Genitori condannati per gioco illegale, niente licenza per le scommesse alla figlia

Scritto da Fm
Il Tar conferma ‘no’ della Questura alla licenza per le scommesse chiesta dalla titolare di una tabaccheria. I genitori erano stati condannati per gioco illegale.

“Le colpe dei padri ricadono sui figli”, recita la Bibbia, e tale assunto vale, in molti casi, anche nella concessione di licenze per la raccolta di gioco pubblico.

Facendo propria questa celebre massima, il Tar Campania infatti ha respinto il ricorso presentato dalla legale rappresentante di una tabaccheria contro la Questura di Napoli per il rigetto della istanza di rilascio della licenza per l’esercizio di raccolta delle scommesse  motivato dalla “carenza delle necessarie garanzie di affidabilità e sicurezza”.

Secondo quanto riportato nella sentenza, i genitori della ricorrente, con i quali ha vissuto fino a 3 mesi prima di presentare la domanda per la licenza, risultano gravati da numerose notizie di reato per esercizio abusivo di gioco o scommessa in concorso, nel 2015, 2016, 2020, praticato negli stessi locali in cui ha sede la sua tabaccheria.

In particolare, il padre è stato condannato anche per ricettazione, uso di atto falso, è stato sottoposto ad accertamenti patrimoniali disposti dalla Procura della Repubblica ai sensi della vigente normativa antimafia, è stato controllato in compagnia di soggetti gravati da precedenti penali per reati contro il patrimonio e per scommesse clandestine, stupefacenti, associazioni a delinquere, anche all’interno della tabaccheria.

UNA GESTIONE CONDIZIONATA DAI GENITORI

In virtù di tali precedenti la Questura ha negato la licenza per la raccolta di scommesse, ritenendo che la tabaccheria potesse “avere una conduzione collettiva e una regia familiare” ed “essere condizionata nella gestione dai genitori”.

Inoltre, potrebbe essere “influenzata da clan attivi nella zona orientale di Napoli, quindi sussisterebbe un pericolo di contaminazione criminale”.

Per i giudici amministrativi campani, le deduzioni difensive della ricorrente, “secondo cui ella avrebbe da tempo reciso ogni rapporto con il padre, non risultano corroborate dagli elementi fattuali emersi in istruttoria”.

Inoltre, dagli atti emerge che i rapporti con la famiglia di origine “non si sono limitati a meri legami affettivi o a occasionali contatti”, ma, anzi, c’è una forte continuità, e c’è una certa condivisione nella gestione della tabaccheria, suffragata “dalla assidua presenza del padre della ricorrente” nell’esercizio.

Elemento che per il Tar assume particolare rilevanza considerando che si tratta “dei medesimi immobili nei quali i genitori della ricorrente risultavano aver esercitato, in precedenza, un’attività illecita di raccolta scommesse in assenza delle prescritte autorizzazioni”.

Considerando tutto questo, secondo il Collegio la Questura ha “legittimamente valorizzato un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti, idonei a fondare un giudizio prognostico negativo circa l’effettiva autonomia gestionale della ricorrente e la sua impermeabilità a possibili influenze familiari”.




Crediti fotografici © Pxhere