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La criminalità torna a correre: perché lo Stato non deve abbandonare il gioco pubblico

  • Scritto da Ac

Da Messina la cronaca parla di una rete criminale dedita alle corse e scommesse clandestine, rilanciando l'allarme che impone riflessioni.

Un “patto di ferro” tra il clan Galli di Messina e i Santapaola di Catania per gestire le corse clandestine dei cavalli al rione Giostra e nelle zone di confine tra le due città, facendo affari d’oro con le scommesse (illecite) che prevenivano anche da insospettabili professionisti. È questo uno dei fatti accertati nell'ambito dell'operazione “Cesare”, scattata nelle scorse ore a Messina con l'esecuzione di 33 misure cautelari da parte dei carabinieri coordinati dalla Direzione antimafia. Diciotto le misure di custodia cautelare in carcere, sei per gli arresti domiciliari e nove obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, per i reati di associazione mafiosa, corse clandestine di cavalli, scommesse clandestine su competizioni sportive non autorizzate, maltrattamento di animali, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio. Uno scenario difficile da immaginare, per chi non conosce determinate realtà, e da digerire. Sarebbe difficile anche soltanto crederci, se non si trattasse di una comunicazione ufficiale da parte dell'Arma e di arresti reali.

UNA REALTA' CONSOLIDATA - Certo non è semplice pensare che al giorno d'oggi possano ancora esistere situazioni di questo tipo, di illegalità diffusa ed esercitata sotto la luce del sole, che appaiono più vicine a una dimensione cinematografica, piuttosto che alla vita reale. Invece, è tutto vero. E per fortuna, nel caso in questione, tutto è stato sgominato dalla Forze dell'ordine che hanno momentaneamente ripulito il territorio, riuscendo a incastrare i clan anche dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Il pentito ha consentito di individuare ulteriori sette affiliati ai quali è stato contestato il reato di partecipazione ad associazione mafiosa, documentandone, fra le altre attività, anche quella relativa all'organizzazione di corse clandestine di cavalli e alla gestione delle scommesse illecite, i cui proventi alimentavano le casse del clan. Un settore criminale, peraltro, da sempre appannaggio della criminalità organizzata messinese - come evidenziato dagli inquirenti - testimoniando il fatto che la vicenda, non solo è reale, ma è anche storicizzata, per una vera e propria tradizione criminale. Anche i video diffusi in rete e mostrati dai Carabinieri di Messina, delineano una certa consuetudine e una straordinaria organizzazione che permetteva lo svolgimento delle corse sulle strade cittadine, bloccate e sorvegliate da affiliati dei clan. Un'organizzazione perfetta, ricostruita dagli inquirenti, la quale prevedeva che alcuni affiliati si occupavano di accudire e preparare i cavalli, sottoponendoli agli allenamenti e, grazie ad un veterinario compiacente, alla somministrazione di farmaci per migliorarne le prestazioni, provvedendo alla raccolta del denaro puntato dagli scommettitori e alla gestione dei successivi pagamenti.

Documentati anche i rapporti tra il gruppo criminale di Giostra e il catanese Sebastiano Grillo (anche lui in carcere), per l'organizzazione di corse di cavalli tra scuderie messinesi e catanesi, nonché i contatti con esponenti del clan Santapaola, per la risoluzione di controversie connesse con la gestione dei proventi delle scommesse clandestine

ILLEGALITA' AL QUADRATO - Le corse, per giunta, oltre a essere clandestine, quindi del tutto illegali, risultavano pure truccate. Per un illecito nell'illecito. Le gare tra messinesi e catanesi venivano organizzate nella zona di Fiumefreddo di Sicilia (Catania), al confine tra le province di Messina e Catania. Con gli inquirenti che hanno accertato anche una controversia relativa a una corsa ritenuta truccata da una scuderia rivale di catanesi. Guardando alcuni filmati, un membro del clan si era infatti accorto che alcuni giovani su uno scooter avevano favorito il calesse rivale, e ciò a suo dire lo legittimava a non pagare la posta perduta e a pretendere la ripetizione della competizione, cosa che gli fu accordata dai catanesi a seguito degli incontri chiarificatori con i Santapaoliani.

