Soddisfazione solo parziale per Antonia Campanella, dal ministero del Lavoro la conferma che la chiusura del gioco è legata anche a questioni di principio.
Comitato donne in gioco: 'Riapriremo per ultimi, pure per questioni etiche'
Nuova manifestazione del Comitato donne in gioco, che nella mattinata di oggi, 21 aprile, è stato ricevuto al ministero del Lavoro e delle politiche sociali, capeggiato da Antonia Campanella. Sul tavolo, ancora una volta, l’allarme occupazionale, e la necessità di aiuti alle imprese e ai dipendenti, messi in crisi dal prolungato lockdown delle attività di gioco, per tutelare i posti di lavoro.
Quella di Campanella è una soddisfazione a metà, alla conclusione di tre giorni di manifestazione. “Abbiamo incontrato ieri il sottosegretario alla Salute di Stato, Andrea Costa, e oggi il direttore del ministero del Lavoro Romolo De Camillis. Soprattutto l’audizione di ieri è stata molto proficua, con il sottosegretario Costa che ci ha lasciato i suoi contatti e ha ricevuto i filmati delle nostre sale prima dell’incontro (avvenuto sempre ieri, ndr) con il Comitato tecnico scientifico. A Costa – che si occupa anche delle dipendenze, quindi ha dimostrato di conoscere bene il settore – abbiamo ribadito che la chiusura delle nostre attività è pura discriminazione. Continua la chiusura forzata mentre non siamo neanche citati tra le aperture. Costa ha compreso la nostra disperazione e ci ha garantito un aggiornamento nel corso della prossima settimana”.
Diverso il tenore dell’incontro presso il ministero del lavoro, con Campanella che usa toni meno entusiastici per descrivere il colloquio con Romolo de Camillis. “Al ministero del Lavoro abbiamo spiegato le nostre ragioni – spiega -, portando il nostro allarme sull’occupazione e in particolare sulla perdita di posti di lavoro nel momento della ripartenza: siamo consapevoli che costa meno assumere persone ex novo, per questo abbiamo chiesto incentivi per rilanciare l’occupazione e alleggerire le imprese”.
De Camillis ha preso nota delle questioni sollevate dal Comitato donne in gioco, asserendo tuttavia che “la riapertura del settore combacerà con la realizzazione del piano vaccinale – prosegue Campanella -, probabilmente quando il Paese raggiungerà la vaccinazione di massa. Questo perché siamo visti come un settore a rischio. Certo, è stato importante aver potuto portare il nostro grido di allarme al ministero, quello di 150mila persone che rappresentano il terzo settore erariale, ma che nonostante ciò non è stato finora preso in considerazione”.
“Abbiamo spiegato a De Camillis che nei nostri locali non c’è un rischio, c’è solo un pregiudizio nei confronti del nostro settore. La pandemia viene utilizzata a pretesto per chiudere attività di gioco legale e dare spazio alle mafie. Secondo De Camillis tuttavia – continua Antonia Campanella – non siamo considerati un’attività essenziale, per di più perché aleggia su di noi il rischio della ludopatia. L’ho invitato a considerare che con il gioco online è molto peggio, che noi possiamo garantire un contatto con personale formato anche per riconoscere situazioni di rischio, ma non abbiamo avuto risposte concrete. Forse anche perché continuano a confonderci con le sale giochi (per le quali basta un’autorizzazione comunale) mentre noi abbiamo un’autorizzazione della Questura, e da noi i minori non possono entrare. Credo che il problema sia proprio questo – chiosa Campanella – sul fatto che nei ministeri, nelle stanze della politica, pochi sono a conoscenza della varietà della nostra offerta. Con De Camillis non abbiamo fissato altri appuntamenti, ci ha solo detto che le nostre attività riapriranno per ultime: primo perché sono considerate attività non essenziali e, in parallelo, per una ragione etica“.
Questo è il raccolto al termine degli ultimi tre giorni di manifestazione. Ora Antonia Campanella e il Comitato da lei guidato si fermeranno per un po’, “ma solo per lasciar sedimentare e pensare quali altre azioni possiamo mettere in atto“.