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Johnson alla guida del Regno Unito, quale futuro per il gioco?

  • Scritto da Fm

I conservatori e Boris Johnson guideranno il Regno Unito per i prossimi 5 anni, ma cosa significa questo per il comparto del gioco, Brexit a parte?

 

I giochi sono fatti: il Regno Unito ha scelto Boris Johnson e i conservatori (e la Brexit).

Le elezioni generali del 12 dicembre hanno sancito una vittoria storica per i "tories", che hanno conquistato 364 seggi, con una maggioranza parlamentare di 38 deputati.

Un precedente che risale addirittura al 1987.

Quasi un plebiscito popolare, che premia la volontà della nuova maggioranza di uscire dall'Europa senza indugi, il 31 gennaio 2020.

Ma il Governo guidato da Boris Johnson oltre a delineare il futuro del Paese almeno per i prossimi 5 anni, e a condurre i negoziati sul futuro assetto dei rapporti tra il Regno Unito e l’Europa, che progetti ha in serbo per il settore del gioco?

 

Di sicuro non è in cima all'agenda, ma compare comunque nel suo manifesto programmatico, con un impegno preciso: "Continueremo ad agire per combattere la dipendenza da gioco".
In primis con una regolamentazione più moderna, visto che il Gambling Act, alla luce dell'evoluzione dell'online, "sta diventando sempre più una legge analogica in un'era digitale. Lo esamineremo, con particolare attenzione alla risoluzione dei problemi relativi alle loot boxes (le casse premio dei videogame, Ndr) e all'uso improprio delle carte di credito", promettono i tories.
Non è ancora ben chiaro "come" questi obiettivi verranno raggiunti, se con maggiori iniziative sul versante della prevenzione e della cura del gioco patologico o se con maggiori restrizioni per l'industria di settore.
A dare lumi in proposito è una nota pubblicata sul sito del Partito conservatore alla fine di novembre, in cui figura la promessa di una nuova strategia intergovernativa contro le dipendenze, lanciata nel 2020.
Il Partito ha dichiarato che commissionerà una revisione indipendente del Gambling Act del 2005, che fornirà raccomandazioni su: limiti di premi e puntate; uso improprio dei pagamenti con carta di credito (che era già stato esaminato dalla Commissione sul gioco d'azzardo), ponendo il prelievo volontario su una base legale e nuovi modi per aumentare le entrate per il sostegno ai trattamenti per il gioco problematico.
 
Il prelievo volontario su base legale definito in questi termini significa poco. Tuttavia, all'inizio di quest'anno, i proprietari di diverse grandi società di gioco si sono offerti di aumentare il prelievo, pari a 10 milioni di sterline l'anno scorso, dallo 0,1 percento all'1 percento nei prossimi cinque anni.
Il comunicato in questione menziona anche l'aumento del numero delle cliniche per i malati di gioco del Servizio sanitario nazionale da 2 a 14, il che non può che essere una buona cosa. In sostanza, e in qualche modo inevitabilmente, non resta che aspettare e vedere cosa succederà.
Ma di certo Johnson avrà ben altro a cui pensare, almeno per i primi mesi di governo.
 
Altra faccenda da considera è l'impatto della Brexit sulle aziende italiane operanti nel Regno Unito. Fra i 3,5 milioni di expat europei infatti ci sono circa 700mila italiani. Dal 31 gennaio 2020 avrà inizio il periodo di transizione concordato con l’Unione Europea e, fino al 31 dicembre 2020, resterà invariato il principio di libera circolazione delle persone, dei beni, dei capitali e dei servizi. Un prezioso anno di tempo in più per i cittadini europei residenti in terra inglese da oltre 5 anni, che potranno richiedere il permesso di residenza permanente. Chi invece ci risiede nel Paese da meno di 5 anni potrà fare richiesta per il “pre-settled status”, senza garanzie per la conversione. Per chi invece vuole stabilirsi ex novo nel Regno Unito ci saranno nuove norme da rispettare: verrà data la precedenza solo a chi svolge "lavori specializzati", sarà necessario un permesso e bisognerà dimostrare di avere un lavoro. Per i 5 anni successivi però non avranno diritto né all’assistenza sanitaria gratuita del Servizio sanitario nazionale né ai sussidi statali, e dovranno pagare una tassa di 625 sterline a testa. Quanto ai "turisti", per mettere piede oltre Manica sarà obbligatorio ottenere online un visto elettronico della durata massima di tre mesi - concesso solo a chi ha un passaporto biometrico - con 3 giorni di anticipo rispetto alla data di partenza.
 
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