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Daveri (Sda Bocconi): 'Regole certe, riforme strutturali'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Secondo l'economista Francesco Daveri è necessario uscire dalla logica dei "sostegni" alle attività più colpite dalla pandemia, una traccia sulla quale ideare anche un quadro normativo durevole per il settore del gioco. 

Un anno difficile, quello che si sta concludendo, e che fa pendant con un 2020 anch'esso profondamente segnato dalla pandemia. Ma nonostante non siamo ancora fuori dall'emergenza, è tempo di tracciare un bilancio e soprattutto di guardare a un futuro in cui si deve puntare decisamente sulla ripresa delle attività economiche e commerciali, in cui si può collocare anche il gioco.

Ma quali sono le direttrici che la politica deve seguire in questo campo? Lo chiediamo all'economista Francesco Daveri, docente presso il Master in Business Administration della Sda Bocconi di Milano.

"Quello che sta succedendo è che stiamo vivendo una fase nella quale l'Italia ha un'opportunità da cogliere, e farebbe bene a farlo. È presto per dirlo ma c'è la possibilità di effettuare una manovra di bilancio potenzialmente molto favorevole all'Italia e che sarebbe un peccato sprecare. Sembra che la politica stia lasciando da parte le liti per concentrarsi sugli aspetti di sostanza. Questo grazie al l’impulso dato dalla politica. Ma anche in questo ambito si sta forse facendo strada l’idea che, se è giusto beneficiare dei bonus negli ambiti consentiti: poter effettuare manovre in una situazione molto più pacificata dal punto di vista della politica".

Quali sono le sue attese per l'anno che verrà, anche alla luce della ormai certa proroga dello stato di emergenza e, comunque, del fatto che con il Covid dovremo convivere ancora per un po'?

"Ci deve essere cautela, ma un'altra cosa che mi sembra evidente è che, per una volta grazie a quanto sta facendo la politica in questo periodo, i chiari di luna odierni sono diversi a quelli di qualche anno fa e questa è una cosa che era difficile aspettarsi. Indubbiamente, il fatto di aver cambiato il gioco ha innescato una situazione che potrebbe consentire a tutti gli attori in campo di provare a dare il meglio di sé anziché farsi prendere da quella litigiosità che era stata purtroppo una costante della politica italiana e che aveva reso meno credibile qualsiasi intendimento che i governi che si erano succeduti avevano tentato di mettere in campo. Le novità che arrivano da anche dall'avvento di attori politici che prima non c'erano e che consentono il manifestarsi di nuovi elementi e di soggetti più pragmatici. È presto per dirlo ma sembra si stiano manifestando orientamenti politici diversi. Forse lasciando meno  spazio alle liturgie e ai conflitti che in passato davano troppo spazio ad accordi in Parlamento difficili da capire per chi è all'esterno. Ora le politiche sono il frutto di un cambiamento del modo di vedere le cose, del chiedersi come andrà a finire il Paese: farsi queste domande è un grande novità rispetto al passato e consente anche ai nostri interlocutori internazionali di farsi le domande e di avere delle risposte su quanto potrebbe succedere in Italia. Questo è un elemento di novità e di positività, in quanto ora il gioco della politica sembra molto più chiaro. Ciò significa che la litigiosità precedente ha lasciato il posto a situazioni che sono, come minimo, più facilmente interpretabili. Non so quanto durerà ma per i cittadini è un grande miglioramento. E che sta dando i suoi frutti. È più facile capire cosa vuole fare il governo, che cosa ha in mente, le sue strategie, non ci sono le alchimie di un tempo".

Pensando a come, non solo in Italia, è stata gestita politicamente la pandemia, sono stati fatti degli errori e, soprattutto, c'è il rischio di compierne ancora in futuro? Quali sarebbero le scelte più sbagliate dal punto di vista economico?

