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As.Tro: 'L'Iss certifica che il gioco illegale fa aumentare il Gap'

  • Scritto da Redazione

L'avvocato Isabella Rusciano di As.Tro commenta i dati su gioco illegale e Gap resi noti da Roberta Pacifici (Iss).

 

“Dalla viva voce della dottoressa Roberta Pacifici, direttrice del reparto Tossicodipendenze-farmaco dipendenze dell’Istituto superiore di sanità, intervenuta al convegno tenutosi oggi 26 magggio all’Università romana Tor Vergata, si trova la conferma del dato che l’industria del gioco lecito cerca da tempo di dimostrare: la restrizione del gioco legale comporta automaticamente l’ampliamento della offerta non autorizzata di gambling, con conseguente aggravamento delle patologie e delle posizioni di rischio degli utenti – giocatori”.
Lo sottolinea l'avvocato Isabella Rusciano, di As.Tro, secondo la quale “Le stime fatte proprie dall’ISS, infatti, descrivono un 15% di giocatori che già ammette di accedere a prodotti di gioco non legali, mentre per il restante 85%, la rappresentante dell’Istituto ritiene di poter affermare la falsità della mancata ammissione, descrivendo in modo esemplare la fenomenologia ritenuta più affidabile: 'di giorno giocano alle slot legali, poi di notte accedono al gioco illegale per rifarsi delle perdite in quanto le puntate sono molto più alte' (n.d.a. e le promesse 'spesso false' di grandi premi sono più allettanti).
In un contesto di questo tipo sarebbe facile e corretto (benché strumentale) affermare che una base di utenza di quasi 25 milioni di cittadini, che 'vuole il gioco' (al punto da non fermarsi neppure difronte alla distinzione tra legale e illegale), devia irrimediabilmente verso l’offerta non autorizzata, qualora la propria possibilità di accesso al prodotto lecito sia sottoposta a restrizioni (limitazioni orarie e distanziamento dai centri urbani)”.

Secondo As.Tro, “in luogo di cavalcare demagogicamente questa evidenza, che comunque è già idonea a connotare come “errato” ogni presupposto di riordino della distribuzione del gioco lecito basato sulla rarefazione o peggio ghettizzazione della rete di vendita, ci si limita a ricordare un dato storico, idoneo a 'chiudere il cerchio' della riflessione.
QUALCHE DATO STORICO - Negli anni 2000-2003 vennero censiti 800.000 videopoker (non legali in quanto non 'disciplinati') installati nei pubblici esercizi del Paese, a cui accedevano circa 10 milioni di persone, generanti un volume di gioco pari ai 20mila miliardi delle lire dell’epoca.
Trasportando questa evidenza ai giorni nostri, notiamo che al triplicare della base di giocatori, e al dimezzamento del numero dei congegni, la spesa di gioco agli apparecchi resta più o meno la stessa, mentre (ovviamente) cambia l’apporto erariale che da zero si eleva a svariati miliardi di euro.
La legalità, il controllo tecnico, la professionalità degli operatori, sono quindi elementi che hanno apportato sicurezza “oggettiva” per l’utenza, e devono essere 'coltivati ed ottimizzati', e non abbandonati.
Dai dati dell’Ausl di Genova, infine, troviamo un’ulteriore conferma: le restrizioni imposte dalle locali Amministrazioni hanno generato una impennata di malati di Gap, letteralmente fagocitati dal circuito del gioco online non regolare. Se dal fronte ideologico-etico ci spostiamo al contesto scientifico, dalle parole dell’Iss emergono le seguenti verità: l’utenza di gioco accede sia ai prodotti legali di gioco che a quelli illegali, con la sola differenza che ai secondi chiede quella speranza di vincita che il primo non può soddisfare per via della fiscalità a cui è sottoposto; il gioco illegale attua un momento di oggettiva recrudescenza patologica nei casi di gioco problematico, in quanto viene visto come 'percorso pubblicizzato e percepito per il recupero di perdite' e quindi devasta il soggetto tramite le sue puntate 'no-limits'; il gioco fa parte del 'costume' degli italiani, e sta alle istituzioni decidere se agevolare uno stile di vita nell’illegalità, piuttosto che nel controllo di legalità; alle istituzioni spetta decidere se affrontare una guerra persa in partenza (il divieto di uno stile di vita), oppure mantenere il gettito fiscale raggiunto elevando gli standard di sicurezza-professionalità del proprio prodotto e dei propri operatori. In una parola si deve scegliere se tornare al 2003 oppure 'ipotizzare' di evolversi”.

 

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