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Proroga Preu: la strada è in salita e il settore rischia lo sbando

La filiera degli apparecchi da intrattenimento in bilico in attesa di una proroga dei versamenti del Prelievo erariale di fronte allo stato di crisi del settore.

Tra le varie richieste avanzate da operatori e associazioni di categoria al governo allo scopo di salvaguardare il comparto del gioco legale e scongiurare la chiusura di tante imprese, in prima posizione, c'è quella della sospensione dei versamenti del Prelievo erariale unico sugli apparecchi da intrattenimento. E, più in dettaglio, l’annullamento degli acconti Preu per il primo bimestre 2021, in scadenza il 28 gennaio, il 13 febbraio ed il 28 febbraio 2021. Oltre allo slittamento al 22 aprile 2021 del termine, attualmente fissato al 22 gennaio 2021 (come disposto dal Dl 157/20 all'articolo 5) per il pagamento della prima rata della quota residua (pari all’80 percento) del saldo relativo al quinto bimestre 2020. Nonché lo slittamento (o annullamento) del rincaro introdotto dal 1 gennaio 2021, dovuto al decreto Dignità, che ha portato il prelievo al 24 percento sulle Awp e all'8,6 percento sulle Vlt.

Stavolta, tuttavia, a differenza della precedente – quando il governo, attraverso il “Dl Ristori” (Decreto-Legge 28 ottobre 2020, n. 137), in considerazione dei provvedimenti legati all'emergenza da Covid-19 che avevano sospeso le attività di gioco aveva previsto la proroga dei versamenti del prelievo - due giorni dalla prima scadenza dell'anno, non è ancora arrivata alcune comunicazione di un nuovo slittamento. Né da parte dell'Agenzia, attraverso una determina ad hoc, né tanto meno da parte del Legislatore nazionale, attraverso una proroga formale, attraverso uno dei provvedimento.
 
L'IPOTESI DEL MILLEPROROGHE - In realtà, le speranze dell'industria erano legate alle sorti dell'approvando decreto “milleproroghe”, attualmente all'esame della Camera e al vaglio delle Commissioni. Anche se, ad oggi, non sono ancora stati fissati i termini per la presentazione degli emendamenti e per la discussione definitiva del provvedimento. Tuttavia – secondo quanto apprende GiocoNews.it da fonti istituzionali – questa volta la strada verso una proroga appare decisamente in salita. Se non addirittura difficilmente percorribile. La criticità principale, in effetti, sarebbe quella di trovare nuovamente una copertura economica alla nuova proroga, anche in considerazione del fatto che proprio la copertura della misura nel DL Ristori aveva rappresentato un oggetto di forte discussione interna all'esecutivo, nei mesi scorsi, al punto che fino all'ultimo non era certo che potesse rimanere nel testo definitivo del decreto.
Non solo. L'ulteriore difficoltà del momento, in aggiunta, starebbe nel fatto che con lo stesso Dl Ristori si è concessa la proroga per il versamento riferito al saldo del Preu del quinto bimestre del 2020: quindi pagamenti riferiti a un periodo in cui i locali - anche se per pochissimo e con differenze a livello di territori - sono stati aperti, risulta concettualmente difficile da far digerire alla politica. Nonostante la necessità sia evidente a tutti e condivisa dall'intera filiera. Più probabile, invece, potrebbe essere la proroga degli acconti, proprio perché tali. 
Ecco quindi che, in aggiunta alle già evidenti preoccupazioni degli operatori scaturite dall'ulteriore proroga delle chiusure delle attività disposte dall'ultimo Dpcm, si aggiunge anche la forte preoccupazione relativa al Preu, con particolare riferimento per le imprese di gestione di apparecchi. In effetti, andando a drenare quella liquidità ai gestori prima della ripartenza, un gran numero di imprese non riusciranno a riaprire, tenendo anche conto che tali soggetti, operativamente, devono anche ripristinare i fondi cassa negli apparecchi, per importi che mediamente si aggirano attorno ai 400/500 euro per ogni Awp e fino a 1000/2000 euro minimo nei cambiamonete.
Senza contare, poi, che in molti esercizi non è stato possibile raccogliere il denaro negli apparecchi, poiché trattenuto dagli esercenti - anch'essi in grossa difficoltà – o rimasto all'interno della macchine nei locali chiusi.
 
LA SITUAZIONE PREGRESSA - L'articolo 13-novies, del precedente Dl Ristori ha disposto che le somme relative al versamento del saldo Preu e del canone concessorio, riferito alla raccolta di gioco dei mesi del bimestre settembre-ottobre, con scadenza entro il 18 dicembre 2020, venissero versate nella misura del 20 percento e che la restante quota potesse essere versata con rate mensili di pari importo. E' stato quindi fissato il termine per il versamento della prima rata al 22 gennaio 2021 e quello delle successive entro l’ultimo giorno del mese con l'ultima rata da versare entro il 30 giugno 2021.
Successivamente, attraverso il Dpcm dello scorso 16 gennaio, il governo ha prorogato fino al 5 marzo (almeno) la chiusura delle attività di gioco – di ogni tipologia – prolungando di conseguenza l'impossibilità di raccogliere denaro delle imprese, che continuano a dover affrontare i costi fissi ordinari, a fronte di parziali ristori. Trovandosi quindi nell'impossibilità generale di poter fare fronte anche al versamento del prelievo, passato o futuro che possa essere. 
L'esigenza di uno slittamento dei termini nasce quindi dalla necessità di sostenere un settore fortemente colpito dalla crisi sanitaria in atto e dalle conseguenze economiche derivanti dalle - pur giuste e condivisibili - misure di contrasto (in questo caso le chiusure dei locali di gioco).
Un settore che ha subito una brusca frenata nell'anno 2020, e che si prospetta come tale anche per questa prima parte dell’anno. Determinando una mancanza di liquidità da parte delle imprese che, tra l'altro, non possono contare in maniera agile neppure sulle linee creditizie di molti istituti bancari, come più volte evidenziato dalle associazioni di categoria, ma mai affrontato dal governo. Per il momento, dunque, l'unica proroga certa con cui deve fare i conti il settore, è quella della crisi generale, che compromette ogni giorno di più l'intera filiera.
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