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Settemila nuove Vlt: As.Tro "A Genova e Bolzano sicuramente no"

  • Scritto da Redazione

Nuovi concessionari, nuove concessioni, nuovi diritti Vlt assegnabili e probabilmente richiesti di assegnazione, per un 'controvalore' in termini di ‘nuove sale’ pari ad almeno 500 insediamenti.

“Questo lo scenario ‘teorico’ – afferma l’associazione As.Tro - che caratterizza l’imminente espansione di un mercato saturo, forse sbagliato, remunerativo (finché lo sarà) solo per l’Erario, e soprattutto foriero di un ulteriore acuirsi delle problematiche oggi sul tappeto. A ciò si aggiunge l’ostinazione ‘sistemica’ nel voler concepire ancora la propria dinamica senza una chiara soluzione di continuità rispetto all’espansione del gioco non autorizzato. La Corte dei Conti, infatti, non ha sbagliato “analisi”, quando ha decretato la ‘saturazione’ del gioco legale, inteso come sistema che si regge su determinati costi, determinati oneri, determinati margini di ricavi, e determinati livelli di pressione fisco-tributaria. Non ha – ovviamente – preso in considerazione la espandibilità di un ‘altro’ settore, che – di contro – può offrire al pubblico un prodotto che risulta ‘oggettivamente’ diverso qualora privato delle componenti passive che connotano il gioco autorizzato”. Un congegno non autorizzato “può anche offrire il medesimo titolo di gioco di un apparecchio certificato, ma può permettersi di far accedere l’utenza col gioco a credito, con la rateizzazione delle perdite, con il pagamento in contanti di vincite che andrebbero tracciate, ma soprattutto può offrire un prodotto che molti Enti Locali hanno espulso dal loro territorio. La scommessa non autorizzata può offrire al pubblico il ‘no-limits’ su puntate e palinsesti, e può addirittura permettersi di accettare l’inaccettabile in termini di eventi, perché in grado di gestire il rischio di ‘combine’ (o quello di risultato scontato) tramite i circuiti internazionali di “rivendita” della scommessa. Il tutto, infine, viene proposto in un contesto in cui antiriciclaggio, monitoraggio anomalie, identificazione clientela, tracciabilità costituiscono optional e non obbligo. Questo è il quadro nel cui ambito si pensa (erroneamente) che il Gioco Lecito possa ancora espandersi: con nuove sale Vlt, i cui termini finanziari sono oramai noti a tutti, e che, di fatto, decretano – nel 50% dei casi - la matematica impossibilità per il conduttore dell’esercizio di ricavare un agio sufficiente a coprire costi e generare reddito, – per un buon 25% dei casi – una gestione diretta del punto vendita da parte del Concessionario tramite proprio personale preposto (il cui onere azzera il ricavo in almeno un punto su quattro); per la parte “residua” poi si assiste alle location 'privilegiate', sorte in contesti già “ammortizzati” e dotate di ampio ventaglio di intrattenimento (Bingo, Ristoranti, sale concerti, bar alla moda). Con nuovi negozi di scommesse, a cui sempre meno utenti si rivolgono, stante la maggiore attrattività del prodotto “alternativo” offerto dal circuito non autorizzato, che si insinua, oramai, anche all’interno di sale giochi tradizionali, bar di ogni genere e specie, cartolerie, negozi di giornali. Con una normativa locale che presto o tardi sarà affiancata anche da una legge statale in cui – in un modo o nell’altro – aree di città o Paesi saranno classificate come sensibili e quindi inidonee al gioco (ma solo quello lecito e autorizzato). In un Paese privo di politica industriale da circa 20 anni ci può stare qualche imperfezione sullo sviluppo di un sistema complesso e delicato come quello del gioco autorizzato; non è, quindi, certo il caso di ergersi a sapienti sul cosa si deve (e/o non si deve) fare (sono già troppi quelli che sanno e capiscono tutto), ma è doveroso rappresentare le conseguenze che inevitabilmente sono destinate ad avverarsi quando ci si muove ‘a prescindere’ dai contesti. Per tale ragione non si censura alcunché delle scelte istituzionali attinenti lo sviluppo di un sistema industriale (ci mancherebbe altro che si esprimesse disapprovazione per “lo sviluppo” ), ma si sottolineano le forti preoccupazioni che derivano dalla mancanza di “collaborazione complessiva” con cui tali scelte vengono adottate, in un contesto generale che non solo pare ‘orientato a minarle’, ma addirittura sembra che sia all’opera per renderle foriere di criticità aggiuntive rispetto alle attuali. Uno Stato ‘normale’ al cospetto del gioco lecito deve porsi in termini di determinazione assoluta su due soli concetti: consolidamento del gettito erariale e abbattimento delle criticità socio-sanitarie. Funzionale e preliminare ad entrambe le priorità è lo smantellamento del circuito alternativo e non autorizzato del gioco-scommesse. Senza tale condizione non si crea neppure il “presupposto” per pensare che il domani sia potenzialmente migliore dell’oggi. Se si fornisce la garanzia che “per strada come in internet” il cittadino è tutelato da una presenza istituzionale che marginalizza il prodotto non controllato a contesti di irrisorietà, allora si può chiedere al sistema gioco lecito di attuare “la magica sintesi” tra gettito erariale e prevenzione da Gap. Diversamente, la distinzione tra autorizzato e non autorizzato tenderà a scemarsi entro breve tempo, e in tali condizioni l’opzione ‘game over’ potrebbe anche acquisire un rango di autorevolezza non secondario, soprattutto quando i livelli di performance erariali del circuito legale di gioco scenderanno a volumi di rilevanza non più primari”.

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