Carlo Verdone e il flipper compagni di vita, dall’autobiografia ai racconti regalati a Gioconews.it

Carlo Verdone e le bische di flipper sempre al centro della sua vita e nella sua autobiografia in uscita in queste settimane. 
Scritto da Cesare Antonini

Il flipper torna sempre nella storia e nella formazione del mito del cinema italiano, Carlo Verdone. Anche nel suo libro, la sua autobiografia a dire il vero, raccontata un po’ in giro per tutto il web e in tv come nell’apparizione a “Che tempo che fa“, domenica 14 febbraio, un racconto delle bische di flipper in cui ci si giocavano soldi e onore per mantenere in vita quella palla impazzita tra un bonus e l’altro, non manca mai. 

Figlio di Mario Verdone, docente universitario di storia del cinema al Centro Sperimentale di Cinematografia e critico cinematografico, alla carriera di attore e regista non aveva mai pensato, almeno fino ai diciotto anni. Si laurea in lettere moderne e in regia al Centro sperimentale di Cinematografia. Il debutto nel mondo del cinema e alla regia risale al 1980, con “Un sacco Bello“, dove mette in scena alcuni personaggi del suo repertorio teatrale e cabarettistico. Nelle tecniche di ripresa è iniziato da Sergio Leone, che viene da lui considerato come il maestro severo ma vitale. Il 1981 è l’anno di “Bianco, rosso e Verdone“, a cui prende parte anche Sora Lella.

Durante tutta la sua carriera, Carlo Verdone ha messo in scena la vita dell’italiano medio, accodandosi al genere della commedia all’italiana. Con il passare del tempo, i protagonisti dei suoi film si sono evoluti. I primi erano macchiette comiche, rappresentative dell’italiano medio. Pian piano, i protagonisti non erano solo comici ma, attraverso i loro comportamenti, facevano anche riflettere, lasciando un retrogusto amaro.

Per le sue capacità è stato definito l’erede naturale di Alberto Sordi, con il quale ha fatto due film, “Troppo Forte” e “In viaggio con papà“. In tutta la sua carriera ha realizzato, come sceneggiatore e regista, ventisette film. Tra i più famosi, oltre ai primi due, si ricordano: “Compagni di scuola“, “Grande grosso e Verdone“, “Sono pazzo di Iris Blond” e “Benedetta follia“.

E proprio su “Troppo forte” emerge il grande protagonismo del flipper come stile di vita e gioco principe di quegli anni nei bar e nelle sale da gioco.  

Ben 5 anni fa Gioconews.it riuscì ad approfondire il tema proprio con Carlo Verdone. Eravamo alla Social media Week di Roma e c’era anche lo stand di Ifpa Italia dedicato al flipper sportivo, ospitato proprio da GiocoNews. Emulando le gesta del campione di borgata Oscar Pettinari, impersonato nel suo celebre film del 1986, divenuto una vera e propria icona della commedia italiana e un punto di riferimento per gli appassionati di flipper. Con la scena che tutti ricordano, proprio all’inizio del film, in cui all’interno di un bar il ‘duro’ Oscar registrava il record sul vetro del flipper dopo una partita da urlo.

Una scena voluta fortemente da Verdone, che ne ha raccontato i retroscena proprio in quell’occasione incontrando il Campione del Mondo di flipper sportivo, Daniele Acciari. E nel congratularsi con lui davanti al grande pubblico, gli ha lanciato la provocazione: “Tu però sei in campione vero mentre io lo ero per finta. Ma scommetto che tu un flipper non lo hai mai cavalcato come ho fatto io”. E da lì è partita la storia.
 
“Mi ricordo che quella scena fu una cosa incredibile. Sembravo indiavolato”, racconta Verdone “Era l’inizio del film e mi ero detto: devo partire forte. E così ho fatto. Ma quella scena l’ho presa con una foga talmente grande che tutti erano rimasti stupiti. Poi l’ho dovuta ripetere quattro volte e alla fine ero esausto. Ma la cosa più buffa è che il mattino seguente mi sveglio con due lividi incredibili sulle gambe, perché io durante le riprese non me ne accorgevo, ma davo delle botte incredibili sul flipper per via del furore artistico. Tant’è che fummo costretti a girare una scena che dovevamo girare quella mattina, perché si doveva fare in spiaggia e come facevo a mettermi in costume con quegli ematomi sulle gambe?”.
 
Però andava fatto, aggiunge l’attore e regista, ricordando ancora quella scena dal successo immenso: “Dovevamo partire alla grande e così è stato. Al punto che quella scena è diventata la migliore pubblicità per il film”. E in quell’intervista racconto molto altro. Qui per leggere tutto.