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Alto Adige: a Bolzano via le slot legali ecco i totem gestiti dall'illegalità

  • Scritto da Gt

A Bolzano l'allarme dell'associazione As.Tro che denuncia l'arrivo dei totem illegali al posto delle slot regolate dallo Stato. 

 

 

Su iniziativa dell’Associazione locale “La sentinella” (presieduta dall’ex consigliere comunale di Bolzano della Lega Nord, Luigi Nevola) il territorio di Bolzano è stato (gratuitamente) monitorato da alcuni cittadini, alla scoperta di cosa sia successo nei bar della città, dopo l’applicazione della Legge Provinciale di “rimozione forzata” delle new slot all’interno dei pubblici esercizi ubicati nelle aree sensibili.

 

La risultanza del controllo è stata pubblicata ieri dal quotidiano Alto Adige e ha già suscitato, oltre a numerose preoccupazioni, una richiesta di incontro della citata Associazione con l’assessore provinciale Martha Stoker al fine di promuovere una azione di contrasto.

Sessanta Totem sono stati installati, e verificati come operativi, in 46 bar della città di Bolzano, nei quali, prima, vi erano le new slot allacciate al circuito della rete telematica della Amministrazione Finanziaria, poi rimosse a seguito della Legge Provinciale.

L’editoriale di sofferma sulle diverse caratteristiche dei due congegni (la new slot e il Totem).
L’apparecchio lecito paga le tasse, non consente l’utilizzo di valuta diversa dalla moneta metallica, e non consente l’inserimento di valori superiori a 2 euro.
Il totem “viaggia” con banconote sino a 200 euro, non ha limitazione di puntata, non paga nessuna tassa, ma, volendo, può anche ricaricare il cellulare (motivazione semi-seria in virtù della quale la prima azione penale di repressione è naufragata nel dissequestro dei congegni), oltre a consentire l’accesso alle piattaforme dei casinò on line ubicati all’estero.

Al cospetto di tale “impietosa” fotografia che certifica l’equazione tra l’allontanamento del gioco lecito e l’insediamento del gioco illegale e incontrollato, si aggiunge la preoccupazione chiaramente espressa nell’articolo per la “scadenza” di tutte le autorizzazioni oggi vigenti per le sale dedicate al gioco lecito insediate, che a fine anno non potranno vedersi rinnovato il titolo abilitativo provinciale, se ubicate nelle aree sensibili (tutte tranne le zone boschive lontane dagli impianti sportivi).

La prospettiva di una prossima “invasione” in grande stile dei totem, è pertanto fondata, altresì avvalorata anche dalla scarsa considerazione di rischio che, sino ad ora, le Autorità Provinciali hanno ascritto a detti congegni.

AS.TRO evidenzia di aver sempre posto in evidenza sia l’effetto “criminogeno” provocato dall’espulsione del gioco lecito, sia l’assoluta inidoneità socio-sanitaria delle misure di “allontanamento” del gioco lecito dalle città, ai fini della prevenzione del G.A.P.

Bolzano, come la Regione Liguria e la Regione Lombardia, annovera un dato di implementazione dei malati di G.A.P. (da 139 unità del 2010 alle 297 registrate al 4 giugno 2015) , teoricamente incompatibile con gli effetti “fisiologici” delle restrizioni alle installazioni di apparecchi leciti, ma in pratica “scontato” se si considera l’automatica sostituzione che si verifica nei territori “de-slottizati” quando al congegno “controllato” si sostituisce un apparecchio privo di autorizzazione (e che in quanto tale si offre ai giocatori senza limiti di sorta).

A questo punto le “coincidenze” sono due: le restrizioni agli apparecchi leciti comportano sia la riviviscenza dell’illegalità, sia implementazione epidemiologica del G.A.P.

Al cospetto di queste “evidenze”, non è più l’industria del gioco lecito a dover fornire “scientifiche analisi” o interpretazioni antropologiche, ma è la Politica, tanto quella di prossimità, quanto quella “nazionale” a doversi far carico di un’operazione di informazione ai cittadini e di “meditazione” sulle convinzioni sino ad ora maturate.

Gli strumenti sino ad oggi “ipotizzati” per prevenire il G.A.P. ancora presenti in molteplici disegni di legge statale e in plurime legislazioni regionali e provinciali non sono in grado di “dimostrare” alcun effetto positivo scaturito da essi, mentre le sopradescritte negatività (illegalità e aumento dei malati) costituiscono evidenze associabili (almeno temporalmente) alle adozioni dei “distanziometri metrici”.

In disparte restando la “sanzione politica” che dovrebbe colpire l’azione “errata” non prontamente modificata (ma anzi, difesa e richiesta di universale adozione), occorre quindi appurare se il “movimento no slot” ha qualche ragione di esistere “ulteriore” da quella socio-sanitaria, letteralmente smentita dalle evidenze sino ad ora maturate.

I 470.000 euro spesi dalla Regione Lombardia per “far contare” le slot lecite ai Comuni sono un indizio, così come il “balletto” dei numeri dai malati (cui segue quello delle cifre che occorrerebbe stanziare per il terzo settore per finanziarne l’opera di sostegno ai giocatori patologici), sapientemente costruito sulla “indecifrabilità” del fenomeno.

L’industria del gioco lecito “cita” da due anni la stima della G.D.F. sull’indotto del gioco illegale (23 miliardi di euro all’anno totalmente sottratto al fisco), evidenziandone la superiorità rispetto al fatturato degli apparecchi da gioco lecito (c.a. 8,5) e di tutto il portafoglio gioco pubblico (c.a. 17,5), e sollecitando la “presa d’atto” della consequenziale “eccentricità” che denotano le politiche restrittive al “solo” gioco autorizzato e controllato che non siano fondate sulla repressione delle offerte illegali.

Su questi dati non vi è – a tutt’oggi – smentita, ma articolate manovre diversive che mediaticamente si ostinano a coltivare la valenza “patogena” del gioco lecito, nascondendo alla popolazione gli effetti delle restrizioni sino ad oggi attuate.

Un dato può quindi assumersi per “assodato”: la prevenzione sanitaria e la cura dei malati di G.A.P. non è il vero obiettivo che può ancora (legittimamente) ispirare politiche di restrizione al gioco lecito. Ai cittadini “informati” l’onere di comprenderne i reali scopi.

 

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