Riordino gioco, le Regioni: ‘Compartecipazione entrate giochi in legge Bilancio’
La Conferenza delle Regioni tenutasi nella mattinata di oggi, 14 ottobre, in seduta straordinaria, potrebbe segnare uno spartiacque decisivo per il riordino del gioco fisico.
Secondo quanto apprende GiocoNews.it, le Regioni sarebbero intenzionate a chiedere al Governo di inserire nella legge di Bilancio 2026 anche la compartecipazione alle entrate derivanti dal gioco chiesta ormai oltre un anno e mezzo fa.
Ma con un importante distinguo, ovvero con una compartecipazione al gettito “senza vincolo di destinazione”.
LA QUOTA DEL 5 PERCENTO – Ricordiamo che nello specifico, in audizione di fronte alla commissione Finanze e tesoro del Senato sul riordino del gioco pubblico, nel febbraio 2024 Marco Alparone, coordinatore commissione affari finanziari della Conferenza delle Regioni aveva affermato: “Nel provvedimento legato al retail chiediamo di istituire un tavolo di confronto per valutare la possibile compartecipazione delle entrate dai giochi – ad esempio del 5 percento, al netto di aggi e vincite – per investire le risorse sui territori per la prevenzione. uspichiamo l'intesa con la Conferenza delle Regioni per lavorare a quattro mani, sul tema della distribuzione e dei punti vendita va vista alla luce di oggi, la norma attuale è confusa e viene interpretata differentemente dai comuni, crea difficoltà sia per gli operatori che per i comuni. Al centro ci sono il tema del contrasto della ludopatia, l'importanza di trovare risorse per la prevenzione e la distribuzione dei punti vendita”. LE TEMPISTICHE SU MANOVRA E DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO – Il Consiglio dei ministri si riunisce oggi pomeriggio, 14 ottobre, alle 15.30 a Palazzo Chigi per l’approvazione del Documento programmatico di bilancio 2026, passaggio tecnico ma fondamentale prima della definizione della legge di bilancio vera e propria. Il Dpb, da inviare a Bruxelles entro domani, 15 ottobre, rappresenta la cornice economica di una manovra da 16 miliardi di euro che il governo intende chiudere nei prossimi giorni, tra margini di bilancio ridotti e trattative politiche ancora in corso.
All’ordine del giorno anche lo schema del decreto “Misure urgenti in materia economica” e le prime linee del disegno di legge di bilancio 2026-2028, che entrerà ufficialmente in Consiglio dei ministri il 20 ottobre. La manovra, ancora in fase di composizione, ruota intorno a quattro capitoli principali: Irpef, pensioni, sanità e sostegno alle imprese, con il comparto del gioco pubblico che resta alla finestra, sia perché abitato a porsi come voce strategica per la ricerca di coperture certe sia per l’attuazione di interventi regolatori attesi dal settore. E ora ancora di più, dopo la mossa delle Regioni.
Nelle ultime ore il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ribadito che il lavoro sui numeri è in dirittura d’arrivo: “Oggi chiudiamo i numeri, poi le norme si perfezioneranno giovedì o venerdì”, ha spiegato, ironizzando sulla concomitante visita ufficiale di papa Leone XIV al Quirinale. “Se il Papa fa il miracolo, partoriamo la manovra; se non lo fa, non la partoriamo”, ha detto sorridendo ai cronisti.
La giornata di ieri è stata dedicata a un lungo confronto tra Governo e associazioni datoriali, con oltre trenta sigle ascoltate a Palazzo Chigi. Presenti, oltre a Giorgetti, i ministri Antonio Tajani, Marina Calderone, Tommaso Foti e Adolfo Urso, insieme al sottosegretario Alfredo Mantovano e al consulente per i rapporti con le parti sociali Stefano Caledoro. Al centro del dialogo, la richiesta di misure capaci di stimolare i consumi e sostenere la competitività: più incentivi alle imprese, taglio dell’Irpef esteso ai redditi fino a 60mila euro, defiscalizzazione delle tredicesime e riduzione del costo dell’energia.
Il mondo produttivo resta prudente. “Manca la parola crescita”, ha sintetizzato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, intervenendo all’assemblea di Assolombarda. Anche Confcommercio e Confesercenti hanno insistito sul fronte fiscale, chiedendo un intervento strutturale su Ires e Irap e un alleggerimento della pressione tributaria che per il 2025, secondo le stime, supererà 342 miliardi di euro.
Sul piano politico, il confronto interno alla maggioranza resta serrato, con i ministeri che cercano un equilibrio tra spesa sociale, sostegno alla crescita e rispetto dei vincoli europei. Le risorse disponibili, pari allo 0,7 percento del Pil, non escludono un possibile contributo da parte del sistema bancario, con cui proseguono contatti bilaterali per individuare soluzioni condivise.
Dopo l’approvazione del Dpb di oggi, l’appuntamento cruciale sarà dopodomani, giovedì 16 ottobre, quando il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare e approvare la manovra finanziaria completa, chiudendo il cerchio di una delle sessioni più delicate dell’autunno economico italiano.