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Preu al rialzo e tessera sanitaria: ma che fine fanno le AwpR?

  • Scritto da Ac

Il Decreto Dignità impone nuove regole tecniche per le slot, ma dal 2020: per una proroga inevitabile dell’uscita delle Awp da remoto. Oppure no?

 

Che fine faranno le cosiddette “Awp da remoto”, meglio conosciute nel settore anche attraverso l’acronimo Awpr? Conosciute, si fa per dire: tenendo conto che, dopo la definizione coniata dal precedente governo guidato dall’oggi senatore Pd Matteo Renzi in occasione della stesura di una delle tante manovre finanziarie che ha toccato anche il comparto del gioco, non ha mai fatto seguito alcun provvedimento attuativo né alcuna nota tecnica mirata a delineare le future apparecchiature da gioco. Lasciando quindi la (presunta) nuova generazione di slot in un limbo e al vaglio della mera immaginazione di produttori e addetti ai lavori più in generale. Al di là delle prime bozze di norme tecniche circolate nei Palazzi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, poi abortite prima di vedere la luce, nulla è mai stato definito rispetto alle slot remote e l’unica cosa che si è capita, dalla scarna definizione legislativa, è che la differenza dovrebbe risiedere nell’attivazione del gioco, che dovrà avvenire a distanza, attraverso una gestione centralizzata (da remoto, appunto), allo scopo di evitare le manomissioni in loco degli apparecchi.

L’ITER INTERROTTO - Sta di fatto, comunque, che il progetto della nuova generazione di slot è clamorosamente saltato, negli anni precedenti, con l’Esecutivo che si era visto costretto a rimandare l‘uscita dei nuovi apparecchi di (almeno) un anno: non più dal 2018, come indicato nella manovra, ma a partire dal primo gennaio 2019. Oggi, però, a pochi mesi ormai dalla nuova scadenza, l’uscita delle slot remote sembra ancora più lontana (remota, anche quella): tanto più in seguito all’emanazione del Decreto Dignità, che oltre a bastonare ulteriormente il settore, introducendo un altro aumento della tassazione che andrà a impoverire ancor più la filiera minimizzando in maniera preoccupante i margini degli operatori, prevede anche delle modifiche tecniche da introdurre sulle slot: come il lettore della tessera sanitaria per l’identificazione dei giocatori, i messaggi di avvertimento a video e altro ancora. Tutto questo, però, a partire dal 2020.
 
UNA PROROGA SCONTATA - Impossibile quindi pensare che si possano introdurre le Awp da remoto a partire dal 2019, come vorrebbe la precedente legge: dimenticata o soltanto ignorata dall’attuale governo, ma comunque vigente. Sembra quindi scontato il ricorso a una proroga per la nuova generazione di slot, divenuta già vecchia prima ancora di essere realizzata. O, meglio, prima di essere addirittura pensata. Va però detto che il nuovo Esecutivo, nell’intervenire “contro” il settore del gioco e il segmento degli apparecchi, ha anche precisato che entro i prossimi sei mesi provvederà a emanare una più ampia riforma del comparto e sarà quindi quella la sede idonea per valutare e teoricamente definire tutte le questioni rimaste in sospeso, tra le quali, appunto, il futuro delle Awp “da remoto”. O forse, più in generale, si discuterà il futuro vero e proprio delle slot, che non sembra più così scontato. Se non fosse per quella “clausola di salvaguardia” introdotta in extremis nello stesso Decreto Dignità che prevede la facoltà di valutare l’effettiva introduzione delle nuove disposizioni a patto che non creino costi aggiuntivi per lo Stato. Quindi, se i proventi del gioco dovessero essere abbattuti dalle nuove disposizioni o si dovesse palesare un rischio concreto in questo senso, difficilmente si potrà procedere con l’attuazione delle nuove misure.
 
ATTESA PER LA RIFORMA - Certo è che l’argomento della prossima generazione di apparecchi, che siano da remoto o meno, tornerà a breve di grande attualità, sia sul tavolo dei lavori dell’Agenzia delle Dogane – dove con tutta probabilità si ripartirà completamente da zero, tenendo conto del cambio al vertice che promette una ulteriore rivoluzione – che su quello del Parlamento. Magari anche in maniera più approfondita di quanto è stato fatto finora, avendo assistito a discorsi a dir poco preoccupanti rispetto al comparto del gioco pubblico, non tanto per le decisioni prese, quanto per la superficialità con cui certi temi sono stati affrontati, e non solo dalla maggioranza. Si pensi per esempio all’introduzione della tessera sanitaria sulle slot prevista – sostiene il governo – per contrastare il gioco minorile e assicurare la tracciabilità delle giocate come strumento di contrasto all’evasione fiscale. Ignorando, non solo che i minori non sono mai stati attratti dalle slot machine da bar (ma questo è l’aspetto minore, visto che ogni strumento di tutela in questo senso è da considerare il benvenuto, anche se inutile o obsoleto, come in questo caso), ma soprattutto che le slot machine rappresentano da sempre il miglior strumento per rimettere in circolo denari sconosciuti al fisco proprio perché le giocate non vengono tracciate. E con questa motivazione tale tipo di giochi trova da sempre il consenso di gran parte dei governi, rappresentando una forma di tassazione spontanea da parte dei cittadini. Ma questo aspetto non è ancora chiaro al nuovo governo italiano. Come pure – evidentemente - quello ancora più importante, che prevede l’impossibilità di tracciare le giocate attraverso la tessera sanitaria per evidente motivi di privacy: materia anche questa già discussa, e più volte, in precedenza. Ma evidentemente non è ancora arrivata sul banco del nuovo Esecutivo. Per questa ragione, ben venga la riforma del gioco, entro i prossimi sei mesi. Almeno in teoria.

 

 

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