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New slot e Legge di Stabilità: venti ricorsi in giudizio, lo Stato denuncia la filiera irresponsabile

Roma – Sono venti i ricorsi che verranno discussi nella super udienza di domani, mercoledì 18 marzo, al Tar del Lazio, sulla norma dei 500 milioni a carico della filiera degli apparecchi da intrattenimento, introdotta dalla Legge di Stabilità per il 2015. Ma in arrivo ci sarebbe un'altra valanga di ricorsi che approderà sui banchi del tribunale capitolino soltanto il primo aprile. E se gli operatori chiedono, in generale, la disapplicazione o la declaratoria di illegittimità costituzionale ed europea del decreto dell'Agenzia dei Monopoli del 15 gennaio (e di ogni atto collegato), con il quale venivano applicate le norme previste dalla Legge di Stabilità che imponevano il prelievo dei 500 milioni (o, meglio, la riduzione degli aggi per tale importo), dall'altro il Ministero denuncia il comportamento irresponsabile della filiera.

 

 

RINEGOZIAZIONE ATTO DOVUTO - Nella memoria difensiva depositata dall'Avvocatura di Stato in favore dell'Agenzia delle Dogane e  Monopoli, viene spiegato come: "La previsione della rinegoziazione dei contratti è stata una necessità". Questo perché "I rapporti tra i soggetti della filiera sono regolari da contratti di diritto privato". Quindi "Il 'taglio' dei compensi si traduce necessariamente in un mutamento della componente patrimoniale di tali contratti". Era quindi praticamente automatico, secondo l'avvocatura, "immaginare ed annunciare che i contratti della filiera si sarebbero determinati nel quantum remunerativo". Questo, però, non in modo "autoritativo" bensì "secondo la libera scelta di mercato e nei rapporti interni fra concessionari, gestori ed esercenti".
Ma proprio rispetto alla rinegoziazione dei contratti, si ribadisce come questa procedura "non necessariamente implica adempimenti formali, ma è valida ed efficace anche la stipulazione, e perciò la rinegoziazione, anche per fatti concludenti". Pratica, quest'ultima, da ritenere assai facile essendo un contratto che si "ridetermina solo per quanto concerne la sua componente patrimoniale".
Tanto più che il 'quantum' della remunerazione, nella filiera, non è stabilito in misura fissa bensì in termini percentuali.

A CHI SPETTA L'ONERE DEI 500 MILIONI? - Ma allora, chi li deve pagare questi 500 milioni annuali? E' questa la domanda del secolo. Alla quale prova a rispondere l'avvocatura di Stato, secondo la quale "i concessionari vogliono accreditare la tesi che il 'taglio' della remunerazione di 500 euro grava tutto sulle loro spalle", mentre in realtà non sarebbe così. "il taglio si deve distribuire su tutte le tre componenti della filiera (concessionari, gestori ed esercenti) se e nella misura in cui ciascuna di tali componenti - in base ai contratti che corrono tra loro - si sia riservata una quota di corrispettivo". Chi, invece, non ha corrispettivo (o vi ha rinunciato liberamente) non verrebbe inciso dal 'taglio'.

DALLA FILIERA DUBBI SU LEALTA' DELLO STATO - Il fatto che nessuna delle tre componenti della filiera voglia sopportare tale 'taglio', "mette in mostra un profilo di radicale contestazione dell'intera filiera della raccolta di gioco che pone seri dubbi sull'effettivo grado di lealtà che la filiera nutre nei riguardi dello Stato concedente". Nonostante tale taglio, secondo la stessa avvocatura, "non ha nulla di punitivo, quanto piuttosto manifesta la chiamata al concorso pubblico e generale ai sacrifici che si rendono necessari per il lungo periodo di congiuntura negativa che il Paese attraversa", ad un settore che "da anni percepisce, cumulativamente, una remunerazione di circa 4 miliardi di euro" e al quale viene chiesto, sostanzialmente "soltanto un ottavo di tale remunerazione".

 

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