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Ristori, Servizio studi Senato: 'Nuovi fondi, discutibile ricorso a Dm'

  • Scritto da Redazione

Mentre il sottosegretario Baretta rassicura sulle risorse per le attività chiuse dal Dpcm, il Servizio studi del Senato muove rilievi sul Ddl di conversione in legge all'esame delle commissioni.

Dopo il Dpcm è il tempo dei “ristori”, per le categorie economiche più colpite dalle nuove restrizioni per il contenimento del Covid, gioco in testa.

Indennizzi che verranno ulteriormente rimpinguati, come assicurato dal sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta: “Le risorse a fondo perduto del decreto Ristoro sono state assegnate a partire da quelle attività che, per scelta governativa, sono state costrette a chiudere. Il criterio per il prossimo decreto sarà tarato sui nuovi provvedimenti di chiusura che interesseranno i territori”, ha ricordato a Sky Tg24.

Rassicurazioni a cui si sommano, però, i rilievi mossi dal Servizio Bilancio del Senato nel dossier relativo alla "Conversione in legge del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19", da oggi, 4 novembre, all'esame delle Commissioni Bilancio e Finanze. 
Secondo i tecnici, “appare discutibile la scelta di demandare integralmente a decreti interministeriali l’individuazione di soggetti aggiuntivi ai quali destinare pubbliche provvidenze”.
Si osserva, comunque, che “l’importo medio assunto dalla Rt è pari a circa 5.600 euro, maggiore di circa il 10 percento (500 euro) di quello calcolato per le imprese già beneficiarie del contributo di cui all’articolo 25 del decreto-legge n. 34, che hanno un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro".
Considerato che le imprese “con fatturato annuo superiore a 5 milioni di euro riceveranno – atteso che hanno necessariamente registrato perlomeno la perdita minima di fatturato richiesta dalla disposizione per accedere al beneficio – un contributo minimo di 14mila euro (e il contributo potrebbe anche raggiungere il livello massimo dei 150mila euro già in presenza, ad esempio, di un fatturato annuo di 27 milioni di euro e di una quota spettante del 200 percento), appare chiara l’esigenza di una esaustiva indicazione circa la ripartizione per fasce di fatturato dei nuovi beneficiari del contributo, onde procedere ad una verifica, perlomeno di massima, della correttezza della quantificazione”, si legge ancora nel Dossier.
“La necessità di maggiori informazioni appare ancora più rilevante alla luce del fatto che, sebbene sia previsto, tramite il rinvio alle disposizioni dell’articolo 25 del decreto-legge n. 34, il monitoraggio degli oneri della presente misura, esso non è integrato dal consueto meccanismo di rigetto di ulteriori domande nel caso di raggiungimento dello stanziamento previsto. D’altronde, la stessa clausola di copertura di cui al comma 14 fa espresso riferimento agli oneri di cui al comma 1 come valutati e non li configura come limite di spesa, per cui, qualora la quantificazione sia sottostimata, il contributo andrebbe comunque riconosciuto, con il conseguente aumento degli oneri, come peraltro sta avvenendo in relazione all'articolo 25 del Dl 34/2020 attraverso uno schema ministeriale di rimodulazione fondi”.
 
Ieri il Servizio studi ha ribadito la possibilità di individuare ulteriori codici Ateco cui destinare altri 50 milioni di euro di ristori. 
Per il gioco sperano le imprese di gestione delle Awp installate presso gli esercizi commerciali generalisti (come, ad esempio, bar e tabaccherie).
 
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