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Corte dei Conti Lazio, De Dominicis: "Su gioco decisioni più appropriate e di effettivo contrasto a illegalità"

  • Scritto da Sara

La relazione del procuratore regionale Angelo Raffaele De Dominicis in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2013 della Corte dei Conti del Lazio, ha toccato anche l’aspetto del gioco. “Ad altra e di non minore gravità, sul piano dell’etica civile, va ascritta – afferma il procuratore - la vicenda del gioco d’azzardo lecito attraverso il circuito delle slot machine.

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La Procura Regionale aveva denunciato, in un atto di citazione del 2011, un rilevante danno erariale, pari a circa 89 miliardi di euro, in conseguenza della ritardata attivazione della rete telematica di controllo, all’omessa realizzazione dei previsti collegamenti, nonché all’inefficace funzionamento del sistema di gestione e di riscontro del gioco d’azzardo lecito e, quindi, all’impossibilità di verificare la conformità del gioco con le vincite in denaro e di impedire l’elusione del versamento dei diritti tributari cui deve ritenersi connesso lo sperpero delle risorse pubbliche impiegate per la predisposizione dei circuiti telematici e di controllo”.  Sussiste “ad avviso di questa Procura, il danno patrimoniale da disservizio, a causa dei maggiori costi dovuti allo spreco di personale e di risorse economiche non utilizzate secondo i canoni di legalità, efficienza e produttività. In altri termini, il danno erariale deriva dall’inutilità delle risorse pubbliche impiegate per assicurare il controllo pubblico sul gioco condotto con apparecchi e con vincite in denaro. Il Collegio, invece, ha ritenuto di riparametrare la dimensione economica del risarcimento del danno lamentato, rapportandolo unicamente al c.d. aggio del concessionario, ossia al costo netto del servizio, obliterando completamente di quantificare anche la percentuale di danno riferita “allo spreco di personale ed alle risorse economiche non utilizzate in base agli indicati canoni di legalità, efficienza e produttività”. Il mancato controllo pubblico sul gioco con vincite in denaro mediante apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, del T.u.l.ps. e s.m.i. lede, infatti, un interesse essenziale per uno Stato di diritto: quello alla legalità e liceità della sua azione. Il controllo telematico previsto dal legislatore mirava ad evitare che lo Stato venisse coinvolto in tale palese contraddizione: consentire il gioco d’azzardo senza controllare i flussi economici e senza ricevere il relativo prelievo tributario. Ma proprio i criteri contenuti nelle clausole penali consentono di determinare correttamente ed in materia completa il danno patrimoniale da disservizio che “inerisce non solo alla ingiustificata retribuzione, indennità o analoghi emolumenti percepiti dagli autori del danno, ma a tutti i maggiori costi dovuti allo spreco di personale e di risorse economiche non utilizzate secondo gli indicati canoni di legalità, efficienza e produttività”.

LA PUBBLICITA’ - Sulla pubblicità del gioco e delle scommesse consentite, “Secondo il Ministro dell’Interno il gioco d’azzardo ha effetti devastanti sulle coscienze perché alimenta l’usura e lo strozzinaggio ed agevola l’ingresso delle associazioni mafiose nel circuito legale dei giochi consentiti. La pubblicità diffusa anche sui canali della televisione pubblica, fa vittime tra gli strati più poveri della popolazione, tra cui molte persone anziane comprese donne in difficoltà economiche, e tra i giovani senza lavoro costretti a fare ricorso alle ‘lusinghe’ della malavita organizzata. Sembrano mostrarsi, perciò, particolarmente appropriate e tempestive le norme in materia di usura e di estorsione nei casi di sovraindebitamento, come approvate con la recente legge 27 gennaio 2012. Occorrerebbe, però, assumere decisioni più appropriate e di effettivo contrasto alla illegalità diffusa, che trova nella ‘malattia’ del gioco d’azzardo il brodo di coltura per espandersi in danno dei più deboli”.

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