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Fase 2b: dal 18 maggio giochi solo nei bar, salvo limiti locali

  • Scritto da Redazione

Con il nuovo decreto legge sulle riaperture, regioni e comuni decidono cosa e come riaprire: i giochi fuori dai bar dovranno attendere.

La riapertura di bar e pubblici esercizi a partire da lunedì 18 maggio è ormai un fatto. E adesso è pure legge (o quasi, in attesa dell'uscita in Gazzetta del nuovo decreto, comunque ormai noto), sia pure indirettamente: visto che il governo si è "limitato" a stabilire che le attività economiche, produttive e sociali "devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi, adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali". In assenza di quelli regionali troveranno applicazione i protocolli o le linee guida adottati a livello nazionale"Le misure limitative delle attività economiche, produttive e sociali possono essere adottate, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, con provvedimenti emanati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020". Ovvero, il decreto dello scorso 25 marzo, il quale prevedeva che i decreti possono essere anche adottati su proposta dei presidenti delle regioni interessate, "nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero del Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l'intero territorio nazionale, sentiti il Ministro della salute, il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia. Per i profili tecnico-scientifici e le valutazioni di adeguatezza e proporzionalità, i provvedimenti di cui al presente comma sono adottati sentito, di norma, il Comitato tecnico scientifico".

In ogni caso, dice il nuovo decreto governativo, "Il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida, regionali, o, in assenza, nazionali, che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell'attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza".

ATTESA DI NUOVI PROTOCOLLI - Per quanto riguarda i giochi, dunque, il nodo da sciogliere è proprio quello dei protocolli di sicurezza. Visto che, ad oggi, non esistono ancora dei protocolli specifici a livello nazionale relativi ai locali di intrattenimento: che si tratti di sale slot, bingo, agenzie di scommesse e così via. Il che rende difficile la riapertura delle location specializzate, finché non arriveranno criteri da parte degli enti locali di riferimento o dal governo centrale. In questo senso, dunque, potranno costituire uno strumento prezioso i criteri individuati dalle organizzazioni di categoria e dagli operatori relativi alle specifiche attività di gioco. Anche se le Regioni sono già al lavoro, in queste ore, allo scopo di smarcare tutti i casi. Con il Veneto che ha già predisposto un piano completo, illustrato oggi - sabato 16 maggio - dal governatore Luca Zaia. Ma è stato proprio Zaia l'unico a parlare di gioco, spiegando che tra i nodi ancora da sciogliere rimangono "Le grandi aggregazioni", tra cui rientrano anche le sale: "I parchi come Gardaland, discoteche, sale da gioco, giostre, spettacoli viaggianti: questi temi sono ancora da discutere. Proporremo anche qui le nostre linee guida. Nelle prossime settimane verrà discusso anche questo, dal 3 giugno dovrebbe essere tutto aperto". Secondo quanto apprende Gioconews.it da fonti istituzionali, il Governo starebbe valutando un nuovo Dpcm, o un decreto, così da dettagliare le attività che potranno essere riaperte, e quelle che invece dovranno aspettare.
 
SLOT ACCESE NEI BAR - Diversa, invece, la situazione dei bar: altre location dove vengono offerti alcuni prodotti di gioco. Per i pubblici esercizi, infatti, i criteri esistono e sono riportati nelle "Linee di indirizzo per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative" pubblicate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Nelle schede tecniche riferite a bar e ristoranti si legge vengono fornite indicazioni per ogni tipo di esercizio di somministrazione di pasti e bevande, "anche se collocati nell’ambito delle attività ricettive, all’interno di stabilimenti balneari e nei centri commerciali". Tra le misure si richiede di "predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione, comprensibile anche per i clienti di altra nazionalità". Potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura superiore ai 37,5 gradi. È inoltre "necessario rendere disponibili prodotti igienizzanti per i clienti e per il personale anche in più punti del locale, in particolare all’entrata e in prossimità dei servizi igienici, che dovranno essere puliti più volte al giorno". Negli esercizi che dispongono di posti a sedere privilegiare l’accesso tramite prenotazione, mantenere l’elenco dei soggetti che hanno prenotato, per un periodo di 14 giorni. In tali attività non possono essere presenti all’interno del locale più clienti di quanti siano i posti a sedere. Negli esercizi che non dispongono di posti a sedere, consentire l’ingresso ad un numero limitato di clienti per volta, in base alle caratteristiche dei singoli locali, in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti. 
 
Criteri sulla base dei quali non dovrebbero avere problemi a ripartire i bar con metrature più ampie e quelli con zone da gioco riservate, dove la permanenza di una persona davanti la macchine non pregiudica il flusso di clienti nel resto del locali. Mentre più problematico potrebbe essere nei locali più piccoli, dove comunque la scelta potrebbe rimanere all'esercente, laddove non ci saranno esplicite restrizioni di carattere locale. Tenendo conto che in virtù del nuovo decreto anche i sindaci potranno dire la loro. Di sicuro, tanto per cominciare, non si giocherà in Abruzzo, dove il governatore ha già emanato un'ordinanza restrittiva che tiene fermi i giochi in qualunque locale.  Invece, i bar a Torino non riapriranno il 18 maggio. A dirlo è stata la sindaca, Chiara Appendino, durante “L’intervistata da Maria Latella” su SkyTg24, rassicurando tuttavia che: “Apriranno nei giorni successivi, è solo per dare la possibilità ai gestori di metterli in sicurezza”. Appendino ha detto anche di averne già parlato con il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.  Al contrario, in territori come il Trentino, potrebbero riaprire anche altre attività.
 
In ogni caso, comunque, a rialzare la saracinesca non saranno tutti i pubblici esercizi. Anzi. Secondo quanto riportato dalle associazioni di categoria dei commercianti, sei su dieci decideranno di rimanere chiusi perché i costi sarebbero superiori ai ricavi: anche se il dato risulta inferiore nel caso specifico dei bar.
Nel frattempo, tuttavia, si attendono altri sviluppi, che potrebbero arrivare sia a livello governativo che dall'Agenzia delle Dogane, chiamata eventualmente ad interpretare le nuove disposizioni.
 
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