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Maggi (Sisal): 'Su riordino gioco nessuna deriva ideologica'

  • Scritto da Daniele Duso

Maggi di Sisal punta l'attenzione sul testo di riordino che dovrà essere stilato dalla Conferenza Unificata.

Milano - "L'eccesso di offerta e l'eccesso di pubblicizzazione hanno sicuramente fatto male". Lo sottolinea, nel corso del convegno milanese sul gioco, il direttore Relazioni istituzionali di Sisal, Giovanni Emilio Maggi: "Ricordo però che i dati disponibili, come quelli del Cnr, evidenziano in percentuali intorno all’1,5 percento il numero di giocatori patologici. Ecco non vorrei che per affrontare e risolvere un problema si buttasse via il bambino con l’acqua sporca". 

Inoltre "come azienda – e lo abbiamo fatto anche in sede Confindustriale - sosteniamo il percorso che il sottosegretario Baretta sta portando avanti nell’ambito della Conferenza Unificata, perché abbiamo bisogno regole certe ed omogenee, che abbiano valenza sull’intero territorio nazionale, a salvaguardia delle imprese e dei chi ci lavora".

Maggi mette l'accento poi sulla Conferenza Unificata: "In particolare ritengo di dover sottolineare alcuni aspetti che sono contenuti nella proposta del Governo. La riduzione accelerata del numero delle slot è un punto molto rilevante che appoggio pienamente.
La riduzione del numero di punti vendita che offrono gioco, coniugato – ed è un passaggio fondamentale – con la certificazione dei punti di vendita per poter accedere alle cosiddetta categoria di tipo A. Riqualificare i punti vendita e formare gli esercenti, tramite requisiti stringenti ed una seria attività di formazione, è una reale barriera sia all’illegalità che allo sviluppo di comportamenti patologici per la soluzione dei quali, ovviamente, non possiamo essere da soli ma vogliamo essere in prima fila nella cooperazione con le istituzioni. Con queste premesse, la nostra raccomandazione è, coerentemente con quanto proposto dal Governo, il tema delle distanze venga superato da chi è in possesso dei requisiti, restando invece per chi non può o non desidera adeguarsi ai requisiti di certificazione".
Attenzione però all'affrontare questi temi in modo ideologico: "il tema degli orari è forse il più delicato perché comporta la sostenibilità economica dell’investimento. Sotto un certo numero di ore non riteniamo possibile scendere ma, almeno come azienda, accettiamo una limitazione per l’accensione delle slot, anche per fasce orarie, purchè omogenee sul territorio nazionale".
Ma "il moltiplicarsi di regolamentazioni locali con provvedimenti restrittivi, spesso disallineate con la normativa e la concessione, e sovente anche contradditorie tra loro, determinano uno scenario dove diventa insostenibile operare per i concessionari di gioco legale. Credo che il ragionamento e il dibattito dovrebbero in primo luogo partire da un dato di fatto: il giocare è uno dei comportamenti umani non 'limitabili' e quindi non è il proibizionismo la leva per affrontare il problema.
Preferire il divieto alla regolamentazione è il principio esattamente opposto a quello su cui si basa l'intero impianto normativo costruito attorno al mercato dei giochi, che vede appunto nella regolamentazione dell'offerta il migliore (e forse unico) antidoto al dilagare dell'illegalità".
Inoltre "le leggi regionali e i regolamenti comunali sembrano invece andare in direzione opposta, vietando, proibendo o rendendo economicamente insostenibile l’attività. I distanziometri e un eccesso di rigidità negli orari di fatto portano a una fortissima limitazione del gioco legale e la logica e immediata conseguenza  è il ritorno all’illegalità, vanificando quello che Stato e operatori hanno fatto in 15 anni. E’ pacifico – e non è nemmeno il caso di sottolinearlo – che nel legalizzare il settore ci sono stati degli errori, sia nostri (aziende) che dello Stato: l’eccesso di offerta, l’eccesso di vetrine, è davanti agli occhi di tutti e ha – giustamente – provocato una reazione, oltre ad aver sicuramente inciso negativamente sui soggetti più deboli", aggiunge. 
"Siamo i primi a voler determinare una regolamentazione seria ed equilibrata del settore, ma anche consapevoli degli impatti che determinate normative possono generare, anche con un ritorno a situazioni di illegalità e di gioco sommerso. Vorrei davvero che da questi momenti di confronto emergano proposte concrete, realizzabili e sostenibili, attraverso un dialogo costruttivo, a beneficio di tutti. Solo facendo un passo avanti tutti assieme possiamo superare contrapposizioni, che limitano la costruzione di un modello virtuoso per il settore. Dal canto nostro, stiamo facendo la nostra parte, impegnandoci insieme alle Istituzioni e a molte associazioni per contribuire a costruire questo modello".
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