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Gioco, Tar: 'Comuni non obbligati a comunicare ordinanze orarie a Ue'

  • Scritto da Fm

Il Tar Lombardia conferma validità dell'ordinanza oraria sul gioco di Cantù (Co) evidenziando che l'introduzione di restrizioni all'apertura delle sale è ammessa dall’ordinamento dell’Unione europea.

"È sufficiente richiamare l’orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione europea secondo il quale le restrizioni alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione di servizi possono essere giustificate da esigenze imperative connesse all’interesse generale, tra cui, ad esempio, la tutela dei destinatari del servizio e dell’ordine sociale, la protezione dei consumatori, la prevenzione della frode e dell’incitamento dei cittadini ad una spesa eccessiva legata al gioco (v. in tal senso, sentenza 24 gennaio 2013, nelle cause riunite C-186/11 e C-209/11, punto 23): in quest’ottica, è ammessa dall’ordinamento dell’Unione europea l’introduzione, da parte degli Stati membri e delle loro articolazioni ordinamentali, di restrizioni all’apertura di locali adibiti al gioco, a tutela della salute di determinate categorie di persone maggiormente vulnerabili in funzione della prevenzione della dipendenza dal gioco".

Parola del Tar Lombardia, che così respinge il ricorso proposto dal titolare di una unità locale commerciale adibita a sala giochi contro l’ordinanza del vice sindaco del Comune di Cantù (Co) avente ad oggetto la “disciplina degli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro", deducendone l’illegittimità.

I giudici, dopo aver sottolineato che "l’istruttoria svolta dal Comune (propedeutica al varo dell'ordinanza, Ndr) non può ritenersi incompleta o carente" e che "l’intesa Stato-Regioni invocata dalla ricorrente, allo stato, non ha valore cogente, in quanto non recepita da alcun atto normativo", bocciano anche il motivo di ricorso secondo cui "il Comune avrebbe illegittimamente omesso di comunicare l’ordinanza de qua all’Unione europea, impedendo ai competenti organi di quest’ultima di verificare se le disposizioni comunali siano o meno coerenti con i principi del libero mercato e della concorrenza".
 
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