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As.Tro: 'Gioco illegale ha impatto devastante su erario'

  • Scritto da Redazione

L'associazione As.Tro stila un'analisi sul gioco illegale, dà alcuni dati e chiede allo Stato una presa d'atto.

 

"La mancata distinzione tra gioco lecito e gioco illecito, che 'le stime' e le 'proiezioni' scontano non è, un dato secondario". Lo sottolinea l'associazione As.Tro. Se "si 'separa' il gioco legale da quello 'illegale' (le cui stime di fatturato sull’ordine dei 23 miliardi di euro-annui, effettuate dalla Gdf, non sono mai state smentite o rettificate), si è in grado di rimarcare (a chi di competenza) che la sola spesa agli apparecchi da gioco lecito non supporta 23,8 milioni di giocatori non a rischio, 1 milione di giocatori a rischio dipendenza e 2-300.000 già malati di Gap che dovrebbero andare in cura (stimati da chi non può comunque fornire un dato accreditabile di tali numeri)".

 

IL CALCOLO - La "spesa di gioco agli Adi nel 2014 è stata di 9,8 miliardi, con un bacino di utenti che raggiunge 25 milioni di persone (stima prudenziale) per questo specifico segmento: la spesa media per giocatore (e non per componente della popolazione) è quindi di 1,3 caffè al giorno. Un milione di giocatori già a rischio si presume spendano 10,9 euro al giorno (10 caffè); significa che già questo 'campione' totalizza una spesa di 3,97 miliardi. Se sommiamo i presunti 2-300.000 affetti da Gap (la asserita base dell’iceberg) a cui imputare – patologicamente – 20 euro di spesa al giorno – arriviamo a 2,19 miliardi di euro (sommando 3,97 + 2,19 = 6,16). E’ verosimile che agli “altri 23,8 milioni” di persone che giocano “costantemente” ai congegni legali spendano “solo” 3,68 miliardi di euro, ovvero 42 centesimi / giorno?
Delle due quindi l’una: o non esiste (per dipendenza da gioco agli apparecchi) il milione e 200 mila persone tra “soggetti a rischio e già affetti da GAP”, oppure questi giocano ad apparecchi non-leciti.
La prova del nove si ottiene rovesciando l’impostazione di calcolo: 23,8 milioni di persone (un maggiorenne su tre) giocano agli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro secondo modalità “innocue”. L’esempio tipico è la spesa di 19 euro ad una slot di una ricevitoria effettuata il sabato mattina all’atto di acquistare una lotteria da 1 euro. 23, 53 miliardi di euro è la risultanza di tale fenomeno. Tuttavia, la spesa totale – di tutto il gioco lecito, on line compreso, – è stata di 18,3 miliardi nel 2012, 17,45 miliardi nel 2013, 17,53 miliardi nel 2014. E’ quindi evidente che è molto poco verosimile imputare al gioco lecito, e quindi anche agli apparecchi leciti, una capacità drenante di spesa idonea a generare i bacini di patologia/quasi patologia stimati o ipotizzati, i quali, invece, diventano ampiamente “confermati” se conteggiamo i 23 miliardi di euro totalizzati da congegni illegali, scommesse illegali, lotterie illegali, gioco on line illegale.
L’ulteriore controprova si può ottenere sommando 23 miliardi di gioco illegale ai 17,5 miliardi di spesa al gioco lecito. La somma genera il dato allarmante di 40,5 miliardi di euro che distribuita sulla base generale di utenti di 25 milioni di persone dedite a una qualche forma di “sfida di sorte”, genera una spesa che – già al livello di media più assoluta – può suscitare un allarme “oggettivo” sotto molteplici profili. Il dato di 1620 euro/annui/giocatore, che emerge dall’annunciata divisione, rivela l’impatto catastrofico che sta generando il gioco illegale, sia sotto il profilo sociale, sia sotto il profilo dell’ordine pubblico, sia sotto il profilo industriale. L’Erario perde una fetta di “finanziaria” ogni anno (c.a. 10 miliardi tra tributi speciali, e fiscalità ordinaria statale/locale), un bacino crescente di popolazione si fidelizza a prodotti illegali, non controllati, e predisposti su criteri di addiction, le imprese del gioco lecito vedono scendere i loro fatturati al di sotto della soglia di break even, con impossibilità conseguente di mantenere la loro mission di antagonisti istituzionali al gioco non autorizzato.
E’ ancora più evidente, infine, che ogni scelta politica di penalizzarequel circuito “legale”, che sino a 4 anni fa è stato in grado di emarginare il mercato illegale senza generare alcun “allarme” sanitario-mediatico (performando volumi di raccolta peraltro mai più “bissati”) è quantomeno “eccentrica”. Nel 2010, nel 2011, e per lunghi tratti del 2012, infatti, nessuno parlava di emergenza ludopatia, o emergenza Gap, eppure le “famigerate” slot nei bar e nelle tabaccherie producevano, all’epoca, una raccolta lorda superiore di svariati miliardi di euro rispetto all’attuale. A tutto ciò si aggiunge l’effetto di moltiplicatore epidemiologico che si è registrato nelle aree territoriali più interessate da iniziative di contrasto al gioco lecito, non accompagnate da politiche straordinarie di controllo sulla “prevedibile” riviviscenza delle offerte illegali di gioco".
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