Cassano (Ese): ‘Stato tuteli operatori contro consumatori scaltri’

Secondo il direttore del dipartimento di scienze giuridiche dell'Ese lo Stato dovrebbe tutelare gli operatori che spesso si trovano con le spalle al muro di fronte a consumatori furbetti.
Scritto da Daniele Duso

Cassano (Ese): 'Stato tuteli operatori contro consumatori scaltri'

Il consumatore non è più un pandino che deve essere tutelato dal Wwf, anzi alcune volte è bravo, attento, e alcune volte diventa anche scaltro”. Così Giuseppe Cassano, Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche di Roma e Milano, European School of Economics, nel suo intervento al convegno su Gli Stati Generali del Diritto di Internet, organizzato con il sostegno dell’Associazione Alumni Luiss nell’occasione della Festa della Rivista “Diritto di Internet”.

Il gioco autorizzato presenta quattro certezze per il civilista, secondo Cassano, che proprio così titola il suo intervento illustrando tutti i casi nei quali il giocatore individua, e prova a sfruttare, le cosiddette falle del sistema, provando ad arricchirsi a spese dell’operatore di gioco.

“Prima questione, spiega Cassano, “è legata al palinsesto aperto: il giocatore piazza la sua scommessa quando l’evento è chiuso. Il giocatore è bravo a individuare un evento concluso ma che per errori tecnici, o per ragioni di fuso orario, non è stato concluso dall’operatore”. Su casi di questo tipo, spiega Cassano, si sono espressi di recente anche i tribunali di Nola, Napoli e Trieste. “Alla base c’è la nullità del contratto”, riporta il direttore del dipartimento di scienze giuridiche della Ese, “ma il mio dubbio è relativo alla compensazione delle spese e al problema della lite temeraria”.

Un caso simile, anche se con presupposti differenti, è legato alla proposizione di quote palesemente errate. “Anche qui ci sono dei precedenti”, spiega Cassano, “il concessionario va ad errare nella proposizione delle quota, con un errore enorme. La giurisprudenza riconosce errore riconoscibile quello che qualsiasi persona di buon senso potrebbe individuare. Vi sono addirittura soggetti che su Telegram vendono queste informazioni”, spiega ancora il civilista. “Sia nel primo che nel secondo caso i giocatori arrivano a proporsi al giudizio quando è chiara la malafede, soprattutto considerando il caso che non presentano una scommessa, ma numerose puntate, spesso condivise con tutto il resto della famiglia e con amici e conoscenti, facendo ipotizzare che ci sia dietro addirittura un’associazione a delinquere”.

Qual è il problema? Che “qualche giudice”, come illustra Cassano, “ha suddiviso le spese di compensazione perché il concessionario non dovrebbe fare certi errori”. Una decisione che non arricchisce il furbetto, ma ovviamente penalizza l’operatore.

La terza questione riguarda i casi di biglietto smarrito. “Alcuni soggetti provano, anche contra legem, a richiedere il pagamento della vincita. In tal caso”, ricorda Cassano, “occorre considerare che tutte le vincite non riscosse il concessionario deve versarle allo Stato. Il concessionario potrebbe trovarsi a pagare due volte se il soggetto in giudizio poi richiede il pagamento e il giudice decide di dargli ragione”.

Infine, da ultimo, una questione legata ad un obbligo di condotta. “È capitato che sulle lotterie istantanee un giocatore abbia portato in giudizio l’operatore perché sui biglietti non c’era la nota prevista dal decreto Balduzzi che avvisa sulla pericolosità del gioco d’azzardo. La Cassazione ha chiarito alcuni passaggi fondamentali. Esistono due norme, una regola il rapporto tra concessionario e Stato (obbligo di condotta) e una che regola il rapporto tra Concessionario e giocatore (contratto). Ma appare chiaro che il giocatore abbia provato a sfruttare una possibile mancanza per ottenerne un beneficio”.

Spiega quindi Cassano in chiusura del suo intervento che “nei giochi autorizzati, con tante norme che li regolano, spesso il concessionario si trova con le spalle al muro. Se per il contratto tra concessionario e giocatore il buon vecchio codice civile continuerà a dirimere le questioni, per tutti gli altri casi per questi concessionari rispettano le norme dovrebbe essere lo Stato a garantire una tutela”.