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No slot: 'vermi' ad As.Tro, al via il processo per diffamazione

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Il 5 dicembre si apre a Bologna il processo per diffamazione dopo la denuncia del collettivo No-slot nei confronti del presidente As.tro.

Il comparto del gioco pubblico è da sempre al centro della dicotomia “gioco sì – gioco no” in un eterno dibattito, più o meno aspro, tra liberisti e abolizionisti. Includendo, tra le due posizioni estreme, tutte le altre frange moderate che la vedono in maniera forse più aperta e meno ortodossa, ma comunque incline verso una di quelle due direzioni.

In questa infinita diatriba, a sfondo etico e morale, ma con risvolti inevitabilmente politici ed economici, il punto più basso si era forse raggiunto nel 2013: quando una serie di manifestazioni del Movimento senza-slot e le conseguenti prese di posizione dell'industria, era finita a colpi di insulti e condita da qualche minaccia, più o meno velata.

 

Tutto accadeva in seguito alla manifestazione dei “No-slot” a Pavia, che aveva portato a una presa di posizione degli operatori del gioco e in particolare di As.Tro, che aveva visto il presidente Massimiliano Pucci intervenire su questo tema, rifiutando di veder passare gli addetti ai lavori come dei biscazzieri o peggio ancora, come “un blocco di potere capitalista composto dalle mafie e dalla cupola dei concessionari e dei gestori del gioco”. Come stigmatizzato dal movimento di protesta.
 
Ma le parole di Pucci, a loro volta, avevano causato l’indignazione del Popolo “No-slot”, con gli iscritti di As.Tro che venivano quindi definiti “vermi” in un tweet. Al punto da convincere il legale a presentare un esposto - quale mero atto cautelativo, non una querela - alla procura di Pavia, per segnalare la gravità dei fatti, che evidentemente trascendevano ogni libertà di parola e pensiero e ogni ideologia.
 
Successivamente all’esposto, i rappresentanti del movimento “No-slot” pensarono bene di invadere la sede di Confindustria di via Barberini, accompagnata da una nota che recitava così: “Visto che questo animaletto fa innervosire i giganti di Confindustria abbiamo deciso di regalargli un verme”.
 
Oggi, però, la storia torna agli onori della cronaca diventando nuovamente di attualità, dopo l’annuncio del Collettivo senza slot dell’apertura di un processo nei confronti dello stesso presidente di As.Tro, per “diffamazione aggravata”, dovuta alle dichiarazioni con le quali apostrofava come “delinquenti” gli autori di certi atti.
 
 
L’udienza si svolgerà il prossimo 5 dicembre e tanto basta a far tornare la materia di attualità. Quello che stupisce, semmai, è l’enfasi con cui viene accolta e riportata su vari quotidiani nazionali la stessa notizia, con la vicenda giudiziaria che sembra assumere toni epici, come una battaglia tra il bene e il male. O quelli che possono essere presunti tali. 
 
 
Da parte nostra ci sentiamo chiamati in causa, seppure indirettamente, se non altro per aver presenziato, moderandolo, il dibattito di presentazione del libro dell’allora onorevole Paola Binetti, raccogliendo tra i vari pareri anche quello dell’avvocato Pucci. Una reazione comprensibile, verrebbe da dire. Come pure appare comprensibile l’esposto in seguito all’atto offensivo, (francamente eccessivo, a nostro avviso).
 
Un atto legittimo - peraltro anche “moderato”, visto che il legale, che ben conosce il diritto evidentemente, avrebbe potuto optare per altri strumenti - e talmente comprensibile, al punto che a a stupire, lo ribadiamo, è proprio l’enfasi che viene data alla notizia del procedimento  avviato dal procuratore di Bologna.
 
Di certo non il primo fascicolo avviato per diffamazione e chi ha dimestichezza con la pratica giornalistica sa bene di cosa parliamo. Di certo, non di una notizia da prima pagina. Non sta certo a noi, tuttavia, giudicare le dichiarazioni di entrambe le parti in causa né tanto meno entrare nel merito del profilo diffamatorio, sul quale sarà la magistratura ad esprimersi. E di certo il presidente di As.Tro, da uomo di diritto, saprà difendersi e valutare le proprie azioni e reazioni.
 
Quello che è certo, però, è che attraverso questa storia il gioco pubblico registra un’altra brutta pagina che va ad arricchire la già triste cronaca quotidiana. In un momento peraltro tutt’altro che roseo per il settore, ma anche per il paese. In un imbarbarimento generale e sempre più diffuso, che viene soltanto enfatizzato e di volta in volta rintuzzato in questa lotta senza quartiere al gioco d’azzardo. Nella quale troppo spesso si dimentica la causa (ovvero, la tutela della salute pubblico e, quindi, il contrasto della patologia), finendo col puntare il dito contro chi lavora in questi settore, e onestamente, pure. Cittadini contro cittadini, dunque. Che magari hanno anche a cuore allo stesso modo la salute pubblica e il benessere comune, ma senza rendersene conto. E senza nessuna possibilità di dialogo. In una guerra che avrà solo vinti, ma nessun vincitore.
 
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