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Corte dei Conti: oggi l'udienza conclusiva, attesa di giudizio per tre concessionari

  • Scritto da Ac

Roma - Sono passati sette anni dall’avvio dell’indagine sui concessionari che gestiscono le reti delle new slot da parte della Corte dei Conti che aveva portato alla multa miliardaria per le dieci società partner dello stato. E oggi tutto si potrebbe concludere, con l'udienza conclusiva prevista questa mattina, quando si discute l'appello in Terza sezione, per poi arrivare alla sentenza nelle prossime settimane.

 

I fatti, come ormai noto, risalgono al periodo compreso tra il 2004 e il 2007, all'epoca cioè della costituzione della rete del gioco legale in Italia, con i concessionari impegnati a realizzare la prima infrastruttura di questo tipo non solo in Italia ma addirittura nel mondo. Un processo che, come dimostrato, è stato caratterizzato da numerose defezioni e anomalia che, secondo la Corte dei Conti, andrebbero imputate alle società concessionarie, per un danno erariale stimato globalmente in 2,5 miliardi di euro. Nonostante sulla materia si fosse prima pronunciato il TAR del Lazio, quindi il Consiglio di Stato, evidenziando come tale danno, in realtà, non si sarebbe configurato. Ma non la pensa così la Corte dei Conti che, dopo aver condannato in primo grado le dieci società, torna oggi a ribadire la tesi in appello e a richiedere, addirittura. Un ulteriore rincaro per i tre concessionari che non hanno risolto, nel frattempo, la loro situazione.
Si, perché nel frattempo. Come altrettanto noto, la questione delle maxi penali era stato parzialmente risolta dal governo Letta, il quale aveva proposto una definizione agevolata per risolvere la situazione in maniera definitiva versando una somma pari al 30 percento della sanzione imposta in primo grado dalla magistratura contabile. Una proposta alla quale, dopo varie vicissitudini, avevano aderito sette concessionari su dieci (per un ammontare complessivo di oltre 400 milioni di euro, tra sanzioni e interessi, versati da Cogetech, Sisal, Gamenet, Snai, Gmatica, Cirsa e Gtech), mentre le tre società Bplus, Hbg e Codere, che in primo grado sono state multate rispettivamente per 845, 200 e 115 milioni, avevano scelto di arrivare fino in fondo al processo, causa fora maggiore. 
 
Ma oggi la Procura Generale non ha affatto abbassato tiro, ribadendo la richiesta equivalente agli importi previsti nella pronuncia di primo grado e proponendo, addirittura, di aggiungere l’1 percento degli importi delle richieste di condanna miliardarie formulate negli atti di citazione del dicembre 2007. Per una multa supplementare che diventerebbe più che onerosa per gli operatori: 270 milioni di euro in più per Bplus, 60 milioni per Hbg, 30 milioni per Codere. E con tanto di richiesta secondaria che prevederebbe una somma complessiva di oltre 1,7 miliardi di euro, aggiungendo alle già note sanzioni un ulteriore 50 percento arrivando così alle incredibile cifre di: 422,5 milioni per Bplus, 100 milioni per Hbg e 57,5 milioni per Codere. 
Ma al di la dei possibili rincari, è facile osservare come, già attraverso al conferma della condanna di primo grado, sarebbe a rischio la sopravvivenza delle singole aziende e dei rispettivi posti di lavoro. E, perché no, del contributo miliardario che da queste scaturisce ogni anni per le casse dello Stato. Ma la faccenda potrebbe non finire qui, poiché Bplus ha già annunciato che, in caso di nuova condanna, farà ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

 

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