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Collegato Lazio, operatori: 'Gioco, impossibile delocalizzare esercizi'

  • Scritto da Fm

In audizione al Consiglio Lazio sul Collegato di Bilancio, gli operatori del gioco chiedono moratoria di 2 anni e confronto per trovare alternative alla delocalizzazione degli esercizi.

“Se non venisse abrogata, la norma entrata in vigore un anno fa porterebbe con sé tantissimi problemi, a fronte di risultati praticamente nulli nella lotta al Gap. Abbiamo fatto presente che durante la pandemia il gioco non si è fermato ma si è trasferito sull'online e sulla rete illegale.
Inoltre, abbiamo evidenziato che è veramente difficile, se non impossibile per gli esercizi generalisti delocalizzare la propria attività: quasi tutti hanno un 'luogo sensibile' nelle vicinanze.
Per le tabaccherie valgono le regole dell'Agenzia dogane e monopoli, che ne impediscono il trasferimento, per i bar si andrebbe incontro alla perdita dell'avviamento commerciale, senza contare la difficoltà di trovare locali idonei e che rispettino le distanze. Tutte ragioni per cui è impossibile pensare ad un trasferimento”.

È Claudio Bianchella, responsabile dei rapporti con le amministrazioni locali per l'associazione As.tro, a raccontare a GiocoNews.it gli esiti delle audizioni di fronte alla commisione Bilancio del consiglio regionale del Lazio sul Collegato di bilancio – che modifica circa 30 leggi regionali - in programma oggi, 15 giugno, con la partecipazione delle principali organizzazioni datoriali, comprese quelle del gioco.

“Nel Collegato – ricorda Bianchella – l'entrata in vigore della normativa varata nel 2020 viene posticipato a settembre 2022, ma sarebbero necessari tempi più lunghi. Non per consentire la delocalizzazione degli esercizi di gioco, ma per aprire un tavolo di confronto per trovare soluzioni idonee per tutelare la salute pubblica ma anche l'occupazione del comparto e gli investimenti fatti”.
 
Gabriele Perrone di Sapar aggiunge: “Siamo stati tutti d'accordo nel chiedere una moratoria più lunga possibile di minimo 24 mesi per far si che il settore possa provare a rialzarsi ed avere il tempo giusto per fare il punto sull'equilibrio delle disposizioni”.
 
“Speriamo di aver motivato sufficientemente la necessità di avere non uno, ma due anni di moratoria per poter allineare la legislazione regionale al quadro generale nazionale”, esordisce Emmanuele Cangianelli di Egp- Fipe. “Il centro del nostro ragionamento, come di quello emerso negli interventi delle altre associazioni, è questo: la legge del Lazio è 'tipicamente' espulsiva dell'offerta di gioco; quindi il tema non è solo la moratoria, ma proprio la definizione di nuove regole. Auspichiamo che questo, se non proposto direttamente dal Consiglio del Lazio, si rifaccia ad un 'quadro nazionale' che comunque dovrebbe esserci”.
 
L'audizione ha visto anche l'intervento di Geronimo Cardia, presidente di Acadi - Associazione concessionari giochi pubblici - aderente a Confcommercio.
“Il combinato disposto della crisi economica generalizzata e dei disagi sulla salute mentale di noi tutti cittadini impedisce di assumere atteggiamenti ideologici ed impone di guardare in faccia la realtà. Se a questi profondi disagi aggiungiamo un provvedimento di chiusura definitiva ad agosto2021 dobbiamo essere consapevoli che stiamo preparando una miscela esplosiva di disperazione per le imprese, per i loro lavoratori ed in concreto per le 16.000 famiglie che riguardano il comparto del gioco pubblico”, ricorda Cardia.
"L’esplosione del disagio innesca a sua volta la minaccia concreta dell’espansione dell’offerta illegale e dell’infiltrazione della medesima sui territori, per rispondere ad una domanda di gioco che comunque esiste. Mi limito a richiamare l’allarme previsto con saggezza dall’allora capo della Polizia Franco Gabrielli, le note sempre puntuali di Cafiero de Rhao – procuratore nazionale Antimafia del 2017 – ed i dati a consuntivo (a dicembre 2020 per esempio, ma anche dopo) presentati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che è il nostro ente regolatore, con le attività svolte anche in tandem con il Copregi, il comitato per la repressione del gioco illegale che vede uniti nel contrasto al gioco illegale appunto Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza”, prosegue il presidente di Acadi.
“E allora, che fare? Non è il momento di ideologie. Non è il momento di gioco si, gioco, no. Occorre guardare in faccia la realtà. E riassegnare i soli 13 mesi di chiusura già imposti dal lockdown non è sufficiente perché il comparto deve ritrovare le forze per ripartire, da un lato, e deve riuscire a restituire ai territori il presidio di legalità con l’offerta pubblica, dall’altro. Ricordiamoci che per distruggere basta un articolo di legge ma per ricostruire occorrono mesi e mesi di duro lavoro: per questo servono almeno 24 mesi prima che il distanziometro possa entrare in vigore per le realtà esistenti”.
 
 
 
 
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