IL DOVERE DELLO STATO – La vicenda della corse clandestine a Messina, come detto, non risulta purtroppo una novità nel nostro paese. Non solo nel messinese, dove comunque si individua una certa tradizione, ma anche in altre zone, come già verificato per esempio a Palermo, nei mesi scorsi, e non solo. 
Una dato di fatto che evidenzia, ancora una volta, che lo Stato non può e non deve abbassare la guardia nel presidio della legalità. Non soltanto attraverso l'attività repressiva - che comunque sembra funzionare, visti i pregevoli risultati che ci mostrano le forze dell'ordine con queste operazioni – ma anche attraverso un'attività regolatoria che sia in grado di intervenire preventivamente sulla creazione di determinati fenomeni. Ricordando, per esempio, che tra le ragioni che hanno spinto lo Stato, ormai tanti anni fa, a introdurre un sistema di gioco legale, c'era proprio la necessità e l'obiettivo di creare un'alternativa al gioco illegale che rappresentava un fenomeno diffuso e in mano, per lo più, alla criminalità. Come già effettuato anticamente nel commercio dei tabacchi – divenuti monopoli statale per contrastare il contrabbando – anche nel gioco il legislatore ha deciso di intervenire creando un'offerta pubblica e gestendone il banco, attraverso il modello concessorio. Creando quindi un sistema di gioco di stato che ha garantito, nel tempo, risultati straordinari in termini di emersione del sommerso e di presidio della legalità, oltre ai ben noti (e altrettanto pregevoli) risultati economici. Anche se oggi in pochi conoscono le origini di tale sistema né ci si preoccupa di volerlo conoscere e comprendere. Arrivando addirittura a mettere in discussione il modello concessorio, nonostante tali risultati. E – peggio ancora – nonostante i rischi di cui sopra. Sulla scia di un populismo sempre più dilagante, almeno fino a qualche mese fa, che ha scardinato ogni punto fermo del nostro ordinamento, figurarsi quindi cosa poteva accadere con i settori già in bilico dal punto di vista del consenso, come è sempre stato quello del gioco.
Ora però è arrivato il momento di accantonare e resettare ogni forma di (pre)giudizio e adottare tutta la concretezza del caso, perché la posta in palio è il futuro del paese ed è quindi ben più importante di qualunque speculazione politica o campagna elettorale. Sì, perché, se le attività illecite, come abbiamo visto, continuano a rappresentare una triste tradizione italiana (come emerge, peraltro, anche dagli altri sequestri di ieri, eseguiti dall'Agenzia delle Dogane nel settore degli apparecchi da intrattenimento), con un particolare slancio in determinati territori, per quanto riguarda le attività di gioco è già dimostrato che ogni volta che si abbassa la guardia, non solo nei controlli ma anche nelle politiche di regolamentazione, si va subito a rinvigorire la rete illegale. Con la criminalità che non aspetta altro che un passo falso dello Stato per riappropriarsi di un mercato più che redditizio. Pertanto, non solo deve continuare a esistere un'offerta di gioco legale, sotto il controllo dello Stato, ma deve anche essere in grado di competere con l'offerta illegale, che continua a manifestarsi in tante forme diverse, anche le più assurde come quelle così grossolane come le corse clandestine degli animali.

Una riflessione che consegniamo ai decisori in un periodo storico dominato dall'incertezza globale e dalle innumerevoli difficoltà provocate dalla pandemia in cui appare ancora più importante salvaguardare il mercato del gioco legale. Visto che come già spiegato da più parti e, in particolare, come evidenziato anche dal Capo della Polizia Franco Gabrielli, nel periodo del precedente lockdown la chiusura delle sale giochi e l’interruzione delle scommesse sportive e dei giochi gestiti dai Monopoli di Stato potrebbe aumentare il ricorso al gioco d’azzardo illegale. Aggiungendo che la crisi economica portata dal Covid-19 ha già provocato una "riorganizzazione" progressiva da parte della criminalità organizzata, con il rischio concreto che possa sostituire con le proprie "imprese" malavitose quelle legali che al momento non sono in condizioni di poter operare. E se ciò vale per qualunque tipo di attività ed economia, per il gioco vale in maniera ancora più accentuata, visto che la criminalità, oltre a poter cannibalizzare le imprese legali, può fare molto di più. Come era già emerso dai fatti di Palermo, durante il precedente lockdown, e come accade oggi a Messina, mentre va in scena un secondo lockdown, per quanto parziale possa essere. Per questo, al di là del mantenimento del gioco legale durante la pandemia (aspetto già accantonato dall'esecutivo, che sulla scia dell'emergenza sanitaria ha chiuso come prima attività proprio i locali di gioco), sarà bene preoccuparsi di mantenere in vita l'offerta statale anche al termine di questa triste parentesi del Covid, evitando la scomparsa di pezzi della filiera e di punti vendita, che darebbe campo libero all'illegalità.

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