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Sbc Digital Italia, il fenomeno del match fixing al tempo del Covid

28 luglio 2021 - 15:56

Nel panel di Sbc Digital Italia emerge l’importanza del modello italiano, anche a livello internazionale, nel contrasto delle frodi sportive.

Scritto da Daniele Duso

Un modello, quello italiano, che fa scuola nel mondo, capace di ricoprire a livello internazionale un ruolo importante sia a livello di mediazione che di diffusione delle buone pratiche da attuare per il contrasto del match fixing. L’obiettivo del panel intitolato “il fenomeno del match fixing al tempo del Covid” è quello di far emergere le dinamiche e il grande lavoro che vi è dietro al contrasto delle frodi sportive in Italia e all’estero, considerando che da sempre le sfide che pone l’ordinamento giudiziario rispetto a quello sportivo sono state oggetto di discussione, tracciando una linea di azione comune.

A parlarne con Ludovico Calvi, presidente del Global Lottery Monitoring System e consigliere di Lottomatica, sono stati Ugo Taucer, procuratore generale del Coni, Luca Turchi, direttore Games Control office of the Games Directorate dell’Agenzia Dogane e Monopoli, Stefano Delfini, direttore del Servizio analisi criminale della Direzione centrale di Polizia criminale del Ministero degli Interni, Claudio Marinelli, Project Manager del Criminal Intelligence Officer Interpol, Roberto Ribaudo, direttore della divisione Interpol Italia, Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia. 

I composizione e finalità dei due strumenti del ministero degli Interni, l’Uiss, l’Unità informativa sulle scommesse sportive, e il Giss, il Gruppo investigativo scommesse sportive, sono state presentate da Stefano Delfini (Direzione centrale Polizia criminale) che ha spiegato come il segreto del successo, se così possiamo definirlo, sia proprio la capacità di dialogo tra i vari componenti che porta a “uno scambio di informazioni sul fenomeno, ma anche a un’analisi che può portare alla prevenzione di episodi di frodi sportive”. 

Una storia che, come ha ricordato Ugo Taucer (prefetto Coni) nel suo intervento, parte dalla legge 401 del 1989 che ha codificato i rapporti tra l’ordinamento sportivo e l’ordinamento giudiziario nel rispetto dell’autonomia dello sport, valorizzando la collaborazione tra i due ordinamenti, ben prima dunque della convenzione di Magglingen Macolin (Convenzione del Consiglio d'Europa sulla manipolazione delle competizioni sportive, del 18 settembre 2014, ndr), che “recepisce il sistema italiano trasformandolo in una buona pratica internazionale”. Sul piano, continua Ribaudo, “cito il protocollo di collaborazione tra Coni e Adm, del quale si parlava da tempo, ma che si è concretizzato paradossalmente grazie al Covid”. 

Il ruolo dell’Italia è quello di un paese attivamente impegnato a portare avanti la lotta alla corruzione nell’ambito sportivo, sottolinea Roberto Ribaudo (Iterpol) ricordando che “a sottolineare il ruolo fortemente attivo dell’Italia in questa materia il G20 a presidenza itanala si è impegnato attraverso l’Anti corruption working group a fissare dei nuovi principi di alto livello (High level principles) proprio in ambito di lotta alla corruzione nello sport. Proprio grazie alla propria capacità di mediazione l’Italia è riuscita a portare tutti i paesi del G20 ad adottare i principi di alto livello e saranno, a mio parere, una pietra miliare per costruire qualcosa non di nuovo, ma di diverso e migliore, nel mantenimento dell’integrità nello sport e nella lotta alla corruzione in quell’ambito”.

Anche così il modello italiano è diventato uno dei migliori a livello internazionale, come ha sottolineato anche Luca Turchi (Adm) ricordando il lavoro fatto per arrivare alla redazione della redazione della Convenzione europea del 2014 che “ci ha fatto capire che senza la collaborazione delle varie istituzioni non riuscivamo a proteggere sia gli scommettitori sia gli operatori del mercato. Da parte nostra abbiamo solo fatto comprendere l’importanza di questo network che noi avevamo già a livello nazionale e che poi si è sviluppato a livello internazionale”. 

Entrando più nel dettaglio Claudio Marinelli (Interpol), spiega che “Interpool funziona attraverso un sistema di notizie colorate. Una di queste è la purple notice, la notizia viola, che dà la possibilità di diffondere a tutte le forze di Polizia informazioni a livello globale su particolari tipologie di frode sportiva. Questo ci consente di essere avanti rispetto a quello che sta avvenendo, e ha consentito di sviluppare casi investigativi importanti in diversi sport, dandoci la possibilità di raccogliere una grande mole di informazioni e di diffonderle ai paesi membri. Le restrizioni imposte dalla pandemia”, ha spiegato Marinelli, “ha spostato i contatti dei criminali attraverso la rete. Si sono moltiplicate le frodi online, e proprio l’utilizzo della rete ha dato un nuovo impulso alle frodi sportive”.

“Il punto di forza del modello italiano”, ha spiegato Delfini nel secondo giro di interventi, “è proprio nella sinergia che favorisce una condivisione continua tra i vari soggetti”. ED è questo il modello che è stato riconosciuto e si sta affermando anche a livello internazionale. 

Tocca il tema della privacy invece il prefetto Taucer, che mette in allerta dall’applicare questa normativa perché “l’importante è non trasformarla in una gabbia dentro la quale ci chiudiamo da soli. Il rispetto della privacy non può diventare una cornice troppo stretta. Sta un po’ a noi a interpretare la norma senza andare ad autolimitarci, tenendo conto che questo è un settore importante per l’Erario, che crea e offre lavoro, ma occorre tutelarlo anche con l’informazione. Nascondersi dietro a un dito, come può essere nascondersi dietro alla privacy, non è sicuramente un buon servizio da offrire allo Stato”.

“Anche lo sport, come la società, si è andato globalizzando”, ha invece sottolineato Turchi, “In questo contesto anche il regolatore deve pensare in modo globale. Oggi siamo nel pieno delle Olimpiadi, e siamo usciti dall’Europeo di Calcio. Proprio in questa ultima occasione, sapendo che c’erano molte frodi potenziali, non solo abbiamo aumentato il nostro controllo sulle singole gare, abbiamo anche fatto una grande attività con Copregi per fare una serie di attività sul territorio, perché sappiamo benissimo che quello che avviene a Cordoba, a Tokyo o in Alaska, è ormai importante anche a livello italiano”.

Insieme ai colleghi del Cio giriamo il mondo (attualmente in maniera virtuale)” ha raccontato invece Marinelli, “cercando di mettere sullo stesso tavolo operatori di diverse entità, cercando di stimolarli a sedersi sempre più spesso tutti insieme. Supportiamo anche sport specifici in questo contesto, come il calcio, il tennis, il basket, ma anche il cricket (che non è ancora uno sport olimpico) che offre il fianco all’illegalità. Puntiamo a sensibilizzare e alzare l’attenzione delle singole entità che sono impegnate nello sport”.

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