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‘Giocare da grandi’, il dibattito sui dati Swg e Igt con Iaccarino, Mascolo e Zamparelli

10 luglio 2024 - 21:41

Armando Iaccarino di As.tro, Rita Mascolo di Luiss Guido Carlo e Emilio Zamparelli presidente Sta, hanno commentato le rilevazioni dell’osservatorio del gioco nell’evento di Formiche in collaborazione con Swg e Igt.

Scritto da Ca
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A commentare i dati dell’evento “Giocare da grandi. Le rilevazioni dell'Osservatorio sul gioco pubblico 2020/2024” organizzato da Formiche in collaborazione con Swg e Igt, la quinta ricerca sul settore, anche Armando Iaccarino, Presidente Centro Studi As.tro, Rita Mascolo, Professoressa a contratto di Storia dell’Economia e dell’Impresa, Luiss Guido Carli e Emilio Zamparelli, Presidente Nazionale del Sindacato Totoricevitori Sportivi. 

Ad inaugurare il giro dei commenti è stato il presidente Iaccarino: “La percezione di un fenomeno nasce normalmente sulla base dei dati ma soprattutto sulla base della diffusione mediatica degli stessi. Quindi, il discorso del gioco è estremamente sintomatico cioè quale sia la dimensione effettiva del problema è una cosa e come viene percepito il problema è un’altra. Porto un esempio molto semplice: uno degli ultimi report della regione Lazio, quello del 2023, ci dice che nel quadriennio dal 2019 al 2023, gli iscritti al Serd sono sostanzialmente rimasti gli stessi circa 19.000 poi come nelle istruzioni delle assicurazioni in piccolo sotto c’è scritta un’altra cosa e cioè che la suddivisione di questi 19.000 che peraltro per una regione come il Lazio sono anche pochi, va fatta tra le diverse dipendenze a cui si fa riferimento. Si scopre che in quella ripartizione la dipendenza da gioco riguarda circa 800 persone che nel quadriennio sono rimaste quelle. Allora a scanso di qualsiasi equivoco ci teniamo a specificare che anche un caso è importante e che siamo di fronte a un elemento di grandissima sensibilità è effettivamente una malattia la dipendenza come le altre tipologie di dipendenza. Ma possiamo anche asserire che non è la dipendenza numero uno, non è l’emergenza nazionale che giustifica il livello di diffusione mediatica che c’è stata. I numeri dicono un’altra cosa dicono. Un altro esempio? L’Emilia-Romagna che è una delle regioni che sono più come dire impegnate nel contrastare questo tipo di attività in un report ha scoperto che la dipendenza da gioco è aumentata del 149% ma in che periodo in 15 anni negli ultimi 15 anni e con quali numeri è passata da circa 600 a circa 1400 unità. Non sto sottovalutando un fenomeno che va affrontato e lo va fatto con serietà ma da qui a far diventare come spesso nella rappresentazione mediatica è avvenuto negli ultimi anni l’emergenza numero uno di questo paese beh, ce ne passa e anche parecchio. Condivido il concetto esposto dai politici intervenuti oggi e cioè che quando un fenomeno quale che sia acquisisce una connotazione politica specifica e diventa elemento di contrapposizione all’interno del quadro politico a quel punto i numeri svaniscono la percezione fa riferimento ad altro che non è la realtà a cui fare a cui si dovrebbe invece avere come fondamento.”

A proseguire la professoressa Mascolo: “Rispetto a ciò che ha anticipato il presidente Iaccarino, certamente esiste una problematica altra faccia della medaglia e rappresentata da quelle che possono essere i costi  sociali e i costi economici legati alla dipendenza patologica che vengono percepiti in maniera eccessiva. Questo è legato ad alcuni fenomeni ben noti in ambito di economia comportamentale ossia i bias cognitivi: l’individuo non è un individuo perfettamente razionale perfettamente in grado di valutare e più un fenomeno o un evento è ricorrente e più la convinzione che esista quel pericolo aumenta. In questo caso un peso rilevante lo ha sicuramente la comunicazione i media e come passano l’informazione. Basta pensare ai dati ultimi dell’Istituto superiore della sanità che coinvolge 1,5 milioni della popolazione, siamo intorno ai 2,5% della popolazione italiana non è un dato così estremamente rilevante anche se questi casi vanno seguiti con una giusta adeguata regolamentazione misure di prevenzione della dipendenza che vada a minimizzare i costi sociali ma certamente importante la campagna di informazione onde evitare che questi bias cognitivi vadano a modificare effettivamente la percezione statistica e medica del fenomeno.”

Prezioso come sempre l’intervento di Emilio Zamparelli: “Analisi come quella di Swg e Igt possono dare degli spunti sicuramente interessanti perché questi vengono dal lavoro sul campo che fotografano quello che poi è  la realtà che viviamo quotidianamente con con i clienti. Abbiamo visto dalla ricerca che il gioco è divertimento e questo è importante perché l’immagine che esce dal gioco è un’immagine totalmente diversa da quella fosca e sbiadita che spesso viene rappresentata. In realtà è un divertimento popolare ed è giusto che questo divertimento sia canalizzato nella maniera corretta. Per questo abbiamo bisogno di un ente deciso un regolatore che regoli il settore e una rete rendita che sia altrettanto responsabile e che gestisca il gioco con la massima responsabilità. Si parla sempre in qualche modo di un ampliamento dell’offerta che, però, non c’è stato. In realtà si è legalizzato quel pezzo di settore che veniva gestito in maniera esclusiva dalla dalla criminalità come i vecchi videopoker che sono diventate slot. Quindi sostanzialmente non abbiamo avuto un ampliamento della della dell’offerta di gioco, quello che abbiamo avuto è stata una legalizzazione in cui è stato fondamentale il ruolo dell’ente regolatore che ha saputo cogliere i segnali e che ha portato nell’alveo della legalità quei giochi che in realtà venivano gestiti dalla criminalità e che presentavano una risorsa importante per la criminalità.
Il giudizio che ancora aleggia sul settore è quel falso moralismo perché poi abbiamo visto nella ricerca che chi si lamenta del gioco è chi non lo conosce. Sono probabilmente quelle persone che non hanno mai giocato una schedina o non sono entrati mai in una sala ma per loro è per partito preso direi anche quasi per un atto di fede essere contro il gioco.”

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