Italo Marcotti, presidente di Federbingo e vice presidente di Sistema gioco Italia, illustra la situazione drammatica in cui versa la tombola elettronica.
Scritto da Ac
Marcotti (SgI): ‘Unire le forze per nuova rappresentanza del gioco'
Roma – “La situazione che vive oggi il segmento del bingo è a dir poco tragicomica e i numeri parlano chiaro: oggi abbiamo 188 concessioni operative e tre sono state perse dall’inizio dell’anno, mentre sei sono in attesa di poter ripartire. La situazione è tragica, quindi, per le imprese del bingo se non fosse anche quasi comica al tempo stesso per come viene gestita a livello politico ed economico: quello che ci stiamo sforzando di far capire al Governo è che la revisione dei canoni di concessione è doverosa e necessaria a scongiurare la morte delle imprese”.
A illustrare la situazione della tombola elettronica è Italo Marcotti, presidente di Federbingo e vice presidente di Sistema gioco Italia, durante la presentazione del nuovo dell’organismo di Confindustria tenutasi oggi, 9 marzo, a Roma.
“Guardando ancora i numeri – spiega Marcotti – il canone nel 2002 incideva per il 2,58 percento sui ricavi dei concessionari. Oggi dopo la crescita del canone degli ultimi anni si è arrivati a un’incidenza di oltre il 6,5 percento. Numeri che decretano il fallimento inevitabile delle imprese di questo settore, che è senz’altro quello più povero in termini di ricavi tra tutti quelli che compongono la filiera: Il bingo rappresenta oggi circa l’1 percento del paniere dei giochi gestiti dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, ma oltre il 10 percento della forza lavoro impiegata nel comparto. Non siamo un gioco ad alto rischio, dal punto di vista delle dipendenze patologiche eppure non riusciamo a far sentire la nostra voce”.
Questo significa – secondo il presidente di Federbingo – che “dobbiamo convogliare gli sforzi unendo le varie voci e mettendo a fattor comune le singole esperienze per far valere il comparto del gioco a livello generale”.
Serve “uno sforzo da parte dell’intero settore – aggiunge Marcotti – ma serve anche da parte degli altri interlocutori, istituzionali e non, perché è ormai evidente a tutti che il gioco pubblico svolge un ruolo centrale in termini di tutela della legalità e questo non si può più nascondere”.