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Regno Unito: operazione responsabilità dell'industria, ciò che serve in Italia

  • Scritto da Ac

Per contrastare l'ascesa dei movimenti anti-gioco e assecondare la linea della Gambling Commission l'industria britannica interviene spontaneamente.

 

I colossi del betting del Regno Unito si sono impegnati a cambiare il modo di fare pubblicità nel tentativo di combattere il gioco d'azzardo problematico. E, con tutta probabilità, allo scopo ulteriore di evitare misure ancora più drastiche da parte del governo, anche alla luce della recentissima iniziativa della Gambling Commission britannica, la quale ha lanciato proprio in questi giorni la sua strategia nazionale per ridurre i danni da gioco dopo una consultazione pubblicata durata dieci settimane. 

Il gruppo Gvc, che possiede i brand internazionali LadbrokesGala-Coral e William Hill, ha già fatto sapere di aver fermato la sponsorizzazione delle maglie di alcuni club calcistici, oltre a bloccare altre forme di pubblicità. A partire dal prossimo agosto, l'industria interromperà anche la pubblicità durante la maggior parte degli eventi sportivi, secondo quanto riportato dalla Bbc.

LE MISURE DELLA COMMISSION UK - La strategia triennale sviluppata dalla Uk Gambling Commission coordinerà il lavoro di organismi sanitari, enti di beneficenza, autorità di regolamentazione e imprese per ridurre i danni legati al gioco d'azzardo. La Commissione stima che circa 430mila persone in Regno Unito hanno problemi con il gioco d'azzardo. Tuttavia, nonostante il dato piuttosto contenuto rispetto alla popolazione, le società di scommesse sono state sottoposte a crescenti pressioni da parte di attivisti anti-gioco e dal governo per frenare il problema delle ipendenze. 
I bookmaker Paddy Power e Betfred hanno entrambi rimosso alcuni nuovi giochi di roulette dopo un avvertimento della Gambling Commission. Già lo scorso anno, William Hill era stato colpito da una sanzione di ben 6,2 milioni di sterline per aver violato le norme antiriciclaggio e di responsabilità sociale.
Nel frattempo, i profitti delle stesse società sono stati spremuti dal governo con l'introduzione della limitazione di puntata sulle Fobt – gli apparecchi di scommesse a quota fissa analoghi alle nostre Vlt, ma che in Regno Unito posso essere installati unicamente dai bookmaker nei negozi di scommesse - passato da 100 a 2 sterline.
 
LE AZIONI DEI BOOKMAKER - Mentre Gvc si è impegnata ad aumentare gli investimenti nei suoi programmi di ricerca, istruzione e trattamento del gioco patologico portandoli all'1 percento delle sue entrate lorde generate nel Regno Unito nel corso dei prossimi tre anni e ad aumentare i suoi contributi di beneficenza per finanziare il trattamento del problema del gioco d'azzardo, William Hill ha lanciato il suo programma "Nobody Harmed" per aiutare a prevenire il problema del gioco d'azzardo patologico, nominando un direttore del gruppo di strategia e sostenibilità, Lyndsay Wright, per guidarlo.
Philip Bowcock, amministratore delegato di William Hill, aveva scritto in un articolo pubblicato dal Daily Telegraph che il distacco dei clienti dai suoi sistemi di gioco per ragioni di sicurezza era costato circa 17 milioni di sterline al gruppo. Spiegando però che riteneva necessario fare di più per contrastare il gioco patologico: "Se questo significa perdere alcuni successi commerciali a breve termine, così sia. Il nostro futuro si basa su clienti che amano il gioco e che giocano con noi a lungo termine e questo dipende dalla loro sicurezza ".
 
IL CONFRONTO CON L'ITALIA – A giudicarla dall'Italia, la situazione non appare poi così assurda, sapendo bene, gli operatori del gioco pubblico del nostro paese, di cosa si parla. Se non fosse per il semplice fatto che a parlare di limiti e, anzi, ad attuarli concretamente, sia un paese laicamente  pragmatico come il Regno Unito, che rappresenta da sempre il punto di riferimento per l'industria globale del gaming e quello in cui il mercato è senz'altro più sviluppato e storicizzato. Invece, a quanto pare, tutto il mondo è paese. E anche qui, come in Italia, nonostante i dati rivelino una diffusione contenuta delle dipendenze, sono sorti dei focolai di protesta anche piuttosto trasversali, che hanno preso il sopravvento, anche rispetto alla politica e alle scelte economiche dell'Esecutivo. Anche qui, come in Italia, evidentemente, il governo ha voluto dare un segnale di “vicinanza” alla popolazione accogliendo queste proteste, preferendo probabilmente cedere su questo fronte piuttosto che su altri molto più compromettenti e delicati per le sorti politiche ed economiche del paese (come per esempio il caso Brexit). Quello che forse è stato fatto in maniera diversa e senz'altro più significativa nel Regno Unito rispetto all'Italia proviene però dall'industria, con le società di gioco (o i media, come nel caso di Sky, di cui abbiamo già parlato) hanno cercato di anticipare i tempi, rinunciando a qualcosa per dare un segnale alla popolazione e alla politica e per evitare il peggio. Una cosa che l'industria del gioco, nel nostro paese, non è mai riuscita a fare. Almeno, non fino in fondo. Nonostante i buoni propositi e gli impegni di una parte della filiera, come per esempio l'adozione, già tanti anni fa, di un codice di autodisciplina pubblicitaria siglato insieme agli organi tecnici e alle istituzioni di riferimento per limitare le pubblicità dei giochi e migliorare la qualità dei messaggi, oltre a non essersi ridotta la quantità di spot in tv e durante le principali manifestazioni sportive (anzi), non è migliorata globalmente la qualità delle pubblicità, in quanto il codice di autodisciplina è stato adottato soltanto da una parte dell'industria. Con altri operatori che non si sono mai preoccupati di limitare la loro azioni o innalzare il livello di contenuto degli spot. Col risultato che, nel tempo, è cresciuta l'esasperazione dei movimenti di protesta anti-gioco, in parte autentica e in parte strumentale, per carità, ma comunque esistente. Fino ad arrivare alla richiesta crescente di restrizioni, limitazioni e – addirittura – abolizioni, sfociata nella “Questione territoriale” prima, sul territorio, e nel divieto totale di pubblicità disposto a livello nazionale del decreto dignità, poco dopo. E mentre in Regno Unito l'industria del gioco continua a ragionare "da industria", in Italia chi opera in un segmento del gioco continua a chiedere di far cadere i divieti su un altro segmento dello stesso settore: perpetrando una battaglia di quartiere finalizzata alla coltivazione del proprio orticello, che nel frattempo diventa sempre più piccolo e a rischio estinzione. Soprattutto dopo l'avvento di un governo populista che ha già dichiarato guerra al comparto. In questo senso, quindi, il Regno Unito continua a fare scuola nel resto del mondo. Con l'auspicio che in Italia qualcuno stia almeno prendendo appunti.
 
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