I sindaci del Piemonte non demordono e, come anticipa a GiocoNews il primo cittadino di Grugliasco, Roberto Montà, ricorreranno a tre strumenti per bloccare la nuova legge sul gioco.
Legge gioco Piemonte, i sindaci: 'Al lavoro su nuova Pdl, ordinanze e ricorsi'
La nuova legge sul gioco del Piemonte è ormai realtà ed entro questa settimana, giovedi presumibilmente, dovrebbe esserne anche reso noto il testo definitivo completo di tutti gli emendamenti, con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale, ma c’è chi non si rassegna.
Sono i sindaci del territorio, fra i più penalizzati dalla normativa appena approvata, con una decisa riduzione delle loro prerogative in termine di regolamentazione del gioco con l’introduzione di un distanziometro di trecento metri, calcolati secondo il percorso pedonale più breve, per i comuni con popolazione fino a cinquemila abitanti, ed inferiore a quattrocento metri per i comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti – da istituti scolastici d’istruzione secondaria, università, banche, bancomat, money transfer, compro-oro, ospedali, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette – e di fasce orarie da rispettare tassativamente: sale da gioco e sale scommesse dovranno interrompere le attività dalle 2 alle 10, gli spazi gioco per dieci ore giornaliere complessive, di cui otto ore consecutive nella fascia dalle 24 alle 8 e due ore nella fascia di uscita dalle scuole dalle 13 alle 15.
Con una sostanziale riduzione del loro “tradizionale” potere d’ordinanza, la cui bontà, per motivi di tutela della salute e dell’ordine pubblico, è stata quasi sempre confermata dai tribunali amministrativi, seppur con qualche distinguo, vedi il recente caso di Vinovo, alle porte di Torino, dove a sconfessare l’operato del Comune è stato il Consiglio di Stato che ha ritenuto eccessivo vietare il gioco per 16 ore al giorno – dalla mezzanotte alle 14 e dalle ore 18 alle ore 20 – e senza dare conto di “adeguati approfondimenti istruttori che giustificassero l’adozione di tale stingente misura restrittiva”.
I sindaci però non si arrendono, come dichiara a GiocoNews Roberto Montà, primo cittadino di Grugliasco (To), già proponente di una proposta di legge, alternativa o quantomeno parallela al Ddl di Giunta poi approvato dal consiglio regionale che chiedeva di mantenere l’impianto della legge regionale n° 9 del 2016 e di consentire alle sale da gioco e scommesse esistenti alla sua data di entrata in vigore, nel caso di autorizzazioni decorrenti dal 1° gennaio 2014, di procedere alla rilocalizzazione entro il 31 dicembre 2023.
“Faremo tre cose”, annuncia Montà: “Provvederemo a scrivere una proposta legge di iniziativa degli Enti locali, partendo da quella già formulata, per reintrodurre distanziometro e la possibilità di fissare limiti orari; non simo disposti a cedere, e faremo di tutto per difendere le nostre prerogative.
Inoltre, lavoreremo allo schema di un’ordinanza tipo, da adottare in tutti i Comuni piemontesi, che possa consentire di non applicare la nuova legge. Ci stiamo già mettendo mano, compatibilmente con tutto il resto, e con noi c’è anche la sindaca di Torino, Chiara Appendino, nonostante le elezioni che incombono (e si terranno probabilmente ai primi di ottobre, Ndr)”.
L’ultima strada che i sindaci intendono percorrere è la stessa già scelta negli anni passati, quella dei tribunali amministrativi.
“Verificheremo gli spazi di impugnativa del provvedimento”, promette Montà.
Per una nuova battaglia che, come quella già vista in Aula per diverse settimane, si preannuncia già senza esclusione di colpi.
Forti anche del sostegno espresso, durante la discussione del Ddl n° 144, dal Consiglio delle autonomie locali, che lo ha ritenuto “assolutamente lesivo delle prerogative dei Comuni” per via della riduzione del loro ruolo nel contrasto al Gap e la carenza di uno stanziamento adeguato di risorse per sostenerli nella gestione dei relativi servizi sociali volti alla prevenzione del gioco patologico, al recupero delle persone coinvolte e al sostegno alle relative famiglie.
Tutti motivi che, ne siamo certi, torneranno nei ricorsi al Tar che verranno presentati nei prossimi mesi.