Ippodromo Padova, appello al Mipaaf per tutelare i cavalli
Si avvicina a grandi passi il 26 gennaio, data in cui l’ippodromo di Padova andrà all’asta per la terza volta, a pochi giorni di distanza dalla proroga per un altro anno della gestione dell’impianto affidata al Gruppo Coppiello, che ne è titolare dal 2012.
Ma le polemiche sulla sorte dei cavalli che si trovano nelle sue scuderie non cessa.
Sergio Celin, portavoce del Comitato padovano contro il doping e la macellazione dei cavalli da corsa, torna infatti a scrivere al sottosegretario con delega all’ippica, Giuseppe L’Abbate, denunciando le condizioni di “incuria” in cui vivono gli animali.
È mai possibile che all’ingresso delle scuderie non esista nessuno che controlli e certifichi i cavalli che entrano od escono? Si è mai visto che un ippodromo sia trasformato in un ‘supermercato’ di cavalli, che entrano ed escono a loro piacimento?”.
“L’attuale proroga concessa per il terzo anno consecutivo (ricordo che il regolare contratto del Gruppo Paolo Coppiello con la Regione Veneto è scaduto il 31 dicembre 2018!) dalla Regione Veneto al Gruppo Paolo Coppiello (senza una parola a favore del benessere dei cavalli!) per continuare a gestire in comodato gratuito l’ippodromo ‘Breda’, nonostante l’inadeguatezza dimostrata negli anni, ritengo meriti una profonda riflessione su come il Mipaaf ‘controlli’ i soldi pubblici che annualmente vengono stanziati per la gestione degli ippodromi (sono anni che chiedo un’accurata ispezione in merito)!
È lecito chiedersi come sia possibile che in tre anni non si sia ancora riusciti a predisporre un bando pubblico (a cui anche lo stesso Paolo Coppiello può partecipare legittimamente) per la gestione dell’ippodromo ‘Breda’, dal momento che a forza di proroghe sono state di fatto tagliate fuori molte altre realtà del territorio (come associazioni no/profit, imprenditori, cooperative, etc.) che potevano essere interessate a loro volta alla gestione dell’ippodromo.
E, non ultimo, dal momento che parliamo di centinaia di migliaia di euro (circa 800mila), a tutt’oggi da parte del Gruppo Paolo Coppiello non si è mai avuto un rendiconto (nonostante le ripetute richieste) di come e quanti soldi siano stati utilizzati per il benessere dei cavalli. Ritengo sia legittimo saperlo, dal momento che sono soldi di noi cittadini che amiamo i cavalli, perché è solamente grazie a quest’ultimi che il Gruppo Paolo Coppiello ha ragione di esistere”.


