Speciale intrattenimento e turismo: il tempo libero, oltre i luoghi comuni

Seconda puntata dello speciale di GiocoNews su turismo e intrattenimento. Fabio Massimo Lo Verde (Università degli studi di Palermo) individua quattro tendenze precise.
Scritto da Fm

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“Sono sempre di più le persone che preferiscono consumare il tempo libero a disposizione – in attività, ad esempio, poco impegnative – che a investirlo in attività anche più gratificanti a medio-lungo termine che però sono più impegnative.”

È quanto si legge nel saggio “Libero, liberato, liberatorio, liberticida. I mutamenti del leisure time tra modernità e postmodernità”, scritto da Fabio Massimo Lo Verde, professore ordinario di Sociologia generale presso il Dipartimento di Scienze economiche, aziendali e statistiche dell'Università degli studi di Palermo.

Proprio lui è il protagonista della seconda puntata dello speciale di GiocoNews su turismo e intrattenimento, dopo la prima con al centro l'intervista a  Marxiano Melotti, professore associato di Sociologia urbana, turismo e patrimonio culturale dell'Università Niccolò Cusano.

Il professor Lo Verde ci fa qualche esempio sui nuovi trend nella fruizione del tempo libero. “Io ho preso in considerazione alcuni dati per confermare questa tendenza, già registrata da Robert A. Stebbins tra il 2018 e il 2020, che vedono le persone preferire mediamente attività di time out, di casual leisure, non impegnative: una passeggiata, un drink, la socialità senza impegno. Il tutto in ragione di due condizioni: la velocizzazione dei ritmi della vita quotidiana e la privatizzazione degli spazi, specie per alcune fasce d'età. In parallelo al costante aumento di attività, e all'aumento dell'offerta di luoghi che consentono la fruizione di questo tipo di modalità di consumo del tempo libero, si registra una riduzione del numero di iscritti alle associazioni per il serious leisure, che presuppone un impegno, la costruzione di una carriera, il coinvolgimento di amatori, nello sport come nel teatro. Il serious leisure quindi sembra coinvolgere una percentuale sempre più bassa di popolazione. L'unico elemento in controtendenza è la fruizione culturale, che però non può essere considerata a tutti gli effetti forma di casual o serious leisure”.

Parlando di turismo, dalla nostra chiaccherata con Lo Verde poi emergono delle tendenze interessanti e delle tipologie ben precise alle quali fare riferimento, e in cui ognuno di noi potrà giocare a riconoscersi.

Nel libro “Sociologia dei consumi turistici” il professore dell'Università di Palermo ha analizzato i trend più consolidati dagli anni Cinquanta ai giorni nostri, individuando quattro modalità. “Il modello alla Mc Donald, 'chiavi in mano', con l'agenzia turistica che organizza tutto, pur restando una parte importante, soprattutto per le fasce più anziane della popolazione, è in decremento. Poi c'è il 'turismo alla Ikea', dove siamo noi stessi ad assemblare il viaggio, compriamo delle singole 'parti' e le mettiamo insieme, che è significativamente in crescita.

Un altro ancora è il 'turismo alla Apple', che mescola vita reale e online nel vivere l'esperienza turistica, la quale diventa una pratica digitalizzata: consultiamo le recensioni, condividiamo la nostra vacanza sui social, ma come promosso dall'azienda di Cupertino, in fondo, è per molti ma non per tutti. In parallelo c'è il 'turismo alla Wikipedia', il più recente, interessante, attraente per il turista ricercato, di chi intende partecipare direttamente agli eventi per i quali si muove: ad esempio andare in Tanzania a fare volontariato per costruire un ospedale da campo, oppure al Carnevale di Rio e cercare di entrare nel team di chi organizza i carri che sfilano.

Il turista colto della classe medio alta, quello che muove le tendenze, vuole un'esperienza turistica caratterizzata da una polisensorialità a tutti gli effetti, che vada oltre il gusto del viaggio ma cerchi l'autenticità.

Non a caso, l'ultimo paragrafo del mio libro si chiama 'La fine del turista', che è contento quando 'non fa il turista'. Non è un caso che cominci ad avere successo come destinazione turistica la provincia italiana, da Comacchio alla Sardegna meno nota, le Cinque terre, ma nelle parti meno affollate, e così via. Con la voglia di fare esperienze lontane dal quotidiano, ma con ritmi che richiamino la quotidianità, in una sorta di gioco delle parti fra popolazione ospitante e ospitata in cui ciascuno recita un po' la sua parte: l'accoglienza, il rispetto della specificità dei luoghi, andare oltre i luoghi comuni”.