: il Real Madrid ha previsto uno spazio enorme all’interno dello Stadio Bernabeu dedicato agli eSports; Psg, Ajax, Schalke 04, Valencia, Sampdoria, Udinese, Bologna, Cagliari, Parma e Roma (fra le tante) hanno la propria squadra. Il tutto, senza considerare il “moltiplicatore di business” che si creerebbe laddove gli eSports vengano inseriti fra le discipline olimpiche: dibattito aperto nell’ambito del Comitato Olimpico Internazionale.
 
In tale contesto, l’industria del gaming potrebbe valutare l’opportunità di riconvertire alcune sale dedicate al gioco (sale slot, sale bingo, ecc.) nelle cosiddette Sale Lan ovvero luoghi dove si gioca e si compete con i videogiochi.
Non vi sarebbero più le problematiche legate alla vicinanza delle sale ai cosiddetti luoghi sensibili, né limitazioni orarie, né tanto meno limiti di pubblicità.
Ciò consentirebbe di evitare la chiusura delle sale che non rispettano le attuali normative o che, comunque, non sono più economicamente sostenibili proprio in virtù delle normative stesse, evitando in tal modo di licenziare il personale. Il tutto, continuando a mantenere la disponibilità dei locali almeno sino al momento in cui sarà emanata la riforma organica del settore che si diceva all’inizio di tale contributo.
 
 
Del resto, citando Andrea Abodi, presidente dell’Istituto per il credito sportivo, che ringrazio ancora per la preziosa prefazione che ha redatto per il libro “Esports – un universo dietro al videogioco”, di cui sono autore insieme alla collega Chiara Sambaldi ed edito da Gn Media, “ci sono due modi di confrontarsi con il futuro: attenderlo o affrontarlo. Se lo si aspetta, quando arriva trova impreparati all’appuntamento, spiazza e spesso stravolge; se gli si va incontro, anticipando tempi e condizioni, è più facile valutarne gli impatti, limitarne i rischi e valorizzarne le opportunità”.
 
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