CdS: ‘Sì a revoca licenza scommesse se fondato su elementi oggettivi’

Il Consiglio di Stato conferma la revoca della licenza ex art. 88 Tulps per la raccolta di scommesse e gioco decisa dalla Questura di Napoli per reiterate violazioni delle disposizioni di settore.
Scritto da Fm

Consiglio di Stato © Giustizia amministrativa - Sito ufficiale

Reiterate violazioni delle “disposizioni di settore, alla disciplina degli orari e al divieto di esercizio in orari non consentiti, l’utilizzo di apparecchi irregolari e con nulla – osta di messa in esercizio contraffatti, la costante presenza di soggetti gravati da precedenti di polizia”.

Li richiama il Consiglio di Stato, confermando la revoca della licenza ex art. 88 Tulps per la raccolta di scommesse e gioco decisa dalla Questura di Napoli a carico di un esercizio commerciale, e quindi respingendo l'appello presentato dal titolare per la riforma della sentenza del Tar Campania che aveva avvalorato tale provvedimento.

I giudici di Palazzo Spada sottolineano: “L’appello è infondato e va, quindi, respinto. La revoca della licenza è infatti intervenuta per l’accertata insussistenza del requisito della buona condotta e il provvedimento impugnato risulta plurimotivato, essendo fondato su plurimi elementi tutti oggettivamente riscontrati e debitamente documentati.

Al riguardo va ricordato, con riferimento al requisito della buona condotta, che ai sensi dell’art. 10 del R.D. 18.6.1931 n. 773 le autorizzazioni di polizia possono essere revocate o sospese in qualsiasi momento, nel caso di abuso della persona autorizzata.

Inoltre, ai sensi dell’art. 11, comma 3, Tulps, le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione.

Nel caso di specie, dall’esame degli atti di causa emerge chiaramente che la revoca della licenza si fonda proprio sul venir meno dei requisiti di buona condotta richiesti.

Ne consegue che la sentenza impugnata riposa su solide motivazioni, così come il provvedimento impugnato, che è basato su elementi ragionevolmente giustificati, a seguito di sufficiente e documentata istruttoria, in coerenza con le indicazioni che emergono dalla giurisprudenza”.