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Gioco, apparecchi illeciti e estorsioni sotto la lente della Gdf a Caserta e Foggia

15 novembre 2021 - 17:20

La Guardia di finanza scopre una sala illegale a Caserta e la tentata estorsione ad un imprenditore del settore degli apparecchi da gioco a Foggia.

Scritto da Redazione

Si parla anche di gioco nei verbali relativi ad una serie di controlli operati dalla Guardia di finanza sul territorio nazionale.

A Caserta, ad esempio, i finanzieri del Gruppo Aversa, insospettiti da un curioso andirivieni sul retro di un bar ubicato in Trentola Ducenta, hanno scoperto, non appena varcata la porta d’ingresso, “il titolare dell’attività intento a premere, con insistenza, il pulsante di un piccolo telecomando che aveva tra le mani, puntandolo in direzione di una stanza attigua”, secondo quanto si legge in una nota diramata dalle Fiamme gialle.

Là i militari hanno trovato una vera e propria sala slot abusiva con sette apparecchi non collegati alla rete dell’Agenzia delle dogane e monopoli, il cui impianto elettrico di alimentazione era collegato ad una centralina elettronica che poteva essere disattivata proprio tramite il predetto telecomando.

Nel corso delle operazioni i militari hanno accertato tra l’altro, che i sette apparecchi, al cui interno c'erano oltre 2.200 euro in contanti, erano state modificati “sia in relazione alla tipologia di giochi offerti sia nelle percentuali di vincita, di gran lunga inferiori a quanto previsto dalla normativa in vigore. I macchinari da intrattenimento così gestiti non solo permettevano al gestore di sottrarre al Fisco i ricavi delle giocate, ma causavano grave pregiudizio ai giocatori in quanto il collegamento con la rete dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, garanzia di gioco sicuro avente la finalità di mettere al riparo gli utenti dalle macchine da intrattenimento 'truccate', era stato inesorabilmente eluso".
 
Al termine delle operazioni, il titolare del bar è stato denunciato alla Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli Nord per esercizio abusivo di gioco d’azzardo aggravato, ricettazione e mancata esposizione della tabella dei giochi proibiti. Nei suoi confronti, sono state elevate sanzioni per oltre 30mila euro in relazione al mancato collegamento dei macchinari alla rete dei monopoli e per la non conformità degli stessi alle previsioni di legge. "Nell’esercizio commerciale è stato inoltre scoperto un dipendente 'in nero', risultato percettore del 'reddito di cittadinanza', la cui posizione è stata segnalata ai competenti Uffici Ispettivi del Lavoro, dell’Inps ed all’Autorità giudiziaria per le previste sanzioni penali e la revoca del beneficio ed il recupero delle somme indebitamente percepite”.
 
I finanzieri del Comando Provinciale di Foggia invece hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Foggia, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un soggetto indagato del delitto di tentata estorsione, per aver richiesto – con reiterate condotte intimidatorie – ad un imprenditore operante nel settore degli apparecchi da gioco, il versamento del “pizzo”, pari a 10mila euro, per poter installare i propri dispositivi nell’esercizio commerciale e una quota mensile di 500 euro.
 
L’operazione, denominata “Poker d’assi”, fonda su un quadro gravemente indiziario costruito al termine di una minuziosa attività di polizia giudiziaria, anche di natura tecnica, della Tenenza della Guardia di Finanza di Lucera, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, che ha permesso di far emergere l’esistenza di uno “spaccato criminale” imputabile all’arrestato, attivo sul territorio lucerino e alcuni Comuni dei monti dauni.
 
Le indagini hanno permesso di accertare che il soggetto, pluripregiudicato e reggente di un noto clan di un’organizzazione criminale lucerina, sebbene in regime di arresti domiciliari (con il permesso ad assentarsi dal domicilio dichiarato dalle 10 alle 12), di fatto controllava sul territorio, nell’interesse della “famiglia”, le attività di installazione degli apparecchi da intrattenimento all’interno di esercizi commerciali.
 
In particolare, si legge in un comunicato della Finanza, “l’indagato avrebbe usato la minaccia, sfruttando implicitamente la forza intimidatrice derivante dal calibro criminale (gravato da precedenti di polizia per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, omicidio doloso, porto abusivo di armi, lesioni personali, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, ricettazione), al fine di indurre un imprenditore estraneo al contesto cittadino a sottostare a regole vessatorie per poter installare e mantenere in città gli apparecchi da gioco gestiti dalla sua società. La richiesta estorsiva posta in essere dall’arrestato ha fatto sì che l’imprenditore desistesse dal continuare a svolgere la propria attività anche sul territorio dauno, decidendo di ritirare gli apparecchi da gioco dall’esercizio commerciale in cui erano stati in un primo momento collocati”.
 

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