Scommesse e betting tra exchange, fisco e Reddito di Cittadinanza

Il problema della tassazione delle scommesse italiane sia live che online tra exchange, fisco e Reddito di Cittadinanza.
Scritto da Redazione

Scommesse e betting tra exchange, fisco e Reddito di Cittadinanza

Un momento davvero grigio e cruciale per le scommesse sportive, sia dal vivo che online fino ad arrivare al betting exchange. Dalle chiusure delle agenzie e dei punti di gioco terrestri al boom delle scommesse sul web dopo la ripresa dei campionati e delle principali competizioni sportive nella seconda parte del 2021, fino alla chiusura di molti conti gioco vip nelle piattaforme di betting exchange, il quadro è completo. Se poi ci mettiamo anche tutte le problematiche relative agli scommettitori che hanno richiesto il reddito di cittadinanza e magari sono bettors professionisti, la situazione è ancora più ingarbugliata.Vale la pensa, quindi, fare il punto sulla tassazione sulle scommesse sportive. Come tutti i giochi legali autorizzati dallo Stato che opera grazie all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, le eventuali vincite derivanti dalle scommesse effettuate su bookmaker italiani, regolarmente riconosciuti e autorizzati dal Testo Unico delle Leggi di pubblica sicurezza per quello che riguarda le agenzie retail, dunque non devono essere dichiarate al Fisco italiano. All’interno dell’aggio applicato dalle società di scommesse (quello che abbassa in modo proporzionale il payout scommesse) è compreso un prelievo fiscale percentuale da parte dello Stato che è da considerarsi alla fonte.

Stesso meccanismo che si applica al poker, che prevede un prelievo erariale mentre si gioca al tavolo, la rake e le fee dei tornei online, o anche nei casino dove si paga alla fonte l’Isi, l’imposta sugli spettacoli.Tutto in base all’art. 30 DPR 600/1973 come novellato dall’art. 6 della L. 122/2016.Per non incorrere in conseguenze penali, come vedremo poi, e per non ritrovarsi anche l’Agenzia delle entrate alla posta di casa, è utile saper riconoscere gli operatori autorizzati. Sia live che online quello che contraddistingue i concessionari legali Adm da quelli privi di licenza è il loghino Adm, o Aams per chi ancora non ha confidenza col nuovo acronimo dell’agenzia che si è integrata con quella delle dogane, e il dominio che deve essere rigorosamente “punto it” come desinenza dell’indirizzo web del bookmaker.Inoltre la piattaforma web nonché concessionaria telematica autorizzata alle scommesse sportive deve riportare chiaramente il numero/i di concessione/i per il gioco a distanza, la sede della società e il numero di partita IVA. Sul sito Adm.gov.it c’è l’elenco dei concessionari telematici Aams abilitati al gioco in Italia dove è presente anche una blacklist ovvero una “lista nera” dei siti illegali, aggiornata costantemente, che viene distribuita a tutti i provider ADSL italiani, che risultano quindi oscurati e, teoricamente, non accessibili dagli scommettitori che giocano in Italia.

Sono tanti i siti che cambiano indirizzo più volte e che sfuggono ai controlli anche perché, oltre all’oscuramento, non c’è un vero distacco del portale dagli Internet services provider. Inoltre i bookmaker italiani AAMS offrono bonus benvenuto, bonus senza deposito, tutelano la salute dei clienti grazie ai meccanismi di autoesclusione e di limitazione del gioco e, inoltre, versano le tasse al Fisco, contribuendo in modo positivo all’economia del Paese.E proprio per non sbagliare diventa cruciale monitorare i top bonus di benvenuto offerti dai siti di scommesse legali nel 2021. In queste pagine totalmente in linea con le normative sono presenti solo bookmaker “dot it” e autorizzati a raccogliere gioco dagli utenti italiani che, a loro volta, non dovranno preoccuparsi di incorrere in denunce penali o in pesanti cartelle esattoriali.E qual è la situazione delle tasse sulle scommesse in Italia? Abbiamo parlato anche dell’inasprimento della tassazione da parte del Governo sul betting exchange mentre sui bookmaker tradizionali, almeno nelle ultime leggi di bilancio, non ci sono stati aumenti del prelievo su un gioco che è cresciuto molto riuscendo a competere con allibratori internazionali di altissimo profilo. Tramite l’azienda di Stato, Sport e Salute, fortemente voluta dall’esecutivo gialloverde, è stata applicata una tassa addizionale dello 0,5% sui volumi di raccolta di questo gioco. In un gioco molto particolare in cui l’unica tassazione possibile è quella sul margine che, tra l’altro, è anche molto bassa, i danni causati dall’errore clamoroso del Governo in questione sono stati davvero ingenti. Di fatto una tassa “ammazza betting exchange”. E come già evidenziato da Acadi e Sistema Gioco Italia nel maggio dello scorso anno difficile non essere stupiti dalla decisione di questa ennesima tassa e provare fortissima preoccupazione per il futuro di questo verticale di gioco.

Invece argomento molto caro ai lettori di gioconews specie in riferimento a numerosi fatti di cronaca degli ultimi mesi scaturiti dai controlli della Guardia di Finanza in collaborazione con l’Inps, è la correlazione tra le vincite al gioco e il reddito di cittadinanza. Sono tanti i cittadini che hanno perso il sussidio perché, magari non con i soldi del RdC visto che è vietato, giocano i soldi e non dichiarano le vincite.
Ma come funziona? Nel testo approvato dal Parlamento spunta infatti la possibilità di perdere il reddito di cittadinanza in caso di eventuale vincita al gioco, più nello specifico “anche nel caso di acquisizione del possesso di somme o valori superiori” a 6.000 euro, “conseguente a donazione, successione o vincite”. L’importo di sei mila euro sale di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare (ulteriori incrementi per terzo figlio o per la presenza di eventuali familiari con disabilità), fino ad un massimo di 10.000 euro. Se si dovesse andare oltre questa soglia è obbligatorio comunicarlo entro 15 giorni pena la perdita del requisito. A quel punto non si avranno più i requisiti necessari per ricevere l’assegno mensile del RdC. In caso di violazioni più gravi c’è anche la reclusione.