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Corallo (B Plus): "Mai proposto alcun contratto o promesso del denaro all'ex presidente di Bpm"

  • Scritto da Redazione GiocoNews

bplus vlt“Ho piena fiducia nella magistratura e sono assolutamente certo che dopo un'attenta rilettura degli atti processuali, ivi compresi quelli di indagine, si accerterà che nessuna delle ipotesi di reato da lei indicate risulta sussistente a mio carico. Dagli stessi atti d'indagine, che peraltro escludono in maniera assoluta un mio coinvolgimento nella vicenda, è possibile ipotizzare, invece, un quadro accusatorio del tutto diverso ed addirittura in danno della stessa Bplus.

Tutto è documentato. La mia società ha ricevuto un finanziamento assolutamente normale che ha fatto guadagnare tantissimo alla banca e che è stato in gran parte ripagato, oltre ad essere plurigarantito. Non mi sono appropriato di un euro poiché tutti i soldi oggetto del finanziamento, insieme a quelli della società, sono stati interamente destinati allo Stato”. Così Francesco Corallo, patron di B Plus risponde a Repubblica in merito all’inchiesta Bpm sul finanziamento concesso al concessionario.

E aggiunge: “Ho incontrato Ponzellini per lamentarmi duramente del cattivo trattamento ricevuto dalla nostra società in vista della gara. Trattamento che è poi perseverato e che ha spinto la società a scrivere una dura lettera di protesta nei confronti dell'allora presidente della Bpm. In particolare la Bpm ritardava il rilascio della dichiarazione d'impegno verso l'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Aams) a volturare la fideiussione esistente per la nuova concessione ed ha rifiutato di rilasciare una normalissima cauzione di partecipazione di appena 6 milioni, pur avendo garanzie per oltre 250 milioni, ormai spropositate rispetto al debito residuo, fortemente ridotto rispetto all'esposizione iniziale”.

E sulle concessioni di denaro da parte della banca sottolinea: “La B Plus, concessionario dello Stato, ha sempre avuto, sin dalla sua costituzione, sede legale a Londra. È una società controllata da Atlantis che prima aveva sede nelle Antille Olandesi e che, successivamente, in ottemperanza alla Legge di stabilità 2011 (legge 220/2010), ha cambiato la propria sede legale, stabilendosi nello spazio economico europeo. Atlantis aveva la sede principale nelle Antille proprio per svolgere i suoi affari, lì dove pagava regolarmente le imposte per la propria attività, impiegando più di 500 dipendenti. Quindi, per questi motivi, era da definirsi assolutamente "in-shore" e non tendenziosamente "off-shore". Quanto al rapporto con mio padre ed alle indagini condotte dalla Procura di Roma, anche per il reato di riciclaggio, preciso che sono stato ampiamente indagato dalla Procura di Roma sia io che la mia società sin dal 2004. Sono stati controllati a tappeto i conti correnti a me intestati ed alla mia società, ed alcuna violazione in materia di "riciclaggio" è emersa. Inoltre, è stato ampiamente acquisito nel procedimento penale, conclusosi poi con decreto di archiviazione del 29 gennaio 2010, disposto dal Gip presso il Tribunale di Roma, che i rapporti tra me e mio padre (classe 1937) "risultavano interrotti da molti anni". Tale circostanza, di recente, è stata confermata anche dal dottor Pietro Grasso, il Procuratore nazionale antimafia, nel suo libro pubblicato con Enrico Bellavia. Quindi, alla luce di tali circostanze di fatto, non c'erano "pressioni" da fare a favore di B Plus per nascondere chissà che cosa. Non comprendo, infatti, per quale motivo doveva essere negato dalla Bpm un finanziamento, peraltro ultra garantito, dal momento che: 1) il rapporto era iniziato da anni senza alcun problema per la banca, anzi aveva rappresentato solo elementi di proficuità; 2) l'indagine per riciclaggio si è poi conclusa con un'archiviazione ed al momento della concessione del finanziamento del 2009, stante la segretezza del procedimento, nessuno poteva sapere dell'esistenza di tale ipotesi di reato; 3) era fatto noto che mio padre era stato condannato 30 anni prima per associazione finalizzata alla corruzione e non per criminalità organizzata; 4) B Plus, precedentemente al finanziamento del 2009, era stata già affidata da altri istituti di credito (Unicredit, n. d. r.), anche per somme superiori a quelle poi concesse in finanziamento da Bpm; 5) tale circostanza era ben nota alla Bpm anche perché risultava e risulta tuttora dal sistema informativo della "centrale rischi" gestito proprio da Bankitalia 6) Bankitalia, per quanto riguarda B Plus, ha fatto solo un rilievo sul secondo finanziamento erogato a novembre del 2010, ed in particolare sull'applicazione della legge di stabilità 2011 sopra citata, senza avvedersi che la stessa legge, non solo entrava in vigore dal primo gennaio 2011 (e, quindi, successivamente alla concessione finanziamento), ma, in riferimento a quella specifica previsione di cui all'articolo 10, ove veniva imposta la sede legale delle società controllanti in un paese al di fuori della black list, si applicava a partire dalla nuova gara indetta successivamente all'entrata in vigore della legge stessa. Tale gara è stata indetta, poi, ad agosto del 2011. A proposito delle presunte pressioni esercitate su Giorgio Benvenuto, posso solo dire che sono risultate strane le sue dichiarazioni rese dinanzi al Pm, a proposito di "etica" della banca. Benvenuto, poiché era stato fondatore dell'Associazione Unigioco, tra l'altro sponsorizzata da un concorrente di B Plus, avrebbe dovuto sapere che tutti i concessionari erano stati finanziati dalle banche e Bpm ne stava per finanziare altri due, oltre B Plus. Infine, vale la pena di precisare che i finanziamenti concessi a B Plus sono stati assolutamente regolari, e la Bpm è stata (ed è) ampiamente plurigarantita in ordine alle somme erogate. Si consideri che a fronte di un finanziamento di euro 105 milioni sono state fornite controgaranzie - tra pegni e cessione di crediti - il cui valore attuale è di circa almeno 250 milioni di euro, rispetto al quale, ad oggi, BPlus deve restituirne soltanto 30 milioni circa, avendo onorato regolarmente e diligentemente tutte le scadenze previste, anzi avendo estinto proprio gli effetti di quel contratto di finanziamento (del 2010) contestato da Bankitalia. Per essere più chiari, ad oggi, B Plus ha restituito più di 75 milioni di euro ed in più la banca ne ha guadagnati 7 milioni circa”.

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