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As.Tro su dati Gap: "Bologna non può essere considerata eccentrica"

  • Scritto da Sm

As.Tro interviene in merito ai dati diffusi da Raimondo Pavarin, responsabile dell'Osservatorio epidemiologico dipendenze patologiche dell'Ausl di Bologna, il quale ha partecipato alcuni giorni fa all’audizione in commissione sanità della Provincia di Bologna. “Tale evidenza sanitaria rileva sotto un triplice profilo: da un lato non è vero che sul Gap ‘nulla si sa di certo’, e nulla si può sapere di certo fino a quando i servizi territoriali non saranno allestiti a regime con conseguente possibilità di raccolta di dati certi: i servizi sono sempre esistiti, gratuiti e garanti della riservatezza, per tutti i cittadini (come ogni attività del Serd), con incidenze statistiche allineate a quelle riferite dal dottor Pavarin. Ciò significa che i ‘malati’ di gioco patologico che sono suscettibili di cure sanitarie in Italia sono sempre quei 5.000 /5.500 (oggi elevabili a 7.000) che da quasi tre anni caratterizzano la statistica di FederSerD. Dall’altro diventa centrale la differenza tra il ‘malato’, ovvero il soggetto affetto da una patologia che può essere destinataria di trattamento sanitario, e il ‘libero arbitrio’ utilizzabile, ovviamente, anche in forme scriteriate o comunque non responsabili, avverso il quale ‘più della pastiglia’ pare essere prescrivibile la ‘tradizionalissima’ ri-educazione del soggetto ai valori e alle moderazioni tipiche del vivere civico e civile. A ciò si aggiunge, pertanto, che il fantomatico dato prognostico che il Cnr si ostina a diffondere sul Gap, circa l’esistenza calcolabile di oltre mezzo milione di persone affette, e circa altrettante a rischio di affezione, si fonda su un erroneo presupposto sanitario, ovvero la invincibilità psicologica del gioco una volta entrato in circolo all’interno di un soggetto. L’assunto secondo il quale il gioco si impadronisca della persona al pari del narcotico oppiaceo che annienta il Snc è quindi finalmente ascrivibile tra le tante ‘favole’ che – come ricorda il dott. Pavarin – si raccontano ‘per vendere’. As.tro è memore degli accostamenti che sono stati proposti nei confronti degli operatori di gioco legale e controllato, soprattutto dai settori più schierati verso l’opposizione etica alla pratica del gioco in quanto tale (il più light è quello di mercanti d’armi che dicono di volere la pace). Ora, una libera e oggettiva realtà sanitaria (priva dei condizionamenti provenienti dai radicalismi etici), ci ricorda che è proprio l’accostamento tra ‘malato’ e ‘peccatore’ a rivelare, invece, una finalità commerciale a vendere.

Tutto ciò non sposta, tuttavia, l’approccio della Confindustria del gioco lecito sul tema, per la quale anche un malato è un fattore di allarme. Tutto ciò non muta l’orientamento di estrema attenzione verso il fenomeno del gioco eccessivo che ancora permane per via dell’impossibilità di educare l’utenza in positivo (ovvero su come si può giocare in modo innocuo), e della permanente ideologia che caratterizza la cultura preventiva odierna, volta a dissuadere dal gioco e non a praticarlo correttamente”, sottolinea l’associazione.

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