Verso il Governo Draghi: il totoministri e il nodo dei giochi
Ieri la chiusura del secondo giro di consultazioni con le parti politiche, oggi, 10 febbraio, l’incontro con le parti sociali e le rappresentanze di Regioni e Comuni.
Va avanti veloce l’agenda del premier incaricato Mario Draghi, che entro la fine della settimana dovrebbe sciogliere la riserva e rendere formalmente noto programma e squadra di Governo.
Probabilmente seguendo una formula “ibrida”, metà tecnica e metà politica.
In vista di un possibile giuramento per venerdì 12 febbraio, si rincorrono e prendono corpo le voci sui ministri più papabili, molti dei quali potrebbero essere donne.
In un’attesa febbrile non solo per il mondo politico e della finanza, ma ovviamente anche per la società civile e le imprese, che aspettano di capire in quale direzione guardare. Settore dei giochi compreso, che spera in un deciso cambio di rotta da parte dell’ex presidente della Banca centrale europea. E di conoscere le sue intenzioni in merito al tema del riordino – annunciato dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta come prioritario per il 2021, in vista dei bandi dell’anno seguente – ma anche dei sostegni economici previsti per puntellare la crisi del comparto. Mettendo mano al decreto Ristori V, spinto in stand by dalla crisi di Governo, dal quale dovrebbero arrivare nuovi fondi per il gioco pubblico.
A gestirlo potrebbe essere lo stesso Draghi, affiancato da due vice “di peso”, ma si fanno anche i nomi di Carlo Cottarelli (economista, presidente dell’Osservatorio conti pubblici Italiani, e “quasi” premier nel 2019), del manager Vittorio Colao (già presidente della task force nominata dal Governo Conte per fonteggiare l’emergenza Covid), del vice direttore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini. Ma anche quelli di Dario Scannapieco, vice presidente della Banca europea degli investimenti, di Lucrezia Reichlin, economista della London Business School, senza dimenticare Ernesto Maria Ruffini, attuale capo dell’Agenzia delle entrate, Marcella Panucci, ex direttore generale di Confindustria, o Franco Bernabè, dirigente con una lunghissima carriera alle spalle che parte dal mondo bancario e passa per altre imprese sia private che pubbliche.
In stretto collegamento con il Mef, visto che fra i candidati ci sono Luigi Carbone, attuale capo di gabinetto del Ministero, Daniele Franco, direttore generale della Banca d’Italia, e la giurista Luisa Torchia, professore ordinario di Diritto amministrativo e già consigliere giuridico del premier nel Governo Prodi I e nel Governo Prodi II.
In alternativa, circola anche il nome di Lamberto Giannini, Capo della segreteria del dipartimento della Pubblica sicurezza ed esperto di terrorismo.
Con l’auspicio di un intervento diretto anche per la tutela dei casinò italiani.
Fra gli aspiranti ci sarebbero Dario Franceschini, Lorenzo Guerini e Graziano Delrio (Pd), Di Maio (M5S), Giancarlo Giorgetti, Giulia Bongiorno e Gianmarco Centinaio (Lega).
Non solo per gestire al meglio l’emergenza Covid – campagna vaccinale in testa – o il Recovery plan, ma anche per mettere in sicurezza il Paese, in piena crisi economica e sociale.
Fra i tanti settori che chiedono attenzione, e soluzioni, c’è ovviamente il gioco, fra i più penalizzati dai lockdown governativi, che in questi giorni spinge compatto per una celere riapertura in sicurezza delle attività. Per garantire occupazione, gettito erariale e difesa della legalità, sempre più a rischio, come rilevano i tanti episodi di illecito riscontrati dalle forze dell’ordine e dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
Temi non di poco conto, al centro anche delle rivendicazioni dei lavoratori e gli imprenditori che scenderanno in piazza il 18 febbraio, in contemporanea a Roma e a Milano, per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sul grave stato di difficoltà in cui versano oltre 150.000 lavoratori (per un totale di 400mila persone circa) colpite dalla prolungata sospensione delle attività del settore dei giochi pubblici e dalla assoluta incertezza sulla data di ripresa.