I videogiochi una ‘materia’ scolastica? Oms e Miur spianano la strada
L’Oms lo considera un mezzo ideale per socializzare a distanza e il Miur ha stretto un accordo con Qlash, una delle piattaforme leader negli eSports. E se il gaming ora diventasse una “materia” scolastica?
Il tempo trascorso davanti a uno schermo, grande o piccolo che sia, spaventa spesso i genitori che faticano a comprendere le logiche del gaming. Tutto questo è favorito da banda larga, tariffe flat a basso costo e smartphone sempre più all’avanguardia in fatto di grafiche che hanno moltiplicato la popolarità del gaming a livello globale. Tuttavia l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2019 ha inserito il gaming disorder tra le patologie psicologhe ma, allo stesso tempo, ha promosso una campagna per sfruttare la capacità dei videogiochi di socializzare a distanza.
Da che parte sta la verità e dove si sta andando? Oggi la potenzialità dei videogame è considerata fondamentale per le capacità di condivisione con i ragazzi in fatto di educazione, salute e lavoro. Ecco perché a stringere un accordo con il Miur è stata l’organizzazione internazionale Qlash, che si occupa di eSports e conta una delle community di giocatori più grandi al mondo sui videogame principali. La piattaforma è stata fondata quattro anni fa da Luca Pagano, giovane imprenditore veneto e, prima di tuffarsi negli eSports, campione di poker di livello internazionale.
Alla fine del 2018, Qlash ha creato e promosso l’Education Lab, cioè l’idea di un progetto formativo ed educativo per le scuole secondarie dove vengono realizzati incontri e workshop per far conoscere il mondo degli eSports ai ragazzi. Si è cominciato stringendo un accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione per poi trovare scuole o provveditorati interessati ad organizzare gli incontri.
Negli incontri sono coinvolti direttamente i gamer più famosi che però non escono per raccontare com’è bello fare il giocatore professionista ma spiegano come i videogame siano un vero lavoro, come possano servire a un arricchimento della persona e a quanto impegno richiedano. Insieme ai ragazzi, infatti, sono presenti anche dei social media manager che spiegano tutto il lavoro che serve per la produzione di contenuti legati a questa attività.