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Pucci (Sgi): “Rimuovere gli eccessi e dare giusta considerazione al gioco lecito”

  • Scritto da Redazione

“Il gioco lecito ha ‘spezzato’ l’omertà e consegnando al giocatore un contesto di protezione, che se oggi è ritenuto insufficiente è obbligo di tutti lavorare per rafforzarlo”. Interviene così Massimiliano Pucci, presidente dell’associazione dei produttori e gestori del gioco lecito, As.Tro e vice presidente di Sistema Gioco Italia di Confindustria, al convegno organizzato oggi dalla Provincia di Terni.

Secondo Pucci “è doveroso porre a premessa di ogni riflessione sul gioco (lecito) la sua distinzione da quello illegale, ancora oggi presente in “nicchie di mercato” e quindi pericoloso per l’utenza e per l’ordine pubblico. Il gioco lecito, oggi, è visto come un problema, talvolta addirittura una forma di ‘aggressione’ ai territori. Non è il caso di polemizzare sulle metodologie attraverso le quali si è costruita la “percezione e la descrizione di questo problema”; è di gran lunga preferibile proporre una visione nuova del gioco lecito, finalizzata a superare le criticità (vuoi quelle percepite, vuoi quelle “fatte percepire”, vuoi quelle effettive), dando onestamente atto come tale processo non sia banale, e debba coinvolgere in un lavoro comune sia gli Amministratori Locali sia le Istituzioni Statali. Il frequente dilemma che in molteplici altri convegni e congressi mi è stato prospettato è sempre quello dell’individuazione del “punto di partenza”. Trovo illuminante sul punto ricordare la frase attribuita a Michelangelo, allorquando gli chiesero come aveva fatto a creare una scultura così perfetta come il David: rispose che aveva semplicemente epurato “il blocco” dal marmo in eccesso, perché l’opera già risiedeva in esso. Ecco il punto di partenza, quindi, la rimozione del “marmo” in eccesso che circonda il ‘blocco’ del gioco lecito in Italia. Vedere un bar che ospita 8 slot machine è un eccesso da rimuovere. Vedere la concentrazione di sale Vlt, che spesso si contendono i pochi metri di una strada o della rotonda di una piazza, è un eccesso da rimuovere. Vedere i titolari dei punti vendita senza alcuna formazione professionale attinente le cautele e le sensibilità che occorrono per gestire tale offerta di servizio, è un “eccesso da rimuovere”.

 

I NUMERI DEL GIOCO PATOLOGICO - E sui numeri della patologia legata al gioco, Pucci aggiunge: “Affermare la presenza di 3 milioni di malati di gioco, con proiezione dell’estensione epidemiologica del fenomeno in ragione di mezzo milione di persone l’anno (al cospetto delle 7/8mila persone complessivamente assistite dalle strutture sanitarie pubbliche), è un eccesso da rimuovere. Affermare che sei miliardi l’anno sarebbero spesi annualmente dalle strutture sanitarie (a fronte della reale spesa pari a zero) per curare i malati di Gap è un eccesso da rimuovere.

Affermare che la criminalità è ‘padrona’ del gioco lecito, al cospetto di un indice di illegalità di sistema dieci volte inferiore ad ogni altro settore industriale, è un eccesso da rimuovere.

Se iniziamo a rimuovere ‘il marmo’ in eccesso che copre quello di buono che il gioco lecito può dare alle società e ai territori (occupazione, luoghi di aggregazione, mantenimento delle attività commerciali), anche la risoluzione delle criticità diventa possibile, perché ci si propone di “creare” e non di distruggere. Secondo me è questo l’insegnamento di umiltà che Michelangelo ha inteso consegnare alla storia e che mi permetto di non far cedere nel vuoto. Se è quindi compito dello Stato, e non vedo di chi altri, garantire alla cittadinanza un accesso al servizio “gioco” sicuro – lecito – controllato – informato - spiegato – eventualmente assistito da istanze di cura sanitarie se malauguratamente “assunto in eccesso”, il compito di ogni Istituzione dovrebbe essere quello di contribuire a “creare” e non “distruggere”. Ecco il gioco lecito di oggi è un po’ come quel blocco di ‘odioso marmo’ che per taluni va disintegrato per il peso che porta, mentre basterebbe proporsi di ‘scoprire’ una “nuova visione del gioco lecito” per trasformare quell’oggetto in una risorsa per i territori”.

L’ESEMPIO DELL’EMILIA ROMAGNA – Pucci mette in luce quello che è accaduto in Emilia Romagna: “Odiare il gioco lecito, volendolo allontanare dai cittadini ‘per bene’, perseguire la sua ‘oppressione fiscale’, incitare alla sua scomparsa accusandolo di incompatibilità con ‘morale, etica, sanità, buon senso’, significa consegnare alla criminalità tutto il business, ma soprattutto consegnare alla criminalità la “sorte” delle persone che malauguratamente dovessero incappare in tali esperienze. Salvaguardare il gioco lecito, invece, significa agire come ha fatto l’Assemblea Elettiva dell’Emilia Romagna laddove incentra la sua legge su 5 principi cardine che di fatto aprono la strada ad una “nuova” visione del gioco lecito: la Regione si adopera per rendere pienamente operante la Legge Balduzzi, non si sovrappone ad essa con locali “distanziometri”, bensì si affianca ad essa con risorse per prevenzione e cura. La Regione “mette in rete” istituzioni sanitarie e “volontariato” per rendere l’assistenza di “prossimità” un servizio effettivo e fruibile da tutti. La Regione “attiva” un osservatorio sul fenomeno, per verificare nel tempo gli effetti dei suoi provvedimenti e pianificarne implementazione o modifica. La Regione sostiene gli esercenti affinché non debbano ricorrere solo al gioco per fronteggiare la crisi, nel quadro del rispetto dei principi comunitari sulla concorrenza. La Regione attiva corsi di formazione per i punti vendita di gioco affinché tale servizio avvenga secondo le opportune attenzioni e cautele. Ecco che in quadro come quello dell’Emilia Romagna eliminare il marmo in eccesso diventa un percorso che l’industria stessa, prima ancora del legislatore, auspica e promuove, soprattutto laddove già esiste “lo scalpello” per iniziare l’opera. Il decreto Balduzzi, infatti, reca in sé tutte le potenzialità per “eliminare” dalla distribuzione terrestre del gioco lecito tutti gli eccessi che oggi possono impattare sui territori e a non assistere adeguatamente i cittadini quando adottano la scelta di spesa del gioco lecito per occupare il loro tempo libero. L’industria confida molto sulla ricollocazione allo studio dell’Adm perché attraverso tale percorso sono proprio gli Enti Locali a dover segnalare le priorità di tutela, i casi di eccessiva concentrazione, con piena facoltà di proposta di ogni e più utile soluzione urbanistica. Sarà poi lo Stato, a doversi assumere la responsabilità di una “scelta di sintesi” e di composizione degli interessi garantendone un equilibrato soddisfacimento, ma soprattutto ponendo tutti i cittadini e tutti i territori in condizioni di uguale importanza. L’invocato decentramento decisionale in materia di gioco lecito, pertanto, e la c.d. autonomia degli Enti locali ad espellere il gioco pubblico dalle città per “uniformarsi” alla c.d. negativa percezione del fenomeno, non è atto di “responsabilità”, bensì di arrendevolezza: è come se ci si rassegnasse a decretare che un blocco di marmo non potrà mai diventare una meravigliosa scultura”.

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