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Ctd e Ced non aderiscono al condono: Franzoso (As.Tro) “Perché pagare se si può evitarlo?”

  • Scritto da Redazione

“L’annunciato no grazie da parte degli bookmaker esteri più significativi, probabilmente farà da traino anche per gli altri, con la non irrilevante conseguenza di generare un buco di oltre 400 milioni dalle previsioni di incasso per la stabilità.

Spiccioli, sicuramente, ma che potrebbero presto sommarsi ad una quantomeno problematica esazione del tributo straordinario di 500 milioni accollato agli apparecchi da gioco leciti, laddove si ascoltasse la voce di chi ne proclama la insostenibilità finanziaria per troppi concessionari tra quelli oggi operanti sul circuito della rete telematica. L’aleatorietà sul fronte dell’incasso di cospicue sanzioni a carico di chi offre concorsi a premio e congegni da gioco non autorizzati chiude un quadro che potrebbe far scrivere un già significativo miliardo alla voce buco di cassa”. Lo afferma l’avvocato Michele Franzoso del Centro Studi As.Tro, commentando la reazione alla ‘sanatoria’ contenuta nella legge di Stabilità.

 

 

“L’insuccesso del condono pare essere il volano principale alla revisione della stabilità e quindi occorre evidenziarne eventuali errori, ovvero le motivazioni che ne hanno decretato il mancato appeal da parte dei destinatari. Si trattava dei denari reputati più sicuri, e quindi la prospettiva di un'altra cifratura zero renderà sicuramente non entusiasta il Governo, che sicuramente si domanderà perché una così ghiotta occasione per regolarizzarsi non sia stata colta.

Le ragioni dell’annunciato (e per la verità non ancora conclamato sino al 30 di gennaio) fallimento sono 3, tutte ampiamente prevedibili: in primo luogo, la tassa di regolarizzazione non fornisce alcuna garanzia circa l’ottenimento della licenza da parte del Questore, al quale si conferma la possibilità di negarla in presenza di soggetti sprovvisti dei requisiti di onorabilità obbligatori per il rilascio del titolo di polizia. In secondo luogo, l’assoggettamento alla tassazione retroattiva per tutti gli anni ancora accertabili, annulla il ricavo (peraltro illecito) conseguito, posto che tutte le attività ced-ctd, hanno comunque auto-liquidato un proprio volume di affari assoggettato a I.V.A., sottoponendo modesti commercianti a logiche e percorsi che solo un bookmaker potrebbe valutare nell’ambito di un piano industriale, e non certo un mero punto di smercio della puntata.

In terzo luogo, il gioco lecito (o, in questo caso, fatto diventare lecito) per definizione in Italia non è tutelato. In parole povere, ai Ced-Ctd si è proposto di diventare come gli autorizzati, con la non allettante prospettiva di diventare, dal giorno dopo, vittime del loro stesso know how. Queste persone si saranno sicuramente ricordato di aver vinto per oltre 4 anni la sfida lanciata alla capacità di uno Stato che ha dimostrato di non saper fermare la scommessa vietata e neppure salvaguardare quella autorizzata e aspramente tassata. In parole povere ai titolari dei centri scommesse non autorizzati si è prospettato di pagare molto per diventare poveri, sottoposti ai distanziometri metrici, e per di più non tutelati da chi, nel futuro, si fosse affacciato sul mercato come nuovi irregolari.

A queste condizioni il rifiuto dell’offerta era da dare per scontato, anche perché è mancata una vera norma di deterrenza che facesse leva sul preciso e concreto pericolo che discende dal mercato parallelo delle scommesse, ovvero il pericolo alla genuinità dell’esito degli eventi su cui si punta. Nella Legge di stabilità è mancato, in particolare la riforma all’articolo 100 del Tulps nel cui ambito si doveva prevedere l’obbligo di far sospendere, per ragioni di ordine pubblico, a vista, qualsiasi attività commerciale in cui fosse insediata una raccolta di scommesse non autorizzate, a cui doveva seguire un riconoscimento non tanto dal basso (i punti vendita non autorizzati), ma dall’alto (gli operatori stranieri muniti di licenza Ue per la raccolta delle scommesse). Senza deterrenza e con una proposta economica debole il condono ha fallito il suo scopo. L’Italia è il Paese delle parodie: a fronte di un mancato incasso proveniente dagli irregolari si rischia di dover aumentare le tasse agli operatori autorizzati”, conclude il legale.

 

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