Per Tredese (Elmac) bisognerebbe considerare valide tutte le macchine autocertificate in esercizio, per poi discutere con il regolatore su come eseguire le omologhe.
Scritto da Ac
Eag expo, Tredese (Elmac): ‘No a omologhe dopo autocertificazione’
Londra – “L’obiettivo della nuova normativa italiana sull’intrattenimento è chiaro e pure condivisibile. Ma quello che non può e non deve accadere è che si uccida un mercato a causa di procedure inutili è troppo onerose”.
Il messaggio, scandito forte e chiaro, arriva dalla fiera dell’amusement in corso a Londra fino al 3 marzo – l’Eag expo – ed è firmato Tiziano Tredese: fondatore di Elmac e tra i maggiori esperti in Italia di puro intrattenimento.
Commentando la situazione di stallo in cui si trova il comparto italiano in seguito all’introduzione della nuova disciplina sulle omologazioni dei giochi, rimarca: “Abbiamo trascorso gli ultimi due mesi, con costi e tempi incredibili, a predisporre la documentazione di tutti gli apparecchi elettromeccanici di puro intrattenimento per le procedure di autocertificazione previste dalla nuova normativa – spiega – e ora che abbiamo completato questo lavoro immenso, necessario per salvare il parco macchine esistente e spesso ancora da ammortizzare per gli operatori, ci ritroviamo a dover omologare comunque queste macchine tra qualche mese, visto che dovranno essere certificate entro prima del 2023”.
Tutto questo, secondo Tredese, “appare surreale”.
“Dopo che abbiamo censito e dichiarato tutti i giochi che sono in circolazione – sottolinea – e dopo aver dimostrato che si tratta di apparecchi elettromeccanici e di pura abilità, assumendoci tutta la responsabilità di quanto certificato, non si capisce per quale motivo si dovrebbe comunque procedere con un’omologa. Col risultato che molte di queste macchine verrebbero buttate, visto che è difficile anche recuperare il materiale necessario, come il codice sorgente. E questo comporterebbe la morte di tanti piccoli e medi distributori italiani”.
Secondo Tredese, quindi, la soluzione ideale dovrebbe essere quella di considerare valide – fino a prova contraria – tutte le macchine autocertificate che sono oggi in esercizio, per poi discutere insieme al regolatore su come andare ad eseguire le omologhe dei prossimi giochi di nuova e futura produzione o importazione. “Questo vorrebbe dire ottenere gli stessi risultati che si è prefisso il regolatore ma senza uccidere il mercato e compromettere l’attività di tante imprese in un momento già particolarmente difficile”.
E non si tratterebbe peraltro neanche di doversi inventare nulla: “Basterebbe applicare o mutuare norme già adottate e con successo in altri Paesi, come la Spagna, l’Olanda e altri ancora – conclude Tredese. Serve quindi un approccio europeo nella gestione dell’intrattenimento”.