Enada primavera 2024, Beltrami (Kindred group): ‘Informare i giocatori per tutelarli’
Rimini – “Quali sono stati gli effetti maggiori del decreto Dignità dal 2018 sulle attività di Kindred? Parto da lontano, dalle origini del gioco online in Italia. L’accordo tra operatore internazionale e regolatore italiano era questo: prendi la licenza, fai la compliance e in cambio potrai fare pubblicità. Era questa la ragione dell’arrivo dei grandi gruppi in Italia, la libertà di comunicazione. Un valore straordinario”.
Lo ricorda Barbara Beltrami, country manager Italy di Kindred group, nel suo intervento al panel “L’impatto del betting sul futuro dell’industria dello sport” tenutosi oggi, 13 marzo, alla fiera Enada primavera 2024 in corso a Rimini fino a domani.
“Tutto ha funzionato molto bene. Tuttavia i messaggi forse troppo aggressivi hanno portato alla limitazione introdotta nel 2018. Qualcosa andava fatto, sì, ma andava regolato il messaggio, non vietato. Si poteva puntare sui messaggi di gioco responsabile, sull’informazione delle attività dei concessionari. Ma il decreto Dignità ha vietato totalmente la comunicazione ed anche di poter distinguere il gioco legale dall’illegale, quindi il player è stato esposto a rischi maggiori”, sottolinea Beltrami.
“Questo ha creato anche divario tra brand awareness importanti e chi invece, come noi, voleva crescere. Ci siamo visti tagliare le gambe. Ed è stato un autogol anche per le casse dello Stato.
Sarebbe sbagliato tornare indietro. Il Dignità, è vero, è stato preso di pancia e per propaganda e questo ha comprovato che chi ha introdotto il provvedimento non conosce il settore e dall’altra parte ha portato un grosso danno economico allo sport.
Siamo in fase di riordino – che sarà anche molto oneroso – e auspico che il regolatore vada avanti su questo tema. Vorremmo più informazione nella comunicazione senza incitamento al gioco. Il player non sa distinguere tra gioco legale e illegale. Per quanto riguarda gli investimenti dei concessionari previsti dal riordino dell'online, noi vorremmo destinarli al sociale e ad altre attività”.