"Credo che ci siano grandi aspettative da parte dei cittadini e che il governo ne sia pienamente consapevole. Se dura, sarà un grande cambiamento, di stile e che potrà diventare patrimonio comune da non disperdere. Questo è importante e viene prima dei risultati che si ottengono, in consente consente una migliore leggibilità delle opinioni dei cittadini. Le idee cambiano, come è giusto che sia, ma l’importante è che le politiche rimangano comprensibili e siano capiti dalle persone che devono giudicarli. Questo sarebbe un ottimo criterio per l’azione di politiche migliori. Con questo sistema, i politici precedenti faranno e fatica a farsi vivi di nuovo, una volta che si è adottato questo sistema: parlo, faccio capire e vengo valutato in funzione di quello che ho detto. È un beneficio che non sia perde e non viene dimenticato facilmente".

La pandemia ha cambiato strutturalmente il modo di fare business e i modelli economici? 

"È presto per dirlo, ma quello che mi sembra di vedere è che la pandemia ha prodotto dei cambiamenti che non ho ancora capito se sono permanenti o se stiamo vivendo una situazione di fortunata contingenza per cui è diventato possibile adottare politiche che non sono quelle di ieri e sulle quali c'è consenso nel Paese. Certamente quella attuale è una circostanza fortunata perchè dà la possibilità di adottare politiche che vengono capite. Questo non vuol dire che saranno tutte rose e fiori, ma almeno per un periodo avremo ministri che non tirano a campare e si aspettano di essere giudicati per questo. Si tratta di un grande passo avanti".

Tra i settori più colpiti dalle misure adottate per combattere la pandemia, oltre al turismo e agli spettacoli, anche il gioco. In che modo si può sostenere la ripresa per i settori più colpiti? Ritiene sufficienti le misure adottate?

"Certamente si devono sostenere l'economia e i settori che sono in una situazione di difficoltà, ma non si potrà andare avanti per sempre con sostegni, sempre e comunque. Bisogna dunque capire quando i sostegni dovranno lasciare spazio a misure più strutturali, a riforme che sono lì per durare. Ai cittadini interessa avere politiche che siano il più possibile durevoli. Non è facile, ma è quanto Draghi sta cercando di fare, anche beneficiando dell'attuale luna di miele con i mercati, che cercherà di capitalizzare e farà bene a farlo. Il sole che ora splende sui mercati consente di attizzare la fiducia e questo diventa anche posti di lavoro. È importante avere politiche che durano e che creano fiducia".

Anche prima della pandemia, il gioco aveva i suoi bei problemi: su tutti la mancanza di una sua regolamentazione uniforme sul territorio nazionale, con conseguente difficoltà/impossibilità a effettuare una programmazione dell'attività e a partecipare a bandi, che infatti non sono stati neanche indetti. Quanto è importante, per un qualsiasi settore economico, avere regole e certe?

"È molto importante per i vari settori, ben prima di quello del gioco, poter contare su un quadro di permanenza delle politiche che sono adottate. Questo ancora adesso è particolarmente rilevante. Anche per il gioco, è importante operare con un quadro regolatorio e va capito che cosa è opportuno modificare o se invece le cose vanno tenute come sono".

Tra gli articoli che lei ha scritto nel corso degli anni ce n'è uno sugli “Orientamenti ideologici dei Governi e risultati macroeconomici delle politiche”: lei ritiene che il gioco con vincita in denaro, protagonista per esempio del decreto Dignità che ha vietato del tutto la sua pubblicizzazione, sia oggetto di un atteggiamento ideologico? Ed è giusto che su temi comunque sensibili, si abbia un atteggiamento ideologico/proibizionista?

"È importante è che ci sia grande attenzione alle politiche che vengono adottate. Serve un quadro normativo coerente che consente agli operatori in campo di regolarsi. Va considerato che alcune delle misure che possono essere adottate nel settore del gioco possono avere effetti deteriori sugli individui e sugli operatori. Bisogna sempre fare attenzione e considerare che una regolamentazione mal disegnata, anche in questo campo, tende a generare risultati perversi o comunque che non vanno bene".

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