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Infiltrazione mafiosa, Cds conferma interdittiva a società di gioco

Il Consiglio di Stato conferma l'interdittiva antimafia ad una società di gioco per il rischio di infiltrazione mafiosa 'più probabile che non'.

"L’appello cautelare non è assistito dal fumus boni iuris, apparendo grave e circostanziato, secondo la sommaria delibazione qui consentita, il quadro indiziario degli elementi sintomatici che lasciano ritenere non inverosimile il rischio di infiltrazione mafiosa, alla stregua del criterio del 'più probabile che non'. Alla consistenza di tale quadro non risulta ostativa la valutazione compiuta ad altri effetti (requisito della buona condotta) e in riferimento solo ad alcuni di tali elementi, peraltro in sede cautelare, dal Tar per il Lazio, sede di Roma, nell’ordinanza n. 1449 del 28 marzo 2014 (all. 18 fasc. parte appellante)".

Queste le motivazioni con cui il Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare di una società di gioco contro Ministero dell’Interno, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli,  Prefettura Ufficio Territoriale del Governo di Ravenna, Unione dei Comuni della Bassa Romagna Servizio Suap, Unione dei Comuni della Romagna Faentina,  Camera di Commercio di Ravenna Ufficio Registro Imprese e Artigianato per la riforma dell’ordinanza cautelare del Tar Emilia Romagna concernente l’informazione antimafia ad effetto interdittivo.
 
"Per la delicatezza del quadro indiziario bisognoso di approfondimento nel merito da parte del primo giudice, sussistono le ragioni per compensare interamente tra le parti le spese del presente grado del giudizio cautelare", concludono i giudici.
 